Archivi categoria: Consigli fai da te

Cosa Fare in caso di Terremoto

cosa fare in caso di terremotoIl terremoto lascia pochi istanti di tempo per decidere cosa fare e come comportarsi.
Spesso la reazione umana al presentarsi del fenomeno sismico è istintiva e non sempre razionale. Il primo consiglio è quello di mantenere la lucidità e agire senza farsi prendere dal panico. Pubblichiamo una lista di suggerimenti e informazioni utili su come comportarsi in caso di terremoto.

Uscire dall’abitazione

  • Nel più breve tempo possibile abbandonare l’abitazione. Evitare di perdere tempo a raccogliere oggetti preziosi, vestiti o soldi. Pensare alle persone e prendere la via di fuga, in fretta ma anche con la prudenza e con le dovute precauzioni del caso. Occorre mantenere nervi saldi e lucidità. Il panico miete più vittime del terremoto stesso.
  • Non precipitarsi sulle scale ed evitare di usare l’ascensore
    In caso di forte terremoto le scale sono le prime a cedere, facendo cadere nel vuoto cose e persone. Fare molta attenzione. Evitare di usare le scale in massa, il sovrappeso può causare il crollo. E’ consigliabile utilizzare le scale poche persone alla volta, piano dopo piano, prestando molta attenzione alla stabilità della struttura. Evitare di usare l’ascensore. La cabina dell’ascensore può staccarsi dal suo percorso a causa del sisma e cadere, oppure bloccarsi per mancanza di energia elettrica.
  • Fare attenzione al pavimento
    Il terremoto può modificare radicalmente l’abitazione e la mappa mentale della propria casa non è più valida. Alcuni punti deboli, come il pavimento, possono cedere lasciando voragini. Il pericolo di non accorgersi dei cedimenti al pavimento e cadere nel vuoto è molto alto nelle ore notturne, soprattutto se presi dal panico.

Se la via di fuga da casa è difficile da prendere

  • Ripararsi sotto un tavolo
    Il tavolo ripara dalla caduta del soffitto sovrastante e degli oggetti situati sopra i mobili. Allontanarsi dai mobili sulle pareti della casa, sono i primi a spostarsi e cadere in avanti durante il terremoto.
  • Ripararsi sotto il vano di una porta
    Ripararsi immediatamente sotto il vano di una porta inserita tra le mura portanti (quelle più spesse). Il vano della porta può proteggere da eventuali cedimenti del soffitto e del pavimento, essendo un punto più rinforzato rispetto alle stanze.

Se ci si trova all’aperto

  • Allontanarsi in fretta da costruzioni e linee elettriche
    Il pericolo d’essere travolti o colpiti da materiale in caduta è molto alto. Trovare uno spazio sulla terra ferma a cielo aperto (piazza, strada, giardini). Evitare di sostare su ponti, terrazze e ovunque possano verificarsi cedimenti nella parte sottostante.
  • Allontanarsi dalla riva del mare e dai bordi dei laghi
    Le scosse possono provocare fenomeni simili a tsunami, mettendo in serio pericolo l’incolumità delle persone.

Come aiutare chi ha bisogno

  • Aiutare le persone ferite
    Non spostare i feriti molto gravi, potreste aggravare le loro condizioni. Chiedere immediatamente aiuto ai numeri di pronto emergenza e di pronto soccorso.
  • Evitare di curiosare nelle zone dei disastri
    Potrete seriamente intralciare il lavoro dei soccorsi.
  • Aiutare i soccorsi organizzati
    Mettersi a disposizione delle forze di soccorso o della Protezione civile e attenersi alle loro disposizioni o richieste. Soltanto un aiuto organizzato e collettivo può garantire efficacia nei soccorsi.
  • Non usare il telefono per contattare parenti o amici
    Lasciare libere le linee telefoniche per i soccorsi.
  • Evitare di usare le strade
    Devono essere lasciate libere per il transito dei mezzi di soccorso.

Cosa fare prima del terremoto

  • Edifici e costruzioni antisismiche
    Non è possibile prevedere con certezza dove e con quale forza un sisma andrà a colpire. E’ buona norma sottoporre a periodici controlli le proprie abitazioni.

Fonte: Protezione Civile italiana

Annunci

Blog Candy

Un blog Candy (o Giveaway che dir si voglia) è un contest indetto da un blogger dove viene messo in palio un piccolo premio.

Gli oggetti messi in gioco sono diversi, può trattarsi di un libro, di un pupazzetto, di qualcosa fatta con le proprie mani…
E’ difficile non lasciarsi tentare da queste iniziative, si partecipa per il premio oppure anche per il solo gusto di vincere qualcosa, ed è un bel modo per fare nuove amicizie.
Solitamente per partecipare basta scrivere un post sul blog che ha indetto il concorso!

Clikkate qui per un blog candy ricicloso molto interessante!!!!!

Vuoto a rendere

Si legge su promiseland

Nelle ultime settimane il problema rifiuti della Campania è nuovamente esploso in tutta la sua drammaticità. Quintali di rifiuti per le strade, polemiche e un vergognoso bavaglio alla voce degli ambientalisti, colpevoli solo di opporsi a gestioni clientelari e soluzioni devastanti per l’ambiente e la salute dei cittadini e di avanzare proposte “rivoluzionarie”, quali una vera raccolta differenziata e moderne tecniche di smaltimento, come avviene nei Paesi civili (dove in discarica finisce solo il 15 per cento dei rifiuti, mentre in Italia si brucia “monnezza” come se fosse un’energia rinnovabile grazie al vergognoso meccanismo del Cip6). Non voglio sollevare ulteriori polemiche, prendo invece spunto dai fatti di cronaca per parlare di una proposta che ritengo utile alla causa. Posso dire di conoscere molto bene la Germania ed i Paesi Scandinavi e di apprezzarne, oltre alle bellezze storiche e naturalistiche, l’efficiente organizzazione, con il rispetto del bene pubblico quasi elevato a dogma costituzionale. Abbandonando la situazione limite campana, passeggiando anche nel resto d’Italia, è purtroppo possibile “ammirare”, lungo strade e giardini, quintali di bottiglie, abbandonate da cittadini italiani e stranieri, uniti dal comune senso della maleducazione.

A Berlino ed Helsinki ciò non accade. Non solo perché, lassù, i cittadini, sin da piccoli, vengono educati a rispettare l’ambiente in cui vivono, ma anche perché si è posto in atto un semplice meccanismo: la cauzione del vuoto a rendere.Qualunque bottiglia compriate nella nazione teutonica o finnica, la pagherete diversi centesimi di euro in più, che vi saranno restituiti collocando il vuoto in appositi macchinari, presenti nei supermercati e non solo. In tal modo, per la strada, non troverete alcuna bottiglia, e, qualora un maleducato incallito dovesse abbandonarne una in giro, ci sarà sempre qualcuno pronto a raccoglierla e a trarre da essa un piccolo tesoro. Niente di complesso, nessun controllo militaresco, nessuna repressione, bensì un meccanismo che ci riporta alla memoria un’usanza delle nostre nonne e che consente di avere città pulite e di risparmiare risorse, materie prime e denari, in alcuni Paesi applicato anche a tipologie diverse di “rifiuti” quali gli elettrodomestici, con metodi diversi, ma che adottano lo stesso sistema. All’acquisto pago di più, quando il frigo è fuori uso lo riconsegno e recupero parte della spesa sostenuta. Una soluzione che potrebbe contribuire a ridurre la quantità di rifiuti destinata alle discariche e che sembra suscitare un interesse crescente, basti pensare che il gruppo che ho promosso sul social network facebook “Anche in Italia la cauzione del vuoto a rendere” conta centinaia di iscritti, mentre nelle prossime settimane il Gruppo Verdi alla Regione Lazio presenterà una proposta di legge per l’introduzione di quest’innovazione a livello regionale. Riusciremo a compiere questo piccolo passo avanti verso la civiltà?

Idee per halloween

Ho trovato un interessantissimo sito dove trarre spunto per allestimenti e ricette per halloween!!!http://www.sottocoperta.net/halloween/halloween.asp

Massaggio connettivale riflessogeno

Quasi per caso la terapista Elisabeth Dicke – a cui nel 1929 vennero diagnosticati gravi problemi cir­colatori alla gamba destra che le provo­cavano un forte dolore lombare e che si sarebbero risolti a detta dei medici solo con l’amputazione – elaborò la tecnica di questo massaggio, che privilegia le connessioni dell’apparto neurologico. Costretta a letto, la Dicke cominciò a massaggiarsi la zona lombare e sentì di avere, sopra il sacro, un zona in cui la cute era ispessita. Frizionando costantemente quella zona con le dita, riuscì a ridurre il dolore e sentì che la gamba cominciava a dare segni di vita, con aumento della temperatura e formicolio. Provò allora ad appli­care lo stesso tipo di massaggio all’intera gamba e, nel giro di un anno, risolse i suoi problemi. Studiando il suo caso, la Dicke arrivò a teorizzare il metodo di massaggio connettivale riflessogeno che prende in esame determinate alterazioni della cute, della schiena per capire e risol­vere alcune patologie di organi profondi, collegati, per riflesso, alla pelle. Un massaggiatore che utilizza questo metodo deve avere una buona conoscenza dei rapporti che intercorrono tra le aree cutanee, l’innervazione somatica e le patologie degli organi interni. Innanzitutto è fondamentale la palpazione della schiena del paziente, grazie alla quale si possono riconoscere alterazioni del tessuto cutaneo quali rigonfiamento acuto, cronico e atrofia. Partendo dall’osservazione di queste modificazioni, alcuni importanti studiosi hanno fatto una classi­ficazione topografica delle zone corporee: – zone di Head, a cui si riferisce il dolore proveniente dagli organi interni, se sti­molate, provocano dolore. – zone addominali di MacKenzie, si pre­sentano con una contrattura muscolare cui corrisponde una malattia infiam­matoria. Sono molto dolorose se ven­gono premute. – zone connettivali di Dicke, non danno alcuna sensazione qualora non venga­no stimolate. La tecnica di massaggio consiste in pressioni e trazioni della cute con i pol­pastrelli del terzo e quarto dito, dapprima effettuate lievemente poi aumentando gradualmente l’intensità. Ogni seduta inizia e termina sull’osso sacro e prevede, indipendentemente dal problema da risolvere, alcuni movimenti standard suddivisi in piccola e grande costruzione. Il massaggio connettivale porta a uno stato totale di rilassatezza, va quindi pra­ticato quando il paziente è libero da impegni e ha la possibilità di riposare dopo averlo ricevuto.

Il Sapone – Fai da Te

Fare il sapone in casa è piú facile di quanto si possa pensare, bastano normali attrezzi da cucina e pochi ingredienti facilmente reperibili e ci si può sbizzarrire con colori forme ed essenze personalizzate. Ed è il modo più naturale per trattare la propria pelle.

Prendendo anche spunto dal sito ilmiosapone.it vediamo come si ottiene un sapone naturale. Esistono degli ingredienti base che leggeremo di seguito e altri ingredienti facoltativi.

Il sapone naturale è fatto di oli e di grassi (scelti in base alle loro proprietà emollienti, nutrienti o ristrutturanti) o di nutrienti (sono i grassi e gli oli più preziosi e ricchi di proprietà. Si usano in percentuali che variano dal 3 al 20 per cento rispetto al peso complessivo dei grassi di una ricetta. Sono più costosi e più difficili da reperire. Rientrano in questa categoria per esempio olio di mandorle dolci, olio di jojoba, burro di karitè e molti altri) trasformati in sale sodico e in glicerina grazie all’azione della soda caustica che viene diluita in un liquido. Qualche esempio: l’olio di cocco dà una bella schiuma, l’olio di palma regala consistenza e durevolezza, l’olio di oliva è un vero toccasana per la pelle, il burro di karitè è un nutriente eccezionale, gli oli di girasole, di mandorle, di crusca di riso, di avocado sono leggeri ed emollienti, gli oli di jojoba, di germe di grano, di semi di albicocca o di canapa aiutano a mantenere la pelle in equilibrio, gli oli di sesamo o di semi di zucca si prendono cura dei capelli.

La soda caustica va sempre maneggiata con cautela, indossando occhialini da piscina per proteggere gli occhi, guanti di gomma e un foulard per riparare il naso e la bocca dal vapore che produce quando viene diluita. La soda caustica è indispensabile per produrre il sapone, ma durante la reazione con i grassi si neutralizza e sparisce; ecco perché non si può fare il sapone senza la soda, ma nessun sapone finito la contiene. Non usate soda caustica senza prima aver imparato le Regole di Sicurezza!

Il liquido nel quale si diluisce la soda caustica è, in genere, l’acqua ma si possono utilizzare anche succhi di frutta, infusi d’erbe (unica avvertenza è di lasciarli raffreddare bene prima di usarli per sciogliere la soda) oppure, con un procedimento un po’ complesso, il latte intero (ma per evitare che gli zuccheri presenti nel latte brucino al contatto con la soda caustica si deve seguire una procedura speciale).

Per fare il sapone in casa non servono attrezzature strane. Basta guardarsi attorno in cucina per trovare già buona parte di quanto è richiesto. Le caratteristiche richieste ad attrezzature e stampi del sapone sono due:

– resistenza al materiale caustico

– tolleranza alle alte temperature.

ATTREZZATURE DI SICUREZZA

– Guanti di gomma da cucina

– Maschera professionale o occhialini da piscina

– Sciarpa pesante o mascherina per evitare l’inalazione dei vapori della soda

Le attrezzature di sicurezza vanno indossate ogni volta che si pesa la soda, si prepara la soluzione di liquido e soda, si versa la soda nei grassi e si mescola il sapone, si versa il sapone nello stampo. I guanti vanno indossati per maneggiare il sapone fresco di pochi giorni.

UTENSILI PER IL METODO A FREDDO

– Una bilancia elettronica per essere precisi al grammo nei dosaggi

– Un termometro che misuri da -10 a +110 per misure le temperature della soluzione caustica e dei grassi

– Una pentola di acciaio inox per scaldare i grassi e fare il sapone

– Una caraffa in vetro o ceramica resistenti alle alte temperature per dissolvere la soda nel liquido

– Cucchiai di acciaio inox per dosare

– Cucchiai di legno da sostituire con una certa frequenza

– Un frullatore a immersione

– Vecchie coperte per avvolgere gli stampi e tenerli caldi. Se volete sperimentare i metodi a caldo oltre a queste attrezzature, che sono comunque necessarie, dovrete procurarvi quanto vi serve per il tipo di cottura che volete applicare.

STAMPI

Gli stampi per saponi prodotti coi metodi a freddo o a caldo devono avere alcune caratteristiche fondamentali:

– Flessibilità per piegarsi senza rompersi quando è necessario “maltrattarli” per far uscire il sapone.

– Resistenza alle alte temperature, specie se si scelgono i metodi a caldo

– Buona capacità di isolamento specie per i saponi a freddo

– Resistenza all’aggressione del materiale caustico o degli oli essenziali

FACCIAMO INSIEME UN SAPONE

Ingredienti fondamentali:- 1 chilo di olio di oliva- 128 grammi di soda caustica (NaOH)- 300 grammi di acqua

Ingredienti facoltativi:- 10 ml di olio essenziale di lavanda – 1 cucchiaio di farina di riso – 1 cucchiaio di fiori secchi di lavanda tritati

La preparazione di una ricetta di sapone si svolge, in genere, in 8 tappe successive:

Fase 1: preparare l’area di lavoro

Il posto ideale per fare il sapone è la cucina perché c’è a portata di mano tutto quello che serve. Sgombrate il piano di lavoro, copritelo con vecchi giornali o con strofinacci. Indossate i guanti e tenete a portata di mano la mascherina e gli occhialini.

Fase 2: preparare la soluzione caustica

Indossate guanti, mascherina e occhialini; in una tazza larga pesate con assoluta precisione la soda caustica. Nella caraffa di pirex pesate l’acqua. Mettete la caraffa sul fondo del lavello. Versate poco a poco la soda nell’acqua, mescolando in modo che si sciolga bene. Attenzione perché la temperatura della soluzione caustica salirà rapidamente sino ad 70/80 gradi. Riponete il contenitore coperto in un luogo sicuro a raffreddare

Fase 3: preparare i grassi

Mettete la pentola di acciaio sulla bilancia e, con assoluta precisione, pesate l’olio. Mettete la pentola sul fornello. Fate scaldare a fuoco bassissimo, mescolando di tanto in tanto. L’olio non deve scaldarsi troppo.

Fase 4: preparare gli ingredienti facoltativi

Mentre la soluzione caustica raffredda e il grasso si riscalda, misurare l’olio essenziale di lavanda. In una tazzina mescolare l’olio essenziale con la farina di riso. Tritare finemente i fiori secchi di lavanda.

Fase 5: versare la soluzione caustica nei grassi

Indossate guanti, mascherina e occhialini, con il termometro controllate la temperatura del grasso e della soluzione caustica. Quando entrambe sono a 45 gradi, versate dolcemente la soluzione caustica nel grasso, mescolando bene col cucchiaio di legno. Ora è il momento di passare al frullatore a immersione.

Fase 6: il nastro

Questo è un punto cruciale per tutti i saponai! Mentre frullate, il sapone cambierà colore e consistenza, diventando sempre più cremoso. Ad un tratto, togliendo il frullatore e facendo colare un po’ di miscela nella pentola, vedrete che resterà in superficie per qualche secondo prima di affondare. Questa “traccia” è il nastro. Adesso potete aggiungere tutti gli ingredienti facoltativi che avete previsto: posate il frullatore, prendete il cucchiaio e mescolate piano mentre versate l’olio essenziale nel sapone e poi aggiungete i fiori tritati.

Fase 7: il gel

Dopo aver aggiunto velocemente gli ingredienti facoltativi, versate il sapone fresco nello stampo. Isolate bene con coperte perchè stia caldo.

Fase 8: stagionatura

Lasciate il sapone coperto nello stampo per 48 ore. Dopo sformatelo e lasciatelo maturare all’aria in un ambiente asciutto e fresco. La saponificazione si completa nel giro di un paio di settimane ma la stagionatura ottimale di un sapone di olio di oliva è di 6-8 settimane

Il sapone infine è un grande trasformista. Basta una grattugia e una pentola per modificare all’infinito le vostre ricette. Rilavorare un sapone già fatto può essere un’alternativa per chi non se la sente di maneggiare la soda caustica, ma anche un buon sistema per recuperare gli scarti di sapone o per dare nuova vita a un esperimento non riuscito.

Primavera … cura delle piante di appartamento

Con l’arrivo della primavera le nostre piante di appartamento hanno bisogno di molte cure.

Iniziamo con il tenere le finestre aperte per alcune ore ogni giorno. Così le piante si abituano poco per volta all’aria fresca e volendo si possono lentamente portare all’aperto, in un luogo riparato.

Ogni anno o due va cambiato il vaso delle piante d’appartamento con un nuovo vaso poco più grande di quello vecchio. Si mette un po’ di ghiaietta sul fondo del nuovo vaso e sopra la ghiaietta un po’ di terriccio fresco. Togliamo la pianta dal vaso usando un coltello per staccare lentamente la terra dalle pareti del vaso. Facciamo attenzione a non sciupare le radici, a non rompere il fusto e i rami della pianta. Possiamo appoggiare una mano sulla terra del vaso e trattenere tra le dita il fusto della pianta, si può eventualmente rompere il vaso con un martello. Appoggiamo la pianta sopra il terriccio che abbiamo messo nel vaso nuovo. Usiamo altro terriccio fresco per riempire tutto il vaso. Infine, annaffiamo la pianta.

In primavera dobbiamo anche concimare le piante. Smuoviamo la terra dei vasi per far penetrare bene il concime. Possiamo usare concimi liquidi o in polvere. Leggiamo attentamente le istruzioni che sono scritte sulla confezione dei concimi. Così eviteremo di danneggiare le piante.