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Ecco la Dieta Salva Memoria

PREDIMED(PREvencion con DIeta MEDiterranea), lo studio pubblicato sul Journal Alzheimer Deseases, che mette in evidenza i benefici che alcuni alimenti della dieta mediterranea hanno sulle nostre funzioni cognitive.

Olio extravergine d’oliva, vino rosso, noci o nocciole e caffè. Questi sono gli ingredienti migliori per salvaguardare la nostra memoria, grazie agli antiossidanti (soprattutto polifenoli) in essi contenuti.

Una ricetta ottenuta grazie ad una ricerca (PREDIMED appunto) svolta su 450 soggetti, sia maschi che femmine, di età compresa fra i 55 e gli 80 anni, e tutti con un rischio cardiovascolare elevato. La dieta mediterranea ed, in particolare i cibi su menzionati, tiene a bada il rischio di deficit cognitivo.

Un risultato importante in termini di prevenzione, salute e spesa pubblica. Gli ammalati di Alzheimer sono sempre più, circa il 3.5% della popolazione è affetta da questa malattia ed ogni anno sono centinaia di migliaia i nuovi casi.

Ecco perché anche i geriatri della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria(SIGG), sottolineano l’importanza di questo studio. (fonte www.tuttasalute.net)

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Perdere Peso con la Frutta Secca

Perdere peso consumando solo frutta secca è impossibile. Quelli che vi forniamo oggi non sono i consigli per intraprendere una dieta con un solo alimento, quanto come inserire noci, pistacchi e mandorle all’interno della vostra alimentazione per ottenere dei risultati sorprendenti, come il mantenimento del peso forma, il colesterolo basso, un sistema immunitario sano e ben funzionante, tutto questo, associato al piacere di mangiare bene e con gusto. Prima di iniziare il nostro viaggio, dobbiamo fare una distinzione. La frutta secca può essere suddivisa in 2 categorie, quella glucidica e quella lipidica. Questi due termini possono sembrarci un po’ strani, ma definiscono le proprietà nutrizionali di questi prodotti.

Frutta secca glucidica e lipidica

La frutta secca glucidica è quella frutta povera di grassi, ma ricca di zuccheri come ananas, mele, albicocche, prugne, fichi. In questo specifico caso, più che secca possiamo definirla frutta disidratata o essiccata, ovvero si può consumare anche fresca. Quella invece lipidica, al contrario, è ricca di grassi, ma povera di zuccheri. In questa seconda categoria possiamo mettere la frutta propriamente detta secca, come mandorle, le noci, i pinoli, i pistacchi, ecc. Quest’ultima è ricca di proteine ed è particolarmente energica. Ciò che la rende davvero importante per la linea e per la salute sta nel fatto che contiene fibre e acidi grassi mono e polisaturi. Questi elementi prevengono l’obesità e il diabete, inoltre, grazie alla presenza di fibre aiutano il transito intestinale e a regolarizzare l’intestino. Spesso il peso è dato dalla stipsi o da una dieta povera di frutta e verdura.

Le dosi quotidiane

Per ottenere tutti i benefici elencati fino adesso, però, è molto importante fare attenzione alle dosi. Che sia frutta essicata o secca (quest’ultima è quella che consiglio) va mangiata con moderazione, perché altrimenti le troppe calorie potrebbero far ingrassare. In linea di massima, si consiglia una manciata al giorno, in termini un po’ più tecnici 10-20 grammi. I nutrizionisti sostengono che per mantenere il colesterolo basso ci vogliano massimo 4 noci al giorno (che con il guscio pesano circa 60 grammi e hanno lo stesso apporto di Omega 3 di un piatto di pesce). Il dottor Carlo Lesi, direttore dell’Unità Operativa di Dietologia e Nutrizione Clinica dell’Azienda Usl di Bologna, ha commentato: “Noci, nocciole, pistacchi e mandorle sono alimenti ipercalorici per la ricchezza in grassi, per cui sono alimenti sconsigliati nelle persone che vogliono perdere peso, a meno che non vengano assunti al posto di altri alimenti ricchi di grassi saturi a funzione aterogena e di origine animale: carne, formaggio, insaccati, uova“.

Anacardi, nocciole e pistacchi

Dopo aver parlato di noci e mandorle, analizziamo altri tre prodotti molto tipici, gli anacardi, le nocciole e i pistacchi. Gli anacardi sono dei semi di arachide, molto ricchi di minerali e con alto contenuto di fibre vitamina E. La dose massima consigliata al giorno è di 20 grammi, perché pieni di lipidi. Poi abbiamo le nocciole, un simbolo Igp italiano. Se assunte in piccole quantità (sempre non più di 20 grammi) hanno proprietà antiossidanti, ricostituenti, ipoglicemizzanti e ipocolesterolemizzanti. Si consiglia di mangiarle come snack, possibilmente lontano dai pasti e in abbinamento di qualche frutto polposo, come un kiwi o una mela. Infine, i pistacchi. Alcuni studi hanno dimostrato che mangiare questo frutto, con il guscio, sia d’aiuto a perdere peso, perché il cervello ingannato dall’enorme volume di scarto si convince di non avere più fame. Si consiglia sempre di rispettare la dose indicata e di acquistare solo prodotti naturali, possibilmente privi di salatura. (fonte dieta.pourfemme.it)

La Frutta che Brucia i Grassi in modo rapido

La frutta è davvero un prodotto fondamentale nella dieta di ognuno di noi. Inoltre, come abbiamo visto qualche giorno fa, se consumata nel modo più opportuno può favorire anche il dimagrimento. Oggi ci concentriamo su alcuni frutti che hanno, tra le loro innumerevoli proprietà, anche quella di bruciare i grassi.
Non pensiate di perdere peso solo con una fetta d’ananas, ma inserita nel modo opportuno nella dieta quotidiana può dare ottimi risultati. Come sempre ricordiamo che le porzioni di vegetali dovrebbero essere 5 al giorno, di cui almeno 2 a base di frutta.

Mela

La mela è il frutto più semplice che esista sulle nostre tavole e spesso tendiamo un po’ a snobbarlo. Facciamo un grave errore, perché ha un contenuto elevatissimo di vitamina C ed E, ma anche di potassio, silicio, magnesio. Per questo motivo, oltre a proteggere il corpo dai radicali liberi, favorisce il colesterolo basso e aiuta a bruciare i grassi. Per perdere peso, inoltre, si può utilizzare l’aceto di mele, che potenzia il metabolismo. È sufficiente aggiungerlo alle pietanze o utilizzarlo come integratore alimentare.

Avocado

L’avocado è un frutto esotico molto noto per essere ricco di antiossidanti (soprattutto fitonutrienti) e di omega 3. Ma c’è di più, perché è ricco di fibre che favoriscono il regolare transito intestinale. Inoltre, contiene un quantitativo notevole di acido oleico e grassi monoinsaturi che aiutano a sciogliere i rotolini di grasso proprio sulla pancia. Tra le caratteristiche che rendono speciali questo frutto, c’è anche quella di stimolare la produzione di colesterolo buono (HDL) e mantenere, invece, basso quella del cattivo (LDL). È stato eletto, per questo motivo, anche frutto salva-cuore.

Ananas

L’ananas è il frutto bruciagrassi per eccellenza e si consiglia di consumarlo al naturale alla fine di ogni pasto, perché favorisce la digestione. Questa sua qualità è determinata da una sostanza che si chiama bromelina, ovvero un enzima in grado di scindere le proteine e i grassi a catena lunga. Per essere più precisi, grazie alla bromelina i grassi e le proteine a lunga catena non vengono assimilati, ma disciolti e mandati nel flusso sanguigno per essere poi eliminati. Questo enzima è importante anche per contrastare la ritenzione idrica e l’odiosa buccia d’arancia. L’anans, inoltre, è un frutto estremamente light, perché è costituito dall’80 percento di acqua che potenzia anche il suo effetto drenante e diuretico.


Frutta secca

Gli ultimi frutti bruciagrassi sono quelli secchi, come le noci, ricchissime di acidi grassi insaturi, proteine, zuccheri e vitamine. Oltre a mantenere basso il colosterolo, la frutta secca aiuta a bruciare il grasso corporeo perché contiene grandi quantità di calcio e magnesio. La dose consigliata al giorno è di massimo 5 noci (10 grammi per gli altri tipi). Potete ovviamente scegliere tra noci, nocciole, anacardi, pecans, arachidi, mandorle (quest’ultime si consigliano al naturale perché in questo modo conservano un enzima che rompe il grasso, il lipase) tutti ricchissimi di omega 3. (fonte dieta.pourfemme.it)

Una dieta Anti-Alzheimer con Noci, Pomodori, Broccoli e Olio d’Oliva

Pomodori, noci, broccoli, pesce e pollo nel piatto di chi vuole salvaguardare la memoria e la funzionalità del cervello. L’Alzheimer, infatti, si combatte a tavola, con una giusta combinazione di alimenti, spiegano gli scienziati della Columbia University di New York che hanno pubblicato uno studio, su Archives of Neurology, dopo aver seguito le abitudini alimentari di 2148 persone sessantacinquenni per oltre quattro anni. I ricercatori, guidati da Yian Gu, hanno stilato, oltre al menu ideale per la prevenzione della demenza, una lista nera dei cibi che comprende carne rossa, latticini. Agli oltre duemila volontari che hanno partecipato allo studio gli scienziati hanno chiesto di rispondere a un questionario sull’alimentazione seguita, mentre ogni 18 mesi sono stati eseguiti esami medici. Alla fine della sperimentazione 253 persone avevano l’Alzheimer. La malattia è risultata essere meno frequente nelle persone con una dieta ricca di alimenti contenenti sostanze “preventive”, come alcune vitamine (B9, B12 e E) e gli acidi grassi (omega 3 e 6). Le vitamine del complesso B12 e l’acido folico, ad esempio, svolgerebbero il loro ruolo di prevenzione grazie alla capacità di ridurre i livelli di omocistina nel sangue (legata al rischio cardiovascolare). Mentre la vitamina E ridurrebbe il rischio di demenza per le sue capacità antiossidanti. Al contrario alcuni alimenti, come i formaggi, burro e la carne rossa, aumenterebbero il rischio per la presenza di grassi saturi, legati all’aterosclerosi e alle forme infiammatorie che fanno accumulare nel cervello beta-amieloide, sostanze nefaste per il sistema nervoso perché impediscono la trasmissione degli impulsi nervosi tra neuroni. Le placche di beta-amieloide, inoltre, sono una caratteristica peculiare della malattia di Alzheimer.
(fonte www.altrasalute.it)

Alzheimer, preservare la Memoria grazie alla Dieta Mediterranea

Combattere i problemi di memoria relativi all’Alzheimer attraverso la dieta mediterranea: è questo il suggerimento derivante da studio recentemente condotto da un gruppo di ricercatori dell’università di Barcellona e recentemente rilanciato dagli esponenti medici della Società italiana di Gerontologia e Geriatria. Mangiare bene per una prevenzione efficace e duratura. Ed il segreto è negli alimenti.

La ricerca, pubblicata sulla rivista di settore Journal Alzheimer Deseases, illustra come gli cibi contenuti in questo percorso alimentare rappresentino uno dei fattori principali di scudo per il nostro organismo, sia dalle malattie cardiovascolari e dal cancro, sia nei confronti di malattie neurologiche come ad esempio l’Alzheimer.

Essenzialmente condurre un’alimentazione equilibrata e ricca di antiossidanti consente di mantenere sana la memoria e ridurre il rischio di deficit cognitivi tipici delle patologie neurodegenerative. Lo studio in questione è stato condotto su un gruppo di anziani considerati a “forte rischio cardiovascolare”. Un campione di 450 persone di entrambi i sessi di età compresa tra i cinquantacinque e gli ottanta anni, nei quali si è analizzato “il profilo del genotipo di apolipoproteina E”, protide deputato a trasportare il colesterolo nel sangue il cui alto livello viene generalmente correlato ad un maggiore rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer.

Le conferme del beneficio derivante dalla dieta mediterranea sono arrivate attraverso l’analisi dell’alimentazione condotta dai volontari e dai livelli di polifenoli nelle urine degli stessi, confrontata ovviamente con i test cognitivi e di memoria condotti sugli stessi. In particolare è stato rilevato che i cibi maggiormente adatti ad apportare benefici sono l’olio di oliva, in grado addirittura di migliorare la memoria a breve termine e di riuscire insieme al caffè a fissare i concetti ed i pensieri sul lungo periodo e le noci, spettacolari nel sostenere la persona per ciò che concerne la “memoria del lavoro” e il punteggio nei test cognitivi.

Gli scienziati spagnoli nell’articolo, e quelli italiani in seguito rilanciando i risultati dello studio, hanno quindi sottolineato l’importanza della prevenzione attraverso un’alimentazione sana e corretta che miri a salvaguardare il benessere psicofisico della persona. (fonte www.medicinalive.com)

Alimenti buoni per la Prostata

Il problema di molti uomini dai 40 ai 60 anni è l’ingrossamento della prostata, che porta sintomi quali:

  • Urinazione sempre più frequente
  • maggior urgenza
  • risvegli notturni
  • getto e calibro del’urina ridotta

Come sostiene Michael T.Murray, “Se non viene trattata, questa patologia finisce per ostruire il deflusso di urina, provocando la conseguente ritenzione dell’urina nel sangue.

Per prevenire e trattare questa patologia Murray, consiglia l’assunzione di dosi adeguate di zinco.
E’ dimostrato dice, che “lo zinco riduce le dimensioni della prostata e riduce i sintomi nella maggior parte dei pazienti”.

L’alimentazione consigliata:

  • Alimenti ricchi di zinco, come noci, come fonte eccellente di acidi grassi essenziali.
  • Semi soprattutto di zucca, perché contengono forti dosi di zinco, 1 /4 di tazza al giorno.
  • Olio di lino, di girasole e di onagra (o enotera), fonte di preziosi acidi grassi essenziali, 1 cucchiaio al giorno.

Aumentare il consumo di noci, semi oleosi o integrare la dieta con un complesso di acidi grassi essenziali:

  • Acido linoleico
  • Acido linolenico
  • Acido arachidonico

Questo consente di migliorare in modo significativo la funzionalità urinaria.

Le probabili cause dell’ingrossamento della prostata:

  • Il colesterolo, “è dimostrato che i metaboliti del colesterolo, danno inizio alla degenerazione delle cellule prostatiche, che quindi promuovono l’ingrossamento della prostata”.
  • L’incremento di prodotti chimici, come diossina, difenili polialogenati, l’esclorobenzene e i debenzofurani, presenti nei cibi.
  • Gli ormoni sintetici dati agli animali per ingrassarli.

Consiglio per prevenire e curare la prostata ingrossata:

Consumare il più possibile alimenti integrali, naturali e biologici, liberi da antiparassitari e altri contaminanti. Questi alimenti sono in grado di offrire un certo grado di protezione in quanto ricchi di minerali quali calcio, magnesio, zinco, selenio, germano; vitamine, pigmenti vegetali quali i flavonoidi, carotenoidi, clorofilla; di fibra, specialmente i tipi gelificanti e mucillaginosi e i composti solforosi che aiutano  l’organismo a neutralizzare i prodotti chimici e i metalli pesanti.

Raccomandazioni:

“L’estratto liposterolico delle bacche di Serenoa repens, ha dimostrato di migliorarein modo rilevante i segni e i sintomi della prostata ingrossata in diversi studi clinici”.

Murray consiglia di assumere 160 mg di estratto di Serenoa 2 volte al giorno. (fonte www.alimentazione-benessere.it)

Diabete e patologie Cardiache: la protezione da Noci e Mandorle

Mangiare quotidianamente noci, mandorle e nocciole può migliorare la salute delle persone che soffrono di sindrome metabolica, abbassando i livelli di infiammazione nell’organismo e proteggendo il cuore, diminuendo così il rischio – particolarmente alto per questi pazienti – di sviluppare patologie cardiache, diabete di tipo 2 e ipertensione. La scoperta è stata pubblicata sul Journal of Proteome Research da Cristina Andrés-Lacueva e colleghi dell’Università di Barcellona e dai ricercatori dell’Università Rovira i Virgili di Tarragona.

Secondo gli esperti l’aiuto contro la sindrome metabolica da parte di questi frutti secchi proverrebbe dall’alto contenuto di grassi sani e antiossidanti in essi contenuti e dal fatto che stimolano la serotonina, un neurotrasmettitore – già conosciuto come l’«ormone del buonumore» – che, oltre a favorire la trasmissione dei segnali nervosi all’interno del cervello, è anche in grado di diminuire la sensazione di fame. Per fare la differenza sembra ne siano sufficienti 30 grammi al giorno.

La sindrome metabolica è caratterizzata da una situazione clinica ad alto rischio cardiovascolare che comprende, contemporaneamente, sintomi come obesità, ipercolesterolemia, ipertensione e iperglicemia. I ricercatori sono giunti al risultato paragonando gli effetti ottenuti su 22 pazienti sottoposti a una dieta integrata con noci e simili per 12 settimane con i dati riscontrati in altri 20 pazienti tenuti invece appositamente «a distanza», per lo stesso periodo, dalla frutta secca. (fonte salute24.ilsole24ore.com)