Archivi del mese: ottobre 2011

Alimenti per Depurarsi ed eliminare i liquidi in eccesso

Se vi sentite gonfi, intossicati, fastidiosamente pieni di liquidi in eccesso che non sapete come smaltire, ecco una lista di alimenti utili suggeriti da Cosasdesaludche spiega quali sono i cibi più utili per eliminare i liquidi, depurarsi, ritrovare la leggerezza che ci fa sentire bene senza rinunciare al gusto. Ovviamente bisogna dare un aiuto in più all’alimentazione eliminando o riducendo sensibilmente alcol e fumo, eccesso di grassi e zuccheri complessi. Un po’ di sport e abbondante acqua faranno il resto.

Al primo posto tra gli alimenti che depurano compaiono le mele con un altro potere assorbente e buone quantità di fibra. Mangiatene però anche la buccia. Aiutano l’igiene intestinale.

Il crescione segue a ruota. Aiuta a risolvere i problemi renali ed epatici, è ricco di antiossidanti, vitamine C ed E, caroteni. Da non trascurare mai a tavola.

Le cipolle, benché nemiche dell’alito e dei rapporti sociali, tengono a bada la pressione arteriosa, controllano l’accumulo di grassi nel sangue, migliorano il funzionamento del fegato.

Anche il limone offre i suoi vantaggi: è antiossidante e remineralizzante, elimina le tossine attraverso le urine e favorisce il funzionamento epatico.

Prezioso anche il sedano, che ha effetti depurativi e protettivi sul sistema cardiocircolatorio. Elimina l’acido urico e le tossine, protegge reni e vescica dalla formazione di calcoli, purifica le vie urinarie.

Il carciofo, infine, è un ottimo diuretico che aumenta il flusso delle urine e combatte la ritenzione idrica, favorendo anche la disintossicazione epatica. (fonte www.benessereblog.it)

Il Pane amico della Linea

È il pane integrale che sazia e contiene importanti minerali anti adipe: due fette al giorno liberano l’intestino dalle scorie e perdi peso più in fretta

C’è pane…e pane!

Fa ingrassare o no? E quale preferire tra le diverse varietà che in panetteria fanno bella mostra di sé? E se invece si optasse per cracker o grissini? Sono tante le domande che sorgono quando si pensa al pane, e soprattutto quando lo si vorrebbe tanto mangiare ma si teme così di eccedere con le calorie e di compromettere un corretto regime alimentare. La cosa migliore e più saggia da fare è imparare a conoscere meglio questo “re” povero della nostra dieta, per poterlo gustare senza commettere errori. La regola d’oro? Inserirlo nella dieta evitando di abbinarlo a pasta o riso, per non esagerare con i carboidrati.

Cosa contiene la classica michetta

La prima cosa da chiarire è questa: è vero che il pane ha molti glucidi, circa il 67% se parliamo di pane bianco e più o meno il 50% nel caso di quello integrale, ma non è corretto pensare che il pane contenga solo amido, e che quindi non abbia grande valore nutritivo. Vediamo allora più da vicino di che cosa è fatto, che cosa apporta all’organismo e quali sono le sue caratteristiche. Il pane bianco, cioè quello prodotto con farina 00, contiene mediamente 290 calorie per 100 grammi. Che non sono poche ma nemmeno molte, soprattutto se si tiene in considerazione che una quantità davvero scarsa di questo contenuto calorico è dovuta alla presenza dei grassi, che nel pane classico sfiora lo 0,5%, mentre è leggermente superiore (intorno all’1%) in quello integrale. Il pane contiene poi zuccheri “complessi”, che richiedono più tempo per essere scomposti e assorbiti, a vantaggio tra le altre cose del senso di sazietà. In più, nel pane sono presenti anche alcune proteine, in particolare sotto forma di glutine e in proporzione variabile dal 7 al 9%. Il pane poi è anche una discreta fonte di sodio, cloro, zolfo, potassio e ferro.  

Sceglilo scuro, a base di mais, farro o segale: è meno calorico

A prescindere dal gusto che è una questione soggettiva, è il pane integrale (anche di mais, segale o farro) che andrebbe preferito. Ha più vitamine. La versione integrale di questo alimento è infatti meno calorica (240 calorie circa all’etto), più ricca di acqua e di vitamine, in particolare del tipo B1, B2, PP ed E, contenute anche in quello bianco ma in quantità decisamente inferiore. 

Ha più fibre. Inoltre, nel pane fatto con la farina raffinata ci sono meno fibre, in media 2 grammi ogni 100, di cui 0,3 di cellulosa, mentre quello integrale arriva ad averne anche cinque volte di più, da 7 a 8 grammi circa, di cui 1,5 di cellulosa pura. Però, va specificato un elemento importante: la maggior parte di queste fibre sono insolubili (come la crusca) e quindi non possono essere digerite dall’organismo, e se assunte in quantità eccessiva possono avere un effetto irritante sul colon e limitare l’assorbimento di minerali e vitamine da parte dell’intestino. 

Ha più minerali. Infine, è anche vero che nel pane integrale ci sono più minerali rispetto a quello bianco, ma per farli assorbire dal nostro corpo bisogna preferire il pane integrale panificato con lievito naturale il quale, grazie alla sua acidità, favorisce l’azione di un enzima chiamato fitasi, che a sua volta distrugge gran parte dell’acido fitico della farina e lascia quindi liberi i minerali presenti naturalmente nella farina, che a questo punto possono essere meglio incamerati dall’organismo.

È buon pane? Lo dice la crosta

Sia dal panettiere che al supermercato, è sempre bene dare un’occhiata alla crosta del pane prima di comperarlo: deve essere omogenea e non fragile, perché se si sbriciola troppo vuol dire che il pane è stato cotto a una temperatura non corretta e sarà di conseguenza meno digeribile.

Per i pani di grossa pezzatura, è meglio preferire quelli con la mollica compatta e senza buchi eccessivamente grossi, che sono indicatori di una lievitazione non del tutto sufficiente e di una lavorazione non adeguata dell’impasto. Per vedere la mollica, basta optare per i pani già tagliati esposti in ceste o scaffali e dunque facilmente controllabili.

Puoi anche farlo in casa e sei sicura degli ingredienti

Così usi la farina integrale bio e puoi dosare bene sale, lievito e grassi

La cosa migliore sarebbe quella di fare il pane in casa. Basta acquistare la farina integrale biologica, impastarla con acqua, un pizzico di sale integrale e un pezzetto di pasta lievitata. Si lavora il composto con le mani e si lascia riposare a temperatura ambiente per qualche ora. Quindi si modella il pane e lo si inforna. Per ottenere la pasta lievitata, metti in un contenitore 3 cucchiai di farina integrale e 5 cucchiai di acqua. Mescola con un cucchiaio di legno, copri con un piatto e fai riposare per 2-3 giorni a temperatura ambiente. Quando la pasta ha formato delle bollicine è pronta all’uso. (fonte www.riza.it)

Come consumare più Potassio

Gli sportivi sanno quanto sia importante assumere buone dosi di potassio per agevolare il recupero muscolare e migliorarne la prestazione senza incorrere nel fastidio dei crampi. Ma dove si trova il potassio e come consumarne di più attraverso la dieta senza ricorrere necessariamente ai soliti integratori? L’alimentazione spesso può aiutarci da sola, senza aiuti esterni, con appena un po’ di attenzione a renderla varia e ricca.

Iniziate dai legumi che sono una buona fonte di potassio oltre che di proteine vegetali e fibre. Anche le verdure fresche sono spesso ricchissime di ottime quantità di potassio che però tendono a disperdersi con la cottura.

Tra la frutta, ad esserne molto ricco oltre alle solite banane è l’avocado. Elevato contenuto è presente anche nella frutta secca e in molti semi, come quelli di girasole, che si possono aggiungere per esempio alle insalate. (fonte www.benessereblog.it)

Frutta secca, Amica della Linea

Come valutare l’incidenza della frutta secca sulla dieta ed il suo contributo al mantenimento del peso corporeo? Di tale questione si è occupato uno studio pubblicato su Nutrition Research, che ha preso in esame oltre 13.000 persone, considerando nel complesso il loro tenore di vita, il regime alimentare seguito ed il peso corporeo.

E’ emerso che coloro che inserivano regolarmente nella dieta quotidiana un quantitativo di almeno 20 grammi di frutta secca, avevano nel complesso un’alimentazione più sana e regolare rispetto a coloro che non ne consumavano affatto: assicuravano infatti al proprio organismo un apporto costante di vitamine A, E, K, sali minerali e fibre e manifestavano minori problemi di sovrappeso.

Quale il motivo? Molto probabilmente la scelta della frutta secca è in grado di appagare il desiderio di dolce ed il suo consumo evita di cedere alla tentazione di cibi con più elevato quantitativo di zuccheri e dunque decisamente più calorici di mandorle, nocciole o uvetta. Un ulteriore studio pubblicato sul British Journal of Nutrition documenta che le donne in menopausa che mangiano regolarmente prugne secche raggiungono livelli più alti di densità ossea. (fonte /www.freshplaza.it)

Un Piatto di Legumi invece della Bistecca e il Cuore ringrazia

Che le proteine siano importanti è fuori dubbio. Spesso però ne mangiamo troppe, soprattutto di quelle di origine animale a scapito delle proteine vegetali (fornite, ad esempio, da ceci e lenticchie, vedi tabella). E questo non è consigliabile. Lo confermano diversi studi, come quelli considerati in un recente articolo pubblicato su Current Athero-sclerosis Reports: queste ricerche suggeriscono complessivamente che le proteine vegetali abbiano un impatto più favorevole rispetto a quelle animali nei confronti di malattie cardiache, diabete di tipo 2, pressione sanguigna. Anche se poi molto dipende dalle fonti.
Per esempio, in alcuni studi su popolazioni asiatiche, il consumo di proteine animali (soprattutto da prodotti della pesca) è risultato inversamente associato con la pressione sanguigna. E in uno studio (pubblicato su Circulation) relativo a più di 80 mila donne americane, mentre un elevato consumo di carne rossa è risultato associato con un aumentato rischio di malattia coronarica, questo si riduceva sensibilmente quando la scelta ricadeva su fonti proteiche diverse, sia di origine vegetale che animale: sostituendo una porzione di carne rossa al giorno con una di frutta secca oleosa il rischio si riduceva del 30%, col pesce del 24%, col pollame del 19%, con prodotti lattiero caseari magri del 13%.
Allora, come comportarsi? Risponde Laura Rossi, ricercatrice dell’Istituto nazionale ricerche alimenti e nutrizione (Inran): «Le proteine vegetali sono state molto rivalutate dalla ricerca scientifica, ma non per questo vanno demonizzate quelle di origine animale, di cui è nota l’elevata qualità. Inoltre, prevedere nella dieta anche fonti proteiche animali, come carni magre, pesci, uova, prodotti lattiero caseari, rende più facile soddisfare i fabbisogni di altri nutrienti, come il ferro e il calcio. I nostri consumi proteici medi vanno però ridimensionati: un primo obiettivo ragionevole può essere di apportare con le proteine il 15%, o anche meno, delle calorie della dieta, rispetto all’attuale 17%».
E con quale ripartizione fra proteine vegetali e animali? «Con una proporzione del 50% di proteine di origine animale e 50% di origine vegetale — dice l’esperta —. E a proposito di proteine, nelle raccomandazioni nutrizionali (Larn) di prossima pubblicazione aumenteranno un po’ i livelli di assunzione raccomandati per l’adulto (da 0,9 a 1 grammo di proteine/kg di peso corporeo al giorno), mentre saranno ridimensionati quelli dei bambini di circa un 30 per cento”. (fonte oknotizie.virgilio.it)

Ancora sugli Alimenti per Rinforzare le difese Immunitarie

Una dieta variata ed equilibrata ci aiuta a proteggere l’organismo, pertanto una corretta alimentazione risulta essere un fattore fondamentale per stare bene e prevenire possibili malattie. La prevenzione è il nostro miglior alleato, perciò mantenere alte le nostre difese è sempre sinonimo di buona salute. In questo compito ci può essere molto utile una serie di consigli, come riposare a sufficienza, evitare uno stile di vita sedentario facendo quotidianamente attività fisica, non fumare e non bere. Ma, ad ogni modo, ciò che più di tutto ci permette di mantenere le difese alte è una dieta equilibrata con il giusto apporto di vitamine e sali minerali, limitando grassi e zuccheri.

A seconda del sesso, dello stato di salute, dell’età, del livello di attività che si svolge, l’apporto calorico quotidiano varia, ma quello che non si modifica è la proporzione degli alimenti appartenenti a ciascun gruppo alimentare che dobbiamo mangiare: carboidrati, fibre, grassi, vitamine, Sali minerali, proteine secondo le proporzioni indicate dagli esperti.

Esiste, inoltre, una serie di alimenti che sono fondamentali, poiché più di altri ci aiutano a rinforzare le nostre difese, nella fattispecie frutta e verdura. Vediamo quali sono

  • Alimenti ricchi di vitamina A

Questa vitamina favorisce la formazione e la conservazione dei tessuti ossei e molli, della pelle e delle mucose; permette, inoltre, il buon funzionamento della retina, da qui la sua importanza per la vista. Possiamo trovarla negli alimenti di origine animale come la carne, il latte e suoi derivati, le uova, ma anche in tutti quelli che contengono carotene come carote, arance, spinaci, zucca e verdure a foglia verde. Tutti questi alimenti contengono un’alta percentuale di antiossidanti che svolgono una funzione protettiva per le nostre cellule, ritardando l’invecchiamento e le malattie croniche. Infine, in questi alimenti di origine naturale il livello di grassi e colesterolo è praticamente inesistente.

  • Alimenti ricchi di vitamina B

La vitamina B risulta fondamenta per il corretto funzionamento del nostro organismo, poiché interviene in diversi processi cellulari, come nel sistema nervoso, nella produzione degli ormoni. La troviamo nella carne, nel pesce, nei latticini, nelle uova, negli cereali integrali, nei legumi e nella frutta secca.

  • Alimenti che contengono vitamina C

Questa vitamina è essenziale per la sintesi del collagene che troviamo, per esempio, nella pelle, il nostro primo strato di protezione contro gli agenti esterni. Inoltre diversi studi segnalano il notevole contributo al sistema immunologico. Alcuni degli alimenti ricchi di questa vitamina sono gli agrumi, gli spinaci, peperoni, pomodori, banana, melograno, mango, kiwi, ananas, papaya, melone e cocomero.

  • Alimenti ricchi di vitamina E

La vitamina E impedisce i processi di ossidazione che avvengono nel corpo e rinforza le cellule dalle infezioni. E’, pertanto, un’efficace arma antiossidante. Possiamo trovarla nell’olio di oliva, nelle germe di grano, nella frutta secca (specialmente le mandorle), avocado, semi di lino, papaya e mango. (fonte www.benessereblog.it)

La Dieta della Felicità esiste, ecco cosa mangiare per mantenersi Sani e Gioiosi

Esiste una dieta della felicità? Cibi che ci aiutino a sentirci meglio anche dal punto di vista psicologico, oltre che fisico? A quanto pare sì, ma forse non sono quelli che vi aspettate, anzi, bisogna ribaltare qualche luogo comune. Ad esempio, l’esemplificazione della tristezza alimentare, era sempre rappresentato dal piatto con la lattughina, magari arricchito da due carote e una costa di sedano. Il nostro immaginario collettivo si è “nutrito”, è il caso di dirlo, di pregiudizi di questo tipo sulle verdure e sugli ortaggi. Viceversa, l’emblema della felicità, della joie de vivre, era sintetizzato nel piatto di spaghetti riccamente conditi, nella fetta di dolce al cioccolato, nel panino con la mortadella, tanto per dirne qualcuno.

Ma in verità, le cose non stanno proprio così. Il tipo di gratificazione che questi pur ottimi alimenti ci danno è assolutamente transitoria e, anzi, ingannevole e illusoria. Questo non significa che non ci dobbiamo concedere una bella porzione di lasagne ogni tanto, ma dobbiamo essere coscienti che un regime alimentare che sia costruito quasi esclusivamente su questo tipo di pietanze, a base di carboidrati raffinati e zuccheri, non ci consentirà di raggiungere un buon equilibrio mentale e psichico, mantenendo inoltre alto l’umore.
 
Non sono cibi che contengono le sostanze giuste che ci possono aiutare in questo percorso. A parlarne è il prof Giovanni Scapagnini, neuroscienziato, biochimico clinico dell’Università del Molise: “Fino ad ora gli studi scientifici alla base di questa teoria (l’esistenza di una dieta della felicità n.d.r.) si sono concentrati sulla capacità di alcuni alimenti di modulare il rilascio e la sintesi dei neurotrasmettitori responsabili del tono dell’umore, quali serotonina, dopamina e noradrenalina.
 
Nell’ambito dell’ultimo Congresso della Società Europea di Neuro Farmacologia, che si è da poco concluso a Parigi, è stato posto inoltre l’accento su un’altra possibile influenza da parte degli alimenti sulla sfera psichica: vale a dire l’apporto di sostanze antiossidanti e il loro ruolo sul benessere mentale“, spiega lo scienziato. In soldoni, dunque, in cosa consiste la dieta della felicità?
 
“Ciò che risulta dagli studi più recenti – prosegue Scapagnini – è che una dieta della felicità (oltre ad essere bilanciata), sicuramente dovrebbe contemplare una adeguata assunzione di sostanze, come quelle presenti in frutta e verdure, in grado di ridurre stress ossidativo e infiammazione a livello cerebrale“. Vengono definiti carboidrati favorevoli – quelli colorati contenuti nei vegetali, nella frutta, negli ortaggi – che a differenza di quelli raffinati contenuti in pane, pasta e riso brillato, non solo prevengono stati infiammatori, sbalzi insulinici e malattie croniche, ma ci inducono uno stato di benessere psicologico.
 
Inoltre, conclude il prof. Scapagnini: “Come è stato dimostrato dagli studi condotti presso il Dipartimento di Fisiologia delle Università di Siena e di Milano, anche i grassi Omega 3, influiscono su umore e concentrazione, migliorando riflessi e affaticamento mentale“.

Ricapitolando, frutta e verdura in quantità, di tutti i colori, tanto Omega 3, meno zuccheri e carboidrati, e il nostro benessere dovrebbe essere assicurato. (fonte salute.pourfemme.it)