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Lunga Vita agli Ottimisti e ai loro Figli

Tra gli elisir di lunga vita un posto di rilievo lo occupa un’alimentazione sana.
La dieta mediterranea, nello specifico, con il suo ruolo di contrasto alle malattie croniche, è associata ad una maggiore longevità. Poi c’è lo stile di vita: sedentario, vizioso, sano, meno sano. E ancora i fattori genetici, la storia familiare di malattie e disturbi.

gli ottimisti vivono di piùMa per vivere a lungo ci vuole anche carattere. Non un carattere qualunque: una personalità estroversa, ottimista, empatica. Lo svela un recente studio pubblicato su Aging, condotto dai ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine e della Ferkauf Graduate School of Psychology della Yeshiva University.

La ricerca, Positive attitude towards life and emotional expression as personality phenotypes for centenarians, riporta i risultati dell’Einstein’s Longevity Genes Project, condotto su un campione di 500 ebrei over 95 e su 700 tra i loro figli e nipoti. Chi esprime apertamente le sue emozioni, anche quelle considerate negative (a torto, ricordate che bisogna sempre esprimere ogni emozione), chi ha un atteggiamento positivo verso la vita, si confida con gli altri, ha una rete sociale ampia e reputa importante ridere e divertirsi, vive più a lungo, è meno a rischio di nevrosi, disturbi psicologici ed è più consapevole. Sembra la scoperta dell’acqua calda. In realtà c’è di più.

Alcuni di questi tratti sono ereditabili: i fenotipi di ottimismo, apertura mentale, condivisione delle emozioni. Inoltre, ed è un dato certamente più inedito ed interessante emerso dallo studio, la personalità può cambiare, anche tra i 70 ed i 100 anni. Insomma, c’è ancora speranza di modificare il proprio atteggiamento verso la vita, a qualsiasi età. Certo, in questo caso non si trasmette alla prole una personalità ottimista.

Ad ogni modo conosco persone da sempre burbere che si sono addolcite invecchiando, imparando a ridere, a non prendere tutto troppo sul serio e ad essere più concilianti con gli altri. Per la serie, non è mai troppo tardi per migliorarsi, concedendosi qualche sorriso e… qualche anno di vita in più!

(Fonte www.benessereblog.it)

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La ricetta magica della Longevità

La medicina del XXI secolo si concentrerà a pilotare il processo di invecchiamento per renderlo il meno faticoso possibile, prolungare la fase di salute, cercando di abbinare longevità e qualità della vita.
Un buon modo per comprendere meglio cosa incide sulla durata e la qualità della vita è quello di studiare gli ultracentenari; la popolazione di Okinawa è un esempio di longevità e salute, recentemente sottoposti a studi, ne è emerso che” la causa di questa longevità sia da ricercare in una particolare interazione tra predisposizione genetiche e stili di vita.

Nella ricetta magica dell’elisir di lunga vita, di pololazioni ultrcentenarie, sono presenti ingredienti sorprendenti:

1.Movimento:

L’uomo è fatto per stare in movimento, ma con moderazione, non forzando oltre i propri limiti, a lungo andare porta un logorio eccessivo di muscoli, articolazioni e tendini.

Il giusto movimento, come una camminata a passo sostenuto, un giro in bici, o seguire un programma fitness tarato sulle proprie esigenze, è la miglior cosa da fare con regolarità tutti i giorni. Attività fisica vuol dire anche occuparsi del giardino, fare i lavori di casa, ecc, l’importante è di non farsi mai sopraffare dalla sedentarietà.

2.Socialità:

Molto importante per invecchiare bene è il rapportarsi con gli altri, scambiare idee, circondarsi di persone positive che amano la vita, che consentano dei rapporti socialmente utili ed appaganti., dove sentirsi sicuri, protetti, ma anche con un ruolo attivo.

3.Sole:

Di fondamentale importanza è stare alla’aria aperta, poter godere giornalmente della luce del sole, prezioso per fissare la vitamina D, dalle proprietà protettive.

4.Cibo giusto:

Dare prevalenza nella dieta a cibi di origine vegetale, riducendo cibi animali.

Mangiare meno, mantenendo un equilibrio tra peso corporeo, necessità energetiche( secondo dell’attività che si svolge) e cibo ingerito e solo di ottima qualità.

Gli alimenti che aiutano ad invecchiare bene e in salute sono:

  • Cereali integrali
  • Verdura a foglia verde e crucifere( cavoli, cavolfiore, verze ecc)
  • Legumi
  • Noci e mandorle, datteri
  • Olio di oliva extravergine
  • Pesce, come sgombro, merluzzo e alici ricco di omega 3
  • Carne bianca, pollo coniglio e agnello
  • uova

Ridurre

  • Carni rosse
  • Latticini

Eliminare

  • Zucchero e farine bianche
  • Grassi idrogenati

“Ridurre le calorie introdotte e aumentare i nutrienti, è il modo migliore per aumentare la longevità e prevenire le malattie degenerative della vecchiaia. (fonte www.alimentazione-benessere.it)

Tutti i Cibi che allungano la Vita

L’alimentazione è sempre stata oggetto di studi per quanto riguarda la longevità. È un desiderio comune a tutti scoprire quale possa essere un possibile “elisir di lunga vita“. Secondo gli scienziati alcuni cibi, normalmente presenti nella nostra dieta, avrebbero la capacità di aiutare e salvaguardare la salute, altri, invece, sarebbero la causa dell’insorgenza di gravi patologie come i tumori, ma anche a livello cardiovascolare, aumentando il rischio di morte. Tutto ciò è stato ed è argomento di studio di moltissimi scienziati che sono alla continua ricerca di elementi in grado di preservare la salute e poter allungare la vita.

Ricercatori statunitensi della Harvard School of Public Health di Boston, guidati dalla dottoressa An Pan, hanno coinvolto per 28 anni, moltissime persone, arrivando a delle conclusioni molto importanti. Si parla di 37.698 uomini e 83.644 donne, che in base al tipo di alimentazione seguita hanno contratto oppure no specifiche patologie. Inoltre, in tutti questi anni si sono verificati, purtroppo, anche dei decessi (23.926) dovuti sia a patologie cardiovascolari (5.910) sia a tumori (9.464). L’aumento del rischio di tali malattie dipende da svariati fattori, ma lo stile di vita e quindi il tipo di alimentazione seguita occupa un ruolo decisivo. Dai risultati ottenuti nella ricerca non vi è molta differenza tra uomini e donne: rispettivamente 9,3% e il 7,6%.

Gli specialisti consigliano sempre ai propri pazienti, partendo dai più piccoli, di seguire un’alimentazione sana caratterizzata un po’ da tutto, ma soprattutto, da cibi sani contenenti delle sostanze, dei nutrienti, indispensabili per il nostro organismo. Le carni bianche, come il pollo, il tacchino, e il coniglio, il pesce, i latticini magri, ma anche la frutta secca, i cereali integrali, e i legumi sono tutti cibi che riducono il rischio di insorgenza di patologie cardiovascolari e di tumori. In particolar modo il pollame e la frutta secca, secondo i risultati ottenuti dallo studio, lo ridurrebbero rispettivamente del 14 e del 19%.
Tutto ciò grazie al loro contenuto di proteine, aminoacidi ramificati, ferro, e pochissimi grassi. Importante è anche il modo con la quale si cucina (lessata, ai ferri, arrosto), anche per facilitare la digestione.

Tra gli alimenti “condannati” e considerati pericolosi per la salute se si esagera con le quantità: al primo posto troviamo le carni rosse, accusate di essere tra gli alimenti responsabili di alcuni tumori (ad esempio quello al colon-retto) e di malattie cardiache. Perché ciò? Le carni rosse, nella maggior parte dei casi, vengono trattate e consumate abitualmente sotto forma di wurstel e bacon. Queste preparazione contengono per lo più grassi saturi, nitrati e sodio nocivi per la salute. La nostra dieta può contenere anche questi cibi ma sicuramente il loro consumo non deve essere quotidiano.
Per capirci, secondo lo studio statunitense, il rischio di morte aumenterebbe di circa il 12% per ogni porzione giornaliera in più di carne rossa, del 13% per tagli di carne non troppo lavorati, e del 20% se trattati a livello industriale come gli hamburger, i wurstel, carne in scatola. Grazie a queste ricerche e ai conseguenti risultati possiamo valutare e decidere che tipo di dieta seguire.
(fonte www.tantasalute.it)

Okinawa – Dieta, ma non solo, per rimanere Sani, Attivi e Felici

Dagli studi effettuati nel corso degli anni sul mistero della longevità degli abitanti di questo piccolo arcipelago nei mari del Giappone, ha avuto origine “The Okinawa Program”, ossia  “Il programma Okinawa”. Questo perché è improprio parlare solo di dieta. Ci sono anche altri fattori che influenzano il decorso della vita biologica.
L’arcipelago di Okinawa è territorio giapponese ed è situato nel tratto di mare tra il Giappone e Taiwan. L’arcipelago è stato annesso al Giappone nel 1879.
La particolarità degli abitanti l’arcipelago di Okinawa, è nella loro longevità. La durata di vita media è di 81.2 anni, la più alta del mondo ei centenari rappresentano il 20,6% della popolazione. In particolare le donne vivono in media più di 84 anni, contro gli 83 del Giappone e i 79 degli Usa.
Qual è il motivo per cui questa popolazione è così longeva? Perchè l’incidenza di malattie come diabete, ictus, cardiopatie, cancro, osteoporosi e altro, è molto inferiore al resto del mondo e persino del Giappone? Gran parte del merito è da attribuire allo “ishokudoghen”, che  in giapponese significa “il cibo è una medicina”.
Gli ultracentenari di Okinawa godono generalmente di perfetta salute, sono ancora capaci di lavorare, pescare, ballare e praticare il Kobudo, un’arte marziale locale. I ricercatori che da tempo studiano il fenomeno Okinawa sostengono che, accanto anche ad una componente biologica, il fattore che più incide sulla longevità degli abitanti sarebbe la loro dieta.Dieta associata anche ad uno stile di vita esemplare: niente alcool e fumo, poco stress e senso della spiritualità.
 
Come si mangia ad Okinawa?
Frutta, verdura, soia, derivati della soia e pesce locale in abbondanza, inseriti in una dieta equilibrata, integrata dall’alga konbu.
La quantità di riso è inferiore a quella utilizzata nel resto del Giappone (pure basso nel il consumo di questo cereale).
Il pesce consumato è il doppio di quello mangiato rispetto alla media giapponese, anch’essa relativamente alta, addirittura consumato nella prima colazione.
Il consumo di pesce garantisce una  buona quantità di Omega 3, i grassi indispensabili all’uomo. La predominanza di pesce e di altri prodotti del mare è comune al resto del Giappone, e origina dal motivo che in passato la carne non veniva utilizzata per motivi religiosi. Anche se, come detto, gli di Okinawa ne mangiano in proporzione supariore, ma senza esagerare con le quantità totali.
A Okinawa sono consumate anche carne di maiale e bovina.
Uno dei piatti tipici è soki-soba, consistente in una zuppa calda con spaghetti di riso, pezzi di maiale marinato e alga konbu.
Molto utilizzato anche il tofu, conosciuto anche come “formaggio di soia”.
La longevità sembra essere favorita dalla restrizione calorica e ad Okinawa si mangiano moderate quantità di carboidrati, proteine e una buona dose di Omega 3. Si tratta quindi, in definitiva, di una dieta basata sulla teoria della restrizione calorica (fino a 1100 calorie giornaliere) e con una elevata componente in vitamine, amminoacidi e sali minerali.
In definitiva, se vogliamo parlare di una “Dieta Okinawa” questa può dirsi molto simile all’alimentazione dei nostri progenitori. Ossia alla dieta paleolitica.
Se si chiede la ricetta della sua longevità alla pescivendola 97enne, che da tempo immemorabile comincia la giornata con soia tostata e una lattina di cola (anche se confessa che preferirebbe la birra), lei risponde che “bisogna mangiare molto pesce e molta verdura. E mai riempire del tutto lo stomaco: meglio lasciarne vuoto almeno un quinto”.
 
Kazuhiko Taira, gerontologo ed epidemiologo, dice: “La cucina di Okinawa è in effetti molto sana. Ma anche molto, molto grassa”.
Molte le ricette a base di maiale, importato 6 secoli fa dai cinesi e consumato in tutte le sue parti: piedi di maiale bolliti, zuppa di viscere, orecchie e così via accompagnati da verdure in insalata. Il maiale è bollito per ore, e quindi messo a marinare in un miscuglio di zucchero di canna e liquore di riso (awamori). Dopo di che viene aggiunto alla zuppa o al riso (fritto con verdure). Il lardo viene usato con tofu saltato accompagnato da vegetali freschi. Grazie alla ridotta quantità di carne contenuta in ogni piatto e al metodo di cottura, questa cucina, comunque varia e gustosa, non è poi così grassa.
Rispetto al Giappone, la dieta qui prevede il triplo della quantità di carne, il 50 per cento in più di tofu e il 40 per cento in meno di sale. Questo significa grassi e proteine che riducono la possibilità di infarto, di molto superiore nei giapponesi, troppo legati a riso e pesce, e da qualche tempo alle meno salubri delle cucine occidentali…
Il minore uso di sale e un buon apporto di vitamine e di fibre è dovuto all’abitudine degli isolani di consumare verdura fresca e non sottaceto, come usano i giapponesi.

Yukio Yamori, patologo dell’università di Kyoto, ha guidato uno studio dell’ OMS sul rapporto tra alimentazione e longevità in molte aree del mondo, sostiene che la dieta di Okinawa andrebbe presa ad esempio: “Il tofu e gli altri derivati della soia sono particolarmente ricchi di isoflavonoidi, simili agli estrogeni che aiutano nell’assorbimento di calcio è combattono l’osteoporosi. Studi effettuati su donne orientali in menopausa hanno evidenziato come a un superiore consumo di soia corrispondano ossa più dense e, per gli uomini, minore incidenza di tumore alla prostata. Inoltre le alghe consumate, grazie agli acidi grassi omega 3 contenuti (non solo nel pesce, quindi) riducono i rischi di malattie cardiache”.

Ma non solo cibo, come medicina: altra termine usato è “yuimaru”. Sostiene Sho, abitante del luogo: “lavoro e indipendenza sono fondamentali per la nostra gente. Anche se i figli non vivono al villaggio, gli anziani vogliono restarci il più a lungo possibile e continuare a lavorare. E questo fino a 80-90 anni, per uomini e donne. Un anziano potrà continuare a tenere aperto il suo negozio, a lavorare, magari aiutato per alcune necessità da un vicino di casa più giovane. Anche se la qualità del lavoro non fosse eccelsa, la solidarietà degli altri sarebbe comunque assicurata, continuerebbero a far riferimento alla persona almeno un minimo. Significa questo yuimaru: senso di appartenenza, sapere di essere ancora necessari, la volgia e la motivazione di continuare a lavorare anche passati i 100 anni di età.
Uno studio ha confrontato gli anziani di tre città:
Akita, una città del Giappone dove vivono parecchi discendenti di immigrati da Okinawa
Naha, nel centro dell’isola di Okinawa
Ogimi, un villaggio nel nord di Okinawa, immutato nel tempo, dove gli abitanti, con età media di 72 anni, passano la maggior parte dell’anno all’aperto, passeggiando, coltivando l’orto o chiacchierando nei cortili.
Dallo studio emergono dati interessanti. Chi vive a Naha e Ogimi soffre meno di cancro, ipertensione, fratture all’anca, probabilmente grazie al fatto che consuma poco sale e molta carne, verdura, tofu. La sedentarietà è maggiore ad Akita, soprattutto per ragioni climatiche meno favorevoli. Gli abitanti di Ogimi sono invece molto più attivi fisicamente di quelli di Naha, dove il clima è praticamente lo stesso. E si dichiarano anche i più felici.
La spiegazione è semplice. Ogimi ha subito una forte emigrazione giovanile. I vecchi, restati soli, hanno creato dei forti legami con gli altri. Al mattino per prima cosa spalancano la porta, e se qualcuno non lo fa gli altri si recano subito a vedere cos’è successo. E’ anche questa socializzazione ad essere così importante per il benessere.
La storia di Ushi Okushima ne è la prova. Ha 95 anni ed è una donna energica, una vita di lavoro nei campi. Quasi tutti i suoi parenti vivono lontani, e sono loro a venirla a trovare. “Se mi allontanassi per giorni, chi baderebbe alla mia fattoria? Non potrei mai vivere a Naha, i miei amici sono qui. Nelle sere d’estate passeggiamo sulla spiaggia, balliamo, beviamo, parliamo, anche per ore. Mi diverto. Se me ne andassi a Naha, io morirei”. È pomeriggio inoltrato quando Okushima finisce di lavorare nell’orto e si avvia verso casa. Si ferma a parlare con una vicina di 82 anni, che sta parcheggiando la bicicletta. Ad Ogimi c’è un messaggio di benvenuto scolpito nella pietra, e le parole sono quelle di un antico detto di Okinawa: “A 70 anni sei un bambino, a 80 un giovane. E se a 90 qualcuno dal paradiso ti invita a raggiungerlo, rispondi: va vai, torna quando avrò 100 anni. (fonte www.paleodieta.it)

Mangiando di Meno si Vive più a Lungo

Per certi versi era già noto ma i ricercatori sono finalmente in grado di dimostrare che riducendo gradualmente l’assunzione di zuccheri e proteine, senza ridurre vitamine e minerali, è possibile vivere più a lungo del previsto. Dimostrato sulle scimmie, il metodo è stato testato su tutto, dai pesci ai topi ai funghi, mosche e lieviti con esito favorevole.
I ricercatori dell’Università di Göteborg hanno identificato uno degli enzimi chiave del processo di invecchiamento: “Siamo in grado di dimostrare che la riduzione dell’apporto calorico rallenta l’invecchiamento, impedendo all’enzima, perossiredossina, di essere inattivato”.

Cosa fa questo enzima? La perossiredossina 1, Prx1, scompone il perossido di idrogeno (nocivo) nelle cellule e per lavorare in modo efficace è necessario che vi sia una riduzione calorica.
Cosa succede? Durante l’invecchiamento il Prx1 è danneggiato e perde la sua attività. La riduzione calorica contrasta questo processo aumentando la produzione di un altro enzima, Srx1, che ripara il Prx1.
Lo studio dimostra che l’invecchiamento può essere ritardato anche senza restrizione calorica ma semplicemente aumentando la quantità di Srx1 nella cellula. La vera chiave del processo di invecchiamento sarebbe quindi la riparazione del Prx1.

Questo enzima è estremamente importante nel contrastare i danni al nostro patrimonio genetico”, spiega Mikael Molin del Dipartimento di Biologia Cellulare e Molecolare. “L’ insufficienza di Prx1 porta a vari tipi di difetti genetici e cancro. Viceversa, possiamo ora ipotizzare che la riparazione dell’enzima Prx1 durante l’invecchiamento può contrastare, o almeno ritardare, lo sviluppo del cancro”.
Inoltre, la stimolazione di Prx1 potrebbe anche essere in grado di ridurre e ritardare i processi di malattia del sistema nervoso legate all’età come l’Alzheimer e il Parkinson. (fonte www.benessereblog.it)

 

Frutta, Verdura e Sport: il segreto della Longevita’ e’ una corretta Alimentazione

Il segreto della longevità è una corretta alimentazione. Parola della fondazione Umberto Veronesi che in collaborazione con l’Istituto europeo di oncologia e con Axa Mps e Axa Assicurazioni prosegue l’impegno in materia di ricerca e educazione sui rischi. Se ne è discusso in occasione dell’Italian Axa Forum, incentrato quest’anno sui nuovi scenari della longevità e il possibile ruolo delle assicurazioni.

In particolare, secondo un’indagine condotta da Episteme per l’Italian Axa Forum, la longevità è un’aspirazione condivisa dalla maggioranza del campione, ma la qualità della vita ne diviene il principale metro di giudizio. Per i nostri connazionali, infatti, la grande paura sta nella perdita dell’autosufficienza.

Quanto alla pianificazione della “fase di lunga vita”, un italiano su 3 è consapevole dell’importanza di attivarsi individualmente ed emerge un’apertura verso il settore privato e, nello specifico, verso le assicurazioni, quali interlocutrici sulle tematiche legate alla longevità, ruolo riconosciuto loro dal 51,3% campione.

In questo scenario, il ruolo dell’alimentazione è fondamentale perché mangiare seguendo indicazioni sensate e supportate dalle scoperte della scienza è come stipulare un’assicurazione. Per questo all’Italian Axa Forum sono state diffuse le 10 buone regole del vivere in salute.

  1. Frutta e verdura sono alimenti indispensabili per mantenerti in salute. Consumane più porzioni ogni giorno, anche per assicurarti l’apporto corretto di vitamine, sali minerali e fibre.
  2. I cereali oltre che fonte di fibra, sono “energia allo stato puro”: pasta, riso, orzo, farro, ecc. (meglio se integrali) non devono mai mancare sulla tavola.
  3. Limita il consumo di carne rossa (manzo, maiale e agnello), evita i salumi. Preferisci legumi e pesce.
  4. Limita al massimo il consumo di sale e utilizza spezie e erbe aromatiche.
  5. Evita le bevande zuccherate e gassate.
  6. Per condire i tuoi piatti scegli l’olio d’oliva extravergine.
  7. I grassi sono preziosi alleati di salute: privilegia però quelli vegetali presenti nel pesce, negli oli, nella frutta secca.
  8. Non fumare e limita il consumo di alcool.
  9. Pratica regolarmente attività fisica (30 minuti al giorno).
  10. Seguendo questi consigli sarà facile mantenerti normopeso, indice di massa corporea tra 18 e 25. (fonte www.freshplaza.it)

Il Succo di Goji, il tuo alleato per la Longevità!

Rimanere giovani è solo un sogno? Chi non vorrebbe restare giovane e sano, anche con l’avanzare dell’età? Se anche tu, come penso che sia, hai risposto “sì” a questa semplice domanda, ti consiglio di provare il succo di Goji. Il Goji è un vero elisir della giovinezza. Le più grandi coltivazioni di Goji si trovano nella regione Ningxia Hui, nella Cina del Nord. Dalle statistiche compiute si può affermare che in questa regione ci sono 16 volte più centenari che nel resto del paese e tutti in ottime condizioni.

Il Goji è l’ingrediente fondamentale della dieta quotidiana della popolazione cinese. Da questi dati puoi dedurre perchè queste piccole bacche sono conosciute come il “frutto della longevità”. Da dove derivano le proprietà anti-invecchiamento di cui gode il Goji? Il segreto sta nei suoi componenti principali. Mi spiego meglio. L’invecchiamento deriva principalmente, oltre che dal naturale scorrere del tempo, dai danni provocati al Dna. Durante il corso della nostra vita il Dna è attaccato e danneggiato dai radicali liberi, principali responsabili del processo d’invecchiamento. La presenza di radicali liberi nell’organismo è causata dai normali processi metabolici e da agenti esterni, come l’esposizione a radiazioni, il fumo, lo stress o l’inquinamento. Il nostro corpo, essendo sostanzialmente una macchina perfetta, è in grado di riparare autonomamente al problema dei radicali liberi. Ma, a volte, può ritrovarsi “oberato di lavoro”, non riuscendo più a ripulirsi da questi agenti. Questo avvia la morte prematura delle cellule sane e da il via alla formazione di varie malattie generative e mutazioni cellulari, che possono portare a problemi gravi come tumori. Come si fa ad evitare questi processi a catena? La soluzione sono gli antiossidanti. Gli antiossidanti sono molecole adibite a questo compito: attaccano i radicali liberi e li distruggono. Esistono in natura antiossidanti molto potenti, come vitamine, minerali e amminoacidi. Tutte queste componenti sono presenti nelle bacche di Goji. La bacca di Goji, pur essendo molto piccola, racchiude una quantità elevatissima di antiossidanti, tutti molto potenti. Ecco alcuni dei nutrienti fondamentali presenti ne Goji e la relativa funzione che svolgono nel nostro corpo:

  • vitamina C, che mantiene sano e ben funzionante il cuore
  • cisteina, come il precedente è un valido aiuto per il sistema immunitario e in più protegge il rivestimento dello stomaco
  • vitamina B2 (riboflavina), che favorisce la conversione dei carboidrati in energia
  • manganese, che protegge la pelle, la cartilagine e le ossa
  • zinco, che accelera la cicatrizzazione delle ferite, favorisce la fertilità, migliora la vista e il sistema immunitario
  • rame, che fornisce energia, stabilizza la funzione ormonale e protegge la pelle
  • selenio, che mantiene sano il fegato, protegge la tiroide e il sistema immunitario, e ostacola l’insorgenza di forme tumorali

Ogni singola bacca svolge tutte queste funzioni. Apporta consistenti benefici alle nostre cellule, ai tessuti, agli organi e a ciascuna componente del nostro organismo. Il Goji è il “miglior alimento antiossidante” attualmente presente in natura. Tutte le componenti che ho brevemente elencato sono presenti anche in altri frutti, molto più comuni, ma non sono combinate tra loro e non, sicuramente, nelle elevate quantità del Goji. Ecco perchè è così importante iniziare subito ad integrare la tua dieta con il succo di Goji. Quindi, per concludere… sì, è possibile rimanere giovani e sani.

Il nostro corpo funziona in termini di precisione e ci sono molti modi come le bacche di Goji possono influenzare le funzioni sane di ciascuna delle nostre cellule, tessuti, organi, e ciascuna del nostro sistema corpo.La cosa più importante è, possiamo trovare una buona soluzione in ogni po ‘di bacche di Goji prendiamo.

Qualora si stessero assumendo anticoagulanti è consigliabile chiedere il parere del proprio medico prima di assumere il goji.

 (fonte http://www.succosupergoji.com/   oknotizie.virgilio.it )