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Agorafobia: cause sintomi e cura per Guarire

L’agorafobia, sebbene letteralmente significhi “paura degli spazi aperti”, è una forma di ansia messa in moto da situazioni o luoghi, non necessariamente aperti, dai quali potrebbe essere difficile fuggire. Chi soffre della sindrome agorafobica, infatti, teme di essere fuori da solo o in mezzo alla folla, ma anche di viaggiare in treno o in auto. In sede di diagnosi, infatti, lo psicologo dovrà valutare se l’evitamento (strategia difensiva che permette alla persona di evitare il contatto fisico/immaginato con l’oggetto della fobia) è limitato ad una/poche situazioni, o se è correlato a situazioni sociali.

guarire dall'agorafobia
Cause e sintomi dell’agorafobia

L’agorafobia, come abbiano accennato anche all’inizio, è scatenata da un insieme di fattori, sia esterni, come ad esempio i luoghi di ritrovo al chiuso o all’aperto (bar, cinema, piazze, ecc.), i mezzi di trasporto; che interni, come un senso di disagio e il conseguente bisogno di una figura rassicurante. Alla base di questo disturbo, che diventa tale solo quando è ricorrente, c’è quasi sempre un profondo disagio interiore, che porta la persona che ne soffre a sentirsi costantemente inadeguata e senza alcuna fiducia nelle proprie possibilità, da cui deriva la necessità di un compagno solidale e rassicurante.

L’agorafogia, è spesso aggravata dall’elemento paura, che mette il soggetto in condizione di attesa, innescando un circolo vizioso da cui diventa difficile uscire, provocando in alcuni casi violenti attacchi di panico. Chi soffre di questo disturbo si difende adottando la strategia dell’isolamento e dell’evitamento, ma questo comportamento impedisce di andare al cuore del problema, che molto spesso non richiede l’uso di farmaci ansiolitici, ma semplicemente terapie psicologiche brevi e mirate.

Cura per guarire dall’agorafobia

Chi soffre di agorafobia, generalmente, ha la tendenza non solo ad evitare situazioni percepite come potenzialmente pericolose o ostili, ma anche di parlarne, avvertendo questo disagio come qualcosa di umiliante nei confronti della società. Questa mancanza di accettazione e di accoglimento delle proprie debolezze, purtroppo non permette di comprendere la portata del disturbo, e non consente la guarigione. L’agorafobico, pur di non affrontare le proprie fobie, preferisce rivolgersi alla farmacologia, anche quando non ce ne sarebbe alcun bisogno.

La gran parte delle volte, infatti, farmaci come xanax, lexotan, ecc., non sono né utili, tanto meno risolutivi. Solo in rari casi, infatti, è necessario ricorrere ad ansiolitici, ovvero di fronte ad un reale rischio di problemi cardiovascolari. Questa situazione, altrettanto spesso, innesca una dipendenza secondaria, che porta il soggetto a vedere il farmaco come l’unica ancora di salvezza, amplificando, per altro, la percezione di sé come malato.

Per guarire dall’agorafobia l’intervento psicologico è determinante. Con una terapia mirata, infatti, è possibile intervenire sul disturbo, lasciando intatto tutto il resto. La terapia emotocognitiva, che permette una remissione dei sintomi di breve durata, con un’aspettativa molto alta di efficacia, può essere un valido strumento di cura. Questo tipo di approccio, messo a punto dallo psicologo Marco Baranello, si fonda sullo sblocco del nucleo centrale della persona agorafobica, il cui problema principale è una forte ansia anticipatoria, che genera a sua volta quello che in psicologia emotocognitiva viene definito loop disfunzionale.

Lo psicologo, dopo aver valutato attentamente cosa scatena il disturbo, senza però andare alla causa inconscia, ma esaminando il modo in cui il soggetto si organizza in funzione del sintomo, ha il compito di scardinare tali processi ansiosi, trasformando il loop disfunzionale in un processo funzionale. Il metodo è basato sul colloquio psicologico. La psicologia emotocognitiva, infatti, considera l’organismo umano come un sistema, così come una coppia o un’intera popolazione. Quando si interviene su un paziente, perciò, il sistema di riferimento è il singolo organismo, naturalmente valutato nel suo contesto e nel suo modo di funzionare globale.

(Fonte www.medicinalive.com)

Alla scoperta degli Oli Rivitalizzanti

Petit grain e muschio sono gli oli essenziali giusti per tonificare il sistema neurovegetativo e 
dissolvere allergie, stanchezza, stress e irritabilità

Olio essenziale di petit grain

Con l’avvicinarsi della primavera, una ventata di energia ci attraversa, preparando il nostro organismo al rinnovamento. Il movimento di rinascita delle forze vitali può però rivelarsi anche troppo stimolante per chi esce da un inverno stressante, perché l’abbondanza di adrenalina, aldosterone e cortisolo prodotti dalle ghiandole surrenali per permettere al corpo di adattarsi velocemente alle nuove condizioni stagionali, può interferire con le funzioni immunitarie, riacutizzando i sintomi allergici nelle persone predisposte.

Per sostenere l’impatto dell’energia primaverile possiamo usare un olio essenziale dalle qualità rilassanti, antiallergiche e immunomodulanti: il petit grain. Ricavato dalla scorza dei piccoli frutti immaturi del solare arancio, il petit grain possiede un’azione a un tempo tonificante e calmante sul plesso surrenale, modulandone la risposta allo stress. Fresco e delicato, l’ olio essenziale di petit grain è l’ideale per restituire all’organismo una calma energia, dissolvere la sensazione di affaticamento e recuperare chiarezza mentale, cancellando dal corpo e dalla mente irritabilità, tristezza e nervosismo.

Ideale per il massaggio

Per attenuare la risposta allergica, basta diluire 6 gocce di olio essenziale petit grain in un cucchiaio d’olio di jojoba e massaggiare delicatamente in senso orario la zona del plesso solare, risalendo con un movimento a spirale fino all’altezza del cuore.

L’olio esenziale di muschio quercino

La brusca inversione energetica che si ha all’inizio della primavera produce un impatto evidente su tutta la natura, e l’uomo non fa eccezione. Ma se per alcuni ha l’effetto di alleggerire l’umore e risvegliare le fantasie, su altri le fluttuazioni ormonali tipiche del periodo incidono sul delicato equilibrio del sistema neuroendocrino, perturbandolo. Il problema è particolarmente sentito dalle donne che, spesso in questo periodo vedono aumentare i disordini del ciclo, con l’accentuazione delle sindromi premestruali, astenia, caduta dell’umore e calo libidico. Il rimedio adatto a risolvere questi problemi è l’ olio essenziale estratto da un muschio che cresce sui tronchi delle querce, ricoprendole di morbido velluto verde cupo: il muschio quercino. Usato nell’antichità per il suo effetto antidepressivo, tonificante e afrodisiaco, l’ olio essenziale di muschio quercino contiene sostanze che mimano l’effetto dei feromoni secreti da ghiandole particolari presenti nei mammiferi, che giocano un ruolo importante come modulatori della funzione sessuale.

Il suo profumo rilassante è un ottimo rimedio per l’ansia, le palpitazioni, l’insonnia e i disturbi gastroenterici e premestruali, perché tonifica il sistema neuroendocrino.

Come si utilizza l’olio

Per prevenire i disturbi ormonali primaverili diluisci 4 gocce di olio essenziale di muschio quercino in un cucchiaio di olio di mandorle dolci e massaggia mattina e sera il centro della fronte e anche l’addome, quattro dita sotto l’ombelico, con un movimento circolare fino a completo assorbimento.  (fonte www.riza.it)

Cibi che possono Ridurre gli Stati Depressivi

Stress causato da carichi di lavoro pesanti può favorire l’insorgere della depressione.
Di conseguenza ci si sente tristi, spesso stanchi a causa anche dei disturbi del sonno.

Si può superare la depressione con l’uso di farmaci, con la psicoterapia ma anche in maniera più sana aumentando i nutrienti del cervello.

Ecco 5 alimenti che possono ridurre la depressione secondo NaturalNews:

L’olio di pesce
Sulla base di uno studio del 2002, presentato all’Archives of General psichiatry, si suggerisce che le persone depresse spesso siano carenti di alcuni acidi grassi noti come EPA fondamentali per l’organismo.
L’olio di pesce è ricco di acidi grassi omega-3 che possono aumentare gli Epa nel corpo. Non li troviamo solo nelle noci ma anche nei semi di lino, nel salmone o nel tonno.

Il riso integrale
Il riso integrale è ricco di vitamina B1, vitamina B3, e acido folico. Contiene molti minerali necessari al corpo, è ricco di fibre che migliorano la peristalsi intestinali e abbassa il colesterolo.

Lievito
Il lievito contiene vitamine B1, B2, B3, 16 aminoacidi e 14 minerali. Gli aminoacidi sono essenziali per il sistema nervoso.

Farina d’avena
La farina d’avena contiene acido folico, acido pantotenico e la vitamina B6 e B1, che può aiutare a ridurre il colesterolo, lenire e controllare lo stato d’animo del tratto digestivo.

Il cavolo
Il cavolo contiene vitamina C e acido folico. Mangiare cavolo può prevenire lo stress, infezioni e malattie cardiache, così come molti tipi di cancro, secondo l’American Association for Cancer Research.

Fare movimento la mattina con il sole
Il sole del mattino è un potente farmaco per curare la depressione

Impegnarsi in un regolare esercizio fisico almeno tre volte la settimana
Fare sport aiuta il controllo dell’umore e del pensiero in modo positivo

Guardare uno spettacolo comico
Ridere per uno spettacolo divertente è una buona medicina per la depressione. (fonte oknotizie.virgilio.it)

Gli Omega-3 agiscono su Corpo e Mente

Siete agitati e nervosi. Avete mai pensato che quello che mangiate potrebbe influenzare il vostro umore? Il cibo non serve solo a dare energia al corpo, ma anche alla mente. Pensate che gli omega-3, noti acidi grassi polinsaturi dalle numerose proprietà benefiche, agiscono positivamente sull’organismo e sulla psiche. Lo ha dimostrato uno studio dei ricercatori dell’Università dell’Ohio.


Normalmente questi elementi sono noti perché in grado di controllare il colesterolo, prevenire le malattie cardiache ed essere antiossidanti. Inoltre, hanno la caratteristica di ridurre le infiammazioni all’interno del corpo. Non sono però le uniche caratteristiche. Secondo questi esperti americani, gli omega tengono lontani anche ansia e stress, quindi influenzano anche la nostra mente.

Come fanno? La risposta scientifica è abbastanza semplice: sono in grado di ridurre il livello di citochine, la sostanza a sua volta collegata sia all’infiammazione sia allo stress.  Ovviamente questa tesi è supportata da una serie di esperenti che hanno dimostrato il ruolo degli omega 3 nella vita delle persone. Intanto ricordiamo che si possono assumere attraverso tantissimi alimenti, soprattutto il pesce, con i semi di CHIA, o con qualche integratore (come la merluzzina).

Pensavamo che gli omega-3 potessero ridurre lo stress indotto dall’aumento di citochine che di norma, nei test, vengono prodotte dal nervosismo. Potrebbe essere troppo presto per raccomandare un ampio utilizzo di integratori di omega-3 per tutte le persone, specialmente considerando il costo e la limitata offerta di pesce necessari per fornire l’olio.

Questo il commento preventivo di Marta Belury coautrice dello studio, molto contenta del risultato ottenuto ma ancora prudente su come utilizzare in questo momento certe informazioni. Comunque durante i test sono stati coinvolti circa 68 studenti, suddivisi in due gruppi: il primo ha assunto olio di pesce e il secondo un placebo. La dose di olio di pesce equivaleva a una porzione di pesce (potreste optare per questa seconda alternativa). L’ansia del primo gruppo è calata del 20%. (fonte www.dietaland.com)

Il basilico

Il basilico oltre ad essere utilizzato in cucina per il suo gradevolissimo aroma anche per le sue proprietà terapeutiche.

E’ un ottimo tonificante per il sistema cardiovascolare ed adatto per le persone che soffrono di ipertensione arteriosa.

Ha inoltre proprietà digestive, disinfettante, antispasmodiche, carminative, antisettiche, combatte l’alitosi, disturbi gastrointestinali e delle vie urinarie, le emicranie e la stanchezza in generale, è stimolante ed eccitante.

E’ un ottimo defaticante sia a livello nervoso che muscolare.

Ha proprietà che agiscono sul sistema nervoso ed è molto utile in casi di ansia, esaurimento, astenia ed è utile in caso di insonnia.

Aumenta la produzione di latte, facilita le mestruazioni e diminuisce i dolori uterini.

Si raccomanda però di non assumerne in eccesso perché troppe quantità possono portare ad effetti narcotici o ad irritazioni delle mucose se utilizzato per uso esterno 

Il basilico viene anche impiegato come sostanza stimolante dell’apparato intestinale, in quanto, le sue proprietà facilitano la digestione e favoriscono l’appetito,

 Il basilico contiene grassi, proteine, fibre, zuccheri e naturalmente acqua; presenti i seguenti minerali: calcio, sodio, manganese rame, potassio, fosforo, ferro, magnesio e zinco.

Buona la presenza di vitamine, A, B (niacina, tiamina, riboflavina), vitamina C (acido ascorbico) e vitamina  E.

In ultimo sottolineiamo l’abbondante presenza di amminoacidi come il Triptofano, la Lisina, la Leucina, l’Acido aspartico, l’Acido glutamminico, l’Alanina, l’Arginina e altri ancora.

Le foglie e le sommità fiorite del basilico contengono olii essenziali, saponina e tannino, che hanno proprietà toniche, stimolanti ed eccitanti, già conosciute da Plinio il Vecchio. Il basilico è ricco di olio essenziale (ocimene, linalolo, estragolo, eugenolo, cineolo), tannini, glicosidi della quercitina.

Il contenuto di eugenolo, linalolo e  metilcavicolo lo rende un antimicrobico ideale nelle terapie antinfiammatorie compreso il mal di gola, nei casi di influenze accompagnate da complicanze di origine batterica.

 Sembra inoltre accertato il suo potere nella cura dei dolori reumatici.

Infuso: porre una manciata di piante essiccate in un litro d’acqua bollente. Lasciar riposare per 15 minuti, quindi berne tre bicchieri al giorno dopo i pasti per favorire la digestione, lenire i crampi dello stomaco ed evitare le fermentazioni, per il raffreddore, l’influenza, il mal di testa, la nausea, i crampi addominali, il nervosismo, la depressione.

Decotto: bollire per 5 minuti in un litro d’acqua una manciata di piante essiccate alleviano il mal di gola.

Unito all’acqua del bagno tonifica e profuma la pelle oltre che lasciare un gradevole profumo. L’acqua distillata al basilico è usata come tonico per la pelle e per massaggi anticellulite.

Le foglie fresche usate come impacchi calmano le irritazioni cutanee.

Ha anche capacità afrodisiache.

Polvere: ridurre in polvere finissima le seguenti piante in parti uguali: foglie e sommità fiorite di basilico, di menta piperita o di qualsiasi altra menta e origano. Annusata come il tabacco, la polvere lenisce il raffreddore e la sinusite.

Dolori reumatici e articolari. Preparate un decotto facendo bollire per 10 minuti10 foglie di basilico in una tazza abbondante di acquea. Filtrate, fate intiepidire e bagnate delle bende con il liquido ottenuto per fare degli impacchi sulle zone doloranti. Se il problema riguarda in particolare le ginocchia, mescolate in una ciotola di porcellana (non di metallo) il decotto di basilico con 1 o 2 cucchiai di argilla verde. Mettete una garza sul ginocchio e ricopritela con l’impasto lasciandolo agire fino a quando non sarà  secco.

Per attenuare le ragadi del seno. Mescolate 4 /5 gocce di olio essenziale di basilico a 100 g della vostra abituale crema idratante. Applicate sul seno dopo aver allattato.

Contro afte e stomatiti. Bagnate un cotton fioc con qualche goccia di olio essenziale e fate delle spennellature

Contro il mal di denti, frullate 4-5 foglie di basilico con 1 cucchiaio di olio di oliva battuto e spennellate la parte dolorante 3-4 volte al giorno.

Fiorisce anche in vaso, trasformandosi in pianta ornamentale su finestre e balconi e assolvendo la duplice funzione di fornire preziosi aromi in cucina e tenere lontane le zanzare.

Correre fa bene anche contro l’ansia

Ancora da http://www.erboristeriadelborgo.it/index.php

La corsa leggera, altrimenti detta jogging, è sicuramente l’attività fisica da preferire se vogliamo dimagrire. La corsa può essere, inoltre, un valido aiuto per contrastare disturbi legati all’umore come l’ansia e gli attacchi di panico

Senza contare il fatto che è sicuramente lo sport più democratico che esista, potendo essere praticato da tutti senza costi accessori.

Occorre certo munirsi di scarpe da corsa che devono avere un’imbottitura in grado di preservare le articolazioni da traumi, ma per il resto, più l’abbigliamento è vecchio e usato, meglio è.

Una corsetta per essere efficace deve durare almeno 30 minuti a passo moderato: meglio 2/3 corse a settimana da mezz’ora l’una che una sola da 2 ore!

Oltre la continuità, nella corsa va curata anche la gradualità: non correte subito per 5 km ma iniziate da 1 km o 2/3 alternando passo sostenuto/corsa (ma non fermatevi mai!).

L’allenamento successivo proverete a procedere almeno per 3 km allo stesso passo per poi aumentare in seguito. Anche i migliori maratoneti hanno iniziato dal nulla!

Curate la respirazione e imparate a concentrarvi, magari anche con l’ausilio di un i-Pod dove caricherete le vostre canzoni preferite, meglio se scelte per conciliare il ritmo dell’allenamento che dovrà essere via via più sostenuto.

Non dimenticate lo stretching che dovrebbe seguire (secondo altri anche precedere) la corsa. Senza lo stretching correte il rischio di incorrere in strappi muscolari e di rimanere fermi troppo a lungo. Ogni volta che ci si ferma, infatti, per un periodo, ad esempio in inverno. è sicuramente più difficile ricominciare l’allenamento.

Comunque, la corsa è uno sport che può essere praticato anche in inverno (a patto che si usi l’abbigliamento adatto) e sotto la pioggia (basta un k-way).

Il mandarino

Il mandarino è un agrume di piccola grandezza, tondeggiante, di colore arancione con buccia butterata. Come tutti gli agrumi è composto da spicchi, di colore arancione. Ha sapore dolce, succoso, molto dissetante.

Ne esistono molteplici varietà, fra le quali ricordiamo:

  • mandaranci: si ottengono incrociando i mandarini con le arance;
  • clementini: si ottengono incrociando i mandarini con le arance amare;
  • mapo: si ottengono incrociando i mandarini con i pompelmi.

I mandarini sono ricchi di vitamina A, B, C (ingrediente essenziale per mantenere il nostro cervello attento, agile, reattivo e sveglio e per prevenire il raffreddore e protegge mucose e capillari), P (combatte la ritenzione idrica e favorisce la diuresi) contengono anche calcio, fosforo, ferro, potassio, magnesio, selenio e acido folico e carotene.

I mandarini sono sono ricchi di fibre particolarmente utili per il benessere dell’intestino.

Del frutto non si butta nulla: la sua buccia infatti è piena di limonane (principio antiossidante) che aiuta a combattere i radicali liberi ed ostacola l’invecchiamento cellulare ed ha la caratteristica di ritardare l’invecchiamento della pelle e sempre dalla buccia si estrae un olio essenziale in grado di calmare l’ansia e combattere insonnia e ritenzione idrica. Il mandarino stesso per per l’elevato contenuto di bromo possiede proprietà calmanti, infatti è ritenuto un sedativo del sistema nervoso centrale ed è per questo motivo aiuta a conciliare il sonno.

Viene indicato nelle diete perché si presenta come un frutto nutriente e facilmente digestivo.

A differenza di altri agrumi, i semi del mandarino, anche se masticati, non solo non fanno male ma apportano vitamine.

Per l’abbondanza di selenio e di vitamina C è ideale:
–  per rinforzare le difese immunitarie in quanto aumenta la produzione di anticorpi;
– combatte efficacemnte i sintomi influenzali e da raffreddamento;

antiinfiammatori naturali
– combattere i dolori articolari;
– stimolare il metabolismo degli ormoni tiroidei;
 – inibire l’anormale crescita cellulare e prevenire il cancro.
Gli scienziati del National Institute of Fruit Tree Science e anche altri studi paralleli sostengono che il mandarino avrebbe proprietà antitumorali (sembra che bere un bicchiere di succo di mandarino al giorno riduce il rischio di sviluppare il tumore del fegato) e proteggerebbero il cuore. I ricercatori australiani sostengono, inoltre, che il consumo di arance e mandarini ridurrebbe del 50% le probabilità di cancro del tratto digestivo e del 20% di ictus.

Il mandarino ha sulla pelle un effetto depurativo e drenante ma non solo: l’olio di mandarino è utile anche per combattere la ritenzione idrica e gli inestetismi della cellulite. Infatti utilizzando la buccia del mandarino viene creato un olio con il quale si può effettuare un salutare massaggio sulle gambe che facilita il riassorbimento dei liquidi e riduce la cellulite. Sono anche note le sue proprietà emollienti, purificanti e stimolanti particolarmente importanti per il corretto funzionamento del metabolismo. L’olio di mandarino (biologico al 100%) è quindi molto efficace per i massaggi corporei; a fine trattamento viene completamente riassorbito lasciando la pelle vellutata ed idratata.

Antiossidante con la nobitelina un flavonoide che conferisce il colore arancio al frutto.

La Serotonina

La serotonina, una sostanza naturale essenziale, è uno dei più potenti modulatori corporei di umore, appetito, sonno e percezione della sofferenza ed ha un potente effetto sul cervello: fluttuazioni della sua disponibilità possono causare depressione, ansia, frenesia alimentare, insonnia, mal di testa e altri problemi comuni della vita di tutti i giorni. La serotonina viene prodotta nel cervello e nel sistema nervoso degli esseri umani e degli animali grazie all’assunzione delle sostanze nutritive presenti nel cibo che consumiamo. Milioni di persone prendono antidepressivi ogni giorno per compensare il loro basso livello di serotonina, senza sapere che basterebbe apportare i giusti cambiamenti alla dieta e allo stile di vita per modificare radicalmente il loro umore: dieta ed esercizi, un nuovo modo di alimentarsi e riposarsi; esposizione alla luce del sole, praticare attività fisica. Un programma che permette di aumentare il livello di serotonina in modo naturale, apportando benefici alla salute e al benessere.

La serotonina – nota anche come “ormone del buonumore”, 5-idrossitriptamina o 5-HT – è un neurotrasmettitore sintetizzato nel cervello e in altri tessuti a partire dall’amminoacido essenziale triptofano. La serotonina è coinvolta in numerose e importanti funzioni biologiche, molte delle quali ancora da chiarire; infatti, come tutti i mediatori chimici, agisce interagendo con vari e specifici recettori, espletando un effetto diverso in base alla regione corporea considerata. Possiamo quindi paragonare la serotonina ad una chiave, che per esercitare la propria azione ha bisogno di interagire con specifiche serrature, rappresentate dai suoi recettori; l’interazione tra chiave e serrature consente l’apertura di porte che presiedono al controllo dell’attività cerebrale e dell’intero organismo.

Come precursore della melatonina, la serotonina regola i ritmi circadiani, sincronizzando il ciclo sonno-veglia con le fluttuazioni endocrine quotidiane. Nel sistema cardiovascolare, la serotonina agisce sulla contrazione delle arterie, contribuendo al controllo della pressione sanguigna; stimola inoltre la contrazione della muscolatura liscia dei bronchi, della vescica e dei grossi vasi intracranici (una massiccia vasocostrizione delle arterie cerebrali sembra innescare l’attacco emicranico al pari di un’eccessiva vasodilatazione). La serotonina è presente anche nelle piastrine, di cui stimola l’aggregazione esercitando un’attività vasocostrittrice e trombogena in risposta alla lesione dell’endotelio vasale (ad esempio in risposta ad un trauma).

La serotonina interviene nel controllo dell’appetito e del comportamento alimentare, determinando una precoce comparsa del senso di sazietà , una minore assunzione di carboidrati a favore delle proteine e una riduzione, in genere, della quantità di cibo ingerita. Non a caso, molte persone che avvertono un calo dell’umore (ad esempio una depressione pre-mestruale) avvertono un bisogno importante di dolci (ricchi di carboidrati semplici) e cioccolato (contiene e favorisce la produzione di serotonina, perché ricco di zuccheri semplici, oltre che di sostanze psicoattive). Non a caso, dunque, alcuni farmaci anoressizzanti utili nel trattamento dell’obesità, come la fenfluramina, agiscono aumentando il segnale della serotonina.

L’ingestione di molti carboidrati stimola la secrezione di insulina, un ormone che facilita l’ingresso dei nutrienti nelle cellule, compresi gli amminoacidi ad eccezione del triptofano. Di conseguenza, dopo la massiccia secrezione insulinica in risposta all’iperglicemia, i livelli relativi di triptofano nel sangue aumentano (perché calano quelli degli altri aminoacidi). L’aumento relativo del triptofano agevola il suo passaggio nel sistema nervoso centrale, dove incrementa la produzione di serotonina; ciò scatena un classico meccanismo feed-back negativo che diminuisce il desiderio di assumere carboidrati. Con un meccanismo analogo, i livelli di serotonina aumentano anche durante uno sforzo fisico (il che spiega in parte gli effetti antidepressivi dell’attività motoria); l’eccessivo aumento di questa sostanza durante uno sforzo strenuo e prolungato è coinvolta nella percezione della fatica.

Il sistema serotinonergico è coinvolto anche nel controllo del comportamento sessuale e delle relazioni sociali (bassi livelli di serotonina sembrano collegati ad ipersessualità e comportamenti aggressivi antisociali). Non a caso alcune droghe che aumentano il rilascio di serotonina e/o l’attività dei suoi recettori, come l’ecstasy, inducono euforia, senso di aumentata socialità ed autostima. Oltre che sul comportamento sessuale, la serotonina ha effetti inibitori sulla sensibilità al dolore, sull’appetito e sulla temperatura corporea.

A livello del sistema nervoso centrale, la serotonina presente in difetto è infatti causa di cali patologici dell’umore; una mancanza di serotonina può quindi causare depressioni, ma anche stati di ansietà ed aggressività. Molti antidepressivi (come il prozac) agiscono bloccando il riassorbimento di serotonina, quindi ripristinando e potenziando il suo segnale, che nelle persone depresse è particolarmente scarso; la stessa azione è ricoperta dall’iperico (o Erba di San Giovanni). Alcuni di questi farmaci aumentano contemporaneamente il segnale della serotonina e quello della noradrenalina (effetto serotoninergico e noradrenergico, tipico della duloxetina e della venlafaxina). Anche alcuni farmaci con proprietà antiemicraniche aumentano il segnale della serotonina (sono agonisti dei recettori serotinonergici, come il sumatriptan), mentre altri medicinali assunti con le medesime finalità hanno un effetto opposto (pizotifene e metisergide)

La serotonina regola la motilità e le secrezioni intestinali, dov’è cospicua la presenza di cellule enterocromaffini contenenti serotonina; determina diarrea se presente in eccesso e stitichezza se presente in difetto. Quest’azione, in particolare, è sensibile all’interrelazione tra il “sistema nervoso enterico” ed il cervello  (Sistema Nervoso Centrale – SNC) e spiega come mai importanti stress psicofisici abbiano molto spesso ripercussioni sulla motilità intestinale. Un eccesso di serotonina provoca nausea e vomito e non a caso questo è uno dei principali effetti collaterali di vari farmaci antidepressivi, come il prozac (la nausea insorge nella prima settimana di terapia per poi regredire); l’ondansetron, farmaco che si comporta come un antagonista dei recettori della serotonina, è invece un potente antiemetico (impedisce il riflesso del vomito, particolarmente forte durante cicli di chemioterapia).

E’ possibile aumentare la serotonina nel cervello, anche senza usare i farmaci.
Un modo è il cibo. Ad esempio il cioccolato fondente (anche per non ingrassare) produce un enzima similare alla serotonina. Mangiare cioccolato produce un senso di benessere.

L’erba di San Giovanni o chiamato Iperico produce un senso di benessere leggero, e viene usato in casi di depressioni leggere. Il mosto di san Giovanni è stato usato per secoli nei casi di nevralgia o di malattie mentali, e, come sedativo, nei casi di punture di insetti o di malaria. Anche Ippocrate lo cita come medicina. Nuovi studi hanno mostrato la sua efficacia nel trattare depressioni leggere. Uno studio del 1996 nota che “gli estratti di hipericum sono molto migliori del placebo danno effetti simili agli antidepressivi classici”. Il mosto di San Giovanni si trova normalmente sul mercato e si consiglia come dosaggio 300 mg tre volte al dì.

Prima di andare a dormire usare il latte caldoe miele, nel latte caldo ci sono sostanze che aiutano a produrre la serotonina.

In erboristeria possiamo provare anche luppolo e genziana.

Cercare di gestire lo stress per quanto possibile, non farsi avvolgere troppo dal senso di responsabilità tipo vita o morte, come la fabbrica dei soldi ci fa credere.

Una vita sana, senza fumo, alcol, troppi grassi, quindi una corretta alimentazione senza abbondare in un certo tipo di cibi, giusto riposo, giusta attività fisica.

Alcuni sostengono che la pasta contenga sostanze che danno benefici all’umore.

Mangiare molti vegetali aiuta la produzione di serotonina, per via dell’aminoacido triptofano che viene aumentato nel suo assorbimento.

L’insalata contiene triptofano, e mangiarne tanta fa sicuramente bene.

Tra gli alimenti che contengono triptofano ricordiamo in ordine di quantità: uova e formaggi freschi; carne bianca; legumi secchi; semi oleosi e frutta in guscio; pesce di mare; cereali integrali o semintegrali; alcuni vegetali (indivia, spinaci, patata, cavoli, asparagi, funghi, bietola, lattuga); tra la frutta banana e ananas.

La Rodiola è in grado di aumentare del 30% circa i livelli di serotonina nel Sistema Nervoso Centrale, sostanza in grado di svolgere azione sedativa-antiansia.

La Rhodiola tibetana migliora la resistenza fisica e le capacità mentali, compreso l’aumento di memoria.

La pappa reale è quindi un eccellente ricostituente, destressante sul sistema nervoso, riequilibra la pressione arteriosa, rafforza il tono del muscolo cardiaco, antibiotico naturale, accelera il metabolismo, stimola appetito e digestione, ha effetti antidepressivi, accelera la guarigione dalle malattie, agisce sulle tensioni pre-mestruali, contro l’insonnia, da impulso all’attività fisica e intellettuale, etc.

Un ultimo consiglio: la secrezione di serotonina non è legata solo al cibo, ma anche all’attività fisica, alla luce solare e perfino all’innamoramento. Avere una persona che ci vuole bene vicino fa sicuramente stare meglio tutto il corpo e la mente.

Per chi ha problemi di motibilità intestinale dovuti a stress e ansia, è quello di mangiare molta crusca, che è in grado di stimolare la peristalsi intestinale.

Il triptofano è il precursore della serotonina, che si trasforma in presenza di vitamine del gruppo B. E’ molto importante, quindi, privilegiare alimenti ricchi di vitamina B, tra cui pesce, cereali, agrumi, lattuga, broccoli, spinaci, avocado e prugne. Non dimenticare il miele, ricchissimo di vitamina B, e quindi ideale per far riportare il sorriso nella nostra giornata.

Per la vitamina B3 bisogna scegliere latte, orzo, legumi e pomodori; per la B6 optare per pesce, carote e patate. Mantenendo un’alimentazione a base di alimenti ricchi di vitamine del gruppo B si dovrebbe riuscire ad assicurare all’organismo un livello di serotonina tale da resistere ai disturbi dovuti agli sbalzi di temperatura e agli eventi imprevisti.

Basta un semplice dolcetto, come la mousse di castagne oppure una banana o una fetta di ananas, per stimolare direttamente la produzione di serotonina, che può essere convertita dall’ organismo in melatonina, importantissima nella regolazione del ciclo sonno- veglia.
Sette pistacchi al giorno e dormi bene, ricchi di tritofano, i pistacchi sono utili per rasserenare l’ umore e ridurre l’ ansia, purchè consumati al naturale, senza sale aggiunto o le castagne.

La pera, grazie all’ apporto di fruttosio e di glucosio, può costituire una valida riserva di energia per il nostro corpo, da sfruttare in maniera particolare contro la spossatezza tipica dall’ autunno.

E’ stato dimostrato che piccole dosi di 5-htp migliorano l’umore, riducono l’ansia, rendono più stabile il sonno e aiutano a curare le forme moderate di depressione. Questo elemento si trova nel formaggio e nei gallinacei.

E infine il litio è conosciuto come cura delle depressioni bipolari, ma è molto valido, come minerale, per permettere al corpo di aumentare le funzioni cerebrali. e’ oggi indicato anche come elemento di prevenzioni dell’Alzheimer, ed ha dimostrato di essere capace di bloccare molti dei canali che causano la demenza. E’ un prodotto molto economico e non ha particolari controindicazioni, anche se è consigliabile prendere alcuni grassi acidi per eliminare qualsiasi effetto tossico. La dose consigliata è di 10-20 milligrammi al giorno

Qualche rimedio omeopatico

Solo a titolo informativo copio qualche suggerimento omeopatico trovato in rete per i mali di stagione.

Premessa: in omeopatia i medicinali non curano una malattia, ma un insieme di sintomi che possono corrispondere a numerose malattie e a un numero illimitato di pazienti.

ANSIA. Per sconfiggere l’ansia possamo servirci di piante come la Valeriana e la Passiflora ed il

Biancospino.

La Valeriana agisce sul sistema nervoso centrale, esercitando un’azione sedativa ed ipnoinducente.

Favorisce perciò il sonno nelle ore notturne, mentre durante il giorno ha un effetto sedativo e

tranquillante.

La Passiflora ha un’azione sedativa sul sistema nervoso centrale (come la Valeriana) e provoca un

sonno simile a quello fisiologico, seguito da un risveglio senza sonnolenza. Inoltre possiede anche

un’azione antispasmodica sulla muscolatura liscia del tubo digerente.

Il Biancospino possiede un’azione sedativa che si manifesta in maniera decisa sulla eccitabilità del

sistema nervoso centrale. La sua somministrazione diminuisce la sensazione di angoscia, le vertigini

e l’insonnia.

I tre princìpi attivi si trovano associati nel VALBIAPAS TM, prodotto omeopatico.

Posologia 30 gocce nel tardo pomeriggio, 50 gocce prima di coricarsi.

INFIAMMAZIONE NERVO SCIATICO. L’infiammazione del nervo sciatico provoca un dolore che si irradia lungo tutto il suo percorso, più accentuato nella regione glutea e poi via via più giù, nella parte posteriore della coscia fino al polpaccio. Il trattamento iniziale consiste nel riposo a letto in posizione fetale, al caldo, e in leggeri massaggi (in presenza di contratture muscolari). Numerosi sono i rimedi omeopatici che aiuteranno a riprenderci rapidamente.
Se il dolore si aggrava tossendo e starnutendo può essere utile TELLURIUM.
Se invece si ha aggravamento con dolori strazianti stando coricati a letto, con il tempo umido (sciatalgia che insorge dopo esposizione alla pioggia), e miglioramento camminando è la volta di RHUS TOXICODENDRON.
Se si hanno dolori improvvisi e intensi, un miglioramento premendo sull’arto e con applicazioni calde, è molto utile MAGNESIA PHOSPHORICA. L’infiammazione del nervo sciatico può dare dolori che si acutizzano al minimo movimento ma che migliorano invece coricandosi sulla parte dolente: BRYONIA. Se si accusano dolori violenti, folgoranti, parossistici, che non danno tregua al paziente e si accentuano col freddo, il riposo e al minimo contatto, mentre si ha sollievo stando coricati in posizione rannicchiata, piegando la gamba interessata, al caldo, oppure col movimento e una forte pressione: COLOCYNTHIS.

SINUSITE. La sinusite è un processo infiammatorio della mucosa dei seni paranasali (frontali, mascellari, etmoidali, sfenoidali). I seni sono appunto cavità ossee la cui funzione principale è quella di alleggerire il cranio, rivestite internamente di mucosa respiratoria, tutte in comunicazione, tramite un canalicolo ristretto, con la cavità nasale in cui riversano una scarsa secrezione siero-mucosa. L’infiammazione provoca una congestione della mucosa, ostruzione del canalicolo, ristagno di muco, a volte infezione per proliferazione batterica, e il classico dolore sinusitico di tipo nevralgico difficile da combattere con i comuni analgesici

KALIUM BICHROMICUM quando si ha una scarsa secrezione muco-purolenta, vischiosa, collosa, giallo-verdastra, croste nelle narici, anosmia (mancanza di olfatto).
LACHESIS MUTUS per sciogliere il muco e facilitare la ripresa delle secrezioni.
HYDRASTIS CANADENSIS quando le secrezioni sono dense, vischiose, giallastre e rinorrea nasale posteriore (la secrezione finisce direttamente in gola) che forma tappi.
CINNABARIS anche questo rimedio favorisce la fluidificazione e il drenaggio delle secrezioni.
HEPAR SULFUR se la sinusite è purolenta con secrezioni sempre fetide, peggioramento al freddo e al minimo contatto (impiegare SOLO a bassa diluizione, 5 CH, per favorire il drenaggio).

Tutti i rimedi vanno assunti a diluizioni medio-basse, 3-5 volte al giorno.
Molto utili risulteranno anche i classici fomenti di un tempo con l’acqua bollente e gli olii essenziali balsamici.

RAFFREDDORE. La mucosa nasale si infiamma dando ostruzione nasale, con o senza rinorrea e frequenti starnuti. Se poi abbiamo abbondante scolo acquoso che irrita il labbro superiore e profusa lacrimazione non irritante dobbiamo ricorrere al rimedio ALIUM CEPA.
Se invece lo scolo nasale non è irritante, mentre lo è invece la lacrimazione, è la volta di EUPHRASIA OFFICINALIS.
Se la rinorrea è densa, vischiosa grigiastra, difficile a staccarsi, dobbiamo ricorrere a KALIUM MURIATICUM.
Se si ha perdita del gusto e dell’odorato, la rinorrea è gialla, naso ostruito la sera e la notte, meno di giorno, ecco PULSATILLA.
KALIUM BICHROMICUM è indicato con rinorrea giallo-verdastra collosa, che può formare croste nelle narici.
Se il raffreddore si manifesta con secchezza della mucosa nasale e ostruzione completa così da respirare con la bocca, bisogna ricorrere a SAMBUCUS NIGRA. Se l’ostruzione è dolorosa alla radice del naso, talvolta dolore al seno frontale, miglioramento quando inizia la rinorrea, ecco STICTA PULMONARIA.
Se si hanno starnuti spasmodici al mattino appena ci si alza da letto e si prosegue durante la giornata e questo ci provoca eccessivo nervosismo e arrabbiature, bisogna ricorrere a NUX VOMICA.
I rimedi vanno assunti a media diluizione 4-5 volte al giorno.

MAL DI GOLA. E’una banale infiammazione della mucosa oro-faringea la cui caratteristica principale è il dolore alla deglutizione (odinofagia).
Bisogna imparare a cogliere bene i sintomi per individuare meglio il rimedio più appropiato.
Il rimedio BELLADONNA è indicato quando si accusa una secchezza della gola e dolore a deglutire; le tonsille e la faringe sono arrossate; le linfoghiandole sottomandibolari sono ingrossate; viso arrossato, occhi lucidi, pupille dilatate e sensibili alla luce; sete scarsa per piccoli sorsi.
Il rimedio PHYTOLACCA è indicato quando faringe e tonsille sono di un color rosso bruno, soprattutto i pilastri palatini; caratteristico è il dolore a deglutire che si irradia fino alle orecchie; sete per liquidi freddi.
Il rimedio APIS è indicato quando l’ugola pende come se fosse un sacchetto trasparente, la faringe è rosso lucente scarsa sete per liquidi freddi; desiderio di succhiare il ghiaccio.
MERCURIUS SOLUBILIS è indicato quando la lingua è gonfia pastosa, con l’impronta dei denti, alito fetido a volte pus sulle tonsille. ACONITUM subito dopo un’infreddatura, ci si sente agitati, ansiosi, con sete intensa.
In tutti i casi la febbre può essere presente oppure no, leggera o a volte anche alta.