Archivi del mese: febbraio 2011

Cosa dicono i disturbi della pelle

Psoriasi, vitiligine, orticaria, herpes; disturbi cutanei molto diffusi che per la psicosomatica derivano da paure mai risolte e desideri inascoltati

La pelle parla di noi

La pelle è il nostro confine ma anche l’interfaccia fra noi e il mondo. Per questo rappresenta il luogo dove i nostri modi d’essere si legano con il mondo, dove la nostra vita “dialoga” con l’esterno. Per la medicina psicosomatica la sfera cutanea si presta a diverse letture, così come i disturbi che la possono affliggere. Scopriamoli per proteggere e curare la nostra pelle in un modo più completo e accurato.

Psoriasi: quando l’aggressività  rimane sulla pelle

Si tratta di una malattia da cui non si guarisce facilmente: la psoriasi è infatti una patologia cronica ad andamento recidivante. La lesione caratteristica è una chiazza di pelle arrossata, ispessita, ricoperta da uno strato di scaglie cutanee bianche, opalescenti. Già nel modo di presentarsi la psoriasi “racconta”  il mondo interiore di chi ne soffre: se il rosso del sangue simboleggia un’aggressività trattenuta, le scaglie bianche (che derivano da un accelerato ricambio cellulare) simboleggiano il tentativo di purificarsi da elementi che si accumulano incompiuti sulla pelle e fanno da corazza di protezione. L’anomalo ritmo con cui le cellule si riproducono parla del desiderio di portare alla luce un modo d’essere espresso solo in termini altamente conflittuali. Interessante è la sede delle lesioni: le mani indicano un bisogno di contatto sociale temuto e insieme desiderato, i piedi parlano della stabilità dell’Io e del contatto con la realtà, i gomiti sono in relazione a dinamiche competitive sofferte.

Vitiligine: sbianca la pelle per ripulire una coscienza “sporca”

Difficile nascondere le chiazze bianche depigmentate tipiche di questo disturbo, soprattutto se a esserne colpito è il volto. Spesso la vitiligine insorge in seguito a eventi traumatici o stressanti e ha una componente autoimmune, in questo senso il disturbo può essere visto come il tentativo di cambiare pelle, ma anche di ripulirsi, di purificarsi. Esposta al sole, curiosamente, anziché scurirsi la pelle schiarisce, come a rappresentare il senso di colpa, il rifiuto  per le parti “nere” e il desiderio di riappropriarsi di un candore virginale o infantile.

Orticaria, una protesta “muta”

Compare e scompare all’improvviso, in reazione a cibi o sostanze allergizzanti, ma spesso la causa rimane misteriosa. L’andamento imprevedibile esprime una reazione istintiva di intolleranza a eventi o situazioni emotive che ci urtano o feriscono profondamente. Il prurito esprime un fermento interno che richiama l’attenzione su determinate parti del corpo. Per alcuni l’orticaria sarebbe l’espressione di un pianto represso che segna momenti di grande amarezza.

Herpes: una difesa dalle tentazioni

Vescicole rosse piene di liquido: ossia fuoco spento dall’acqua. L’herpes labiale, detto anche “febbre”, esprime desideri erotici o parole infuocate trattenute. La lesione bruciante dell’herpes zoster o fuoco di Sant’Antonio, invece, colpisce addome e torace disponendosi come una cintura o un serpente. A bruciare sono impulsi trasgressivi scacciati, che dolorosamente affiorano sulla pelle. Nell’herpes genitale la natura sessuale degli impulsi risulta immediata. (fonte www.riza.it)

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Gli Alimenti che mantengono il Cervello in Buona Salute

Seguire un regime alimentare salutare riduce il rischio di diabete, ipertensione e malattie cardiache, ma non è tuttora chiaro se lo stesso valga per l’Alzheimer.

Tuttavia, esistono alimenti in grado di mantenere in buona salute il nostro corpo, cervello compreso.

Condimenti per l’insalata

La ricerca sostiene che consumare alimenti ricchi di vitamina E sia un toccasana per il benessere del nostro cervello. Sono inclusi anche i condimenti per insalata a base d’olio d’oliva, i semi, la frutta secca e i cereali integrali.

I maggiori benefici sono stati riscontrati nei soggetti che hanno consumato cibi ricchi di vitamina E e non integratori contenenti tale vitamina.

La vitamina E è un potente antiossidante ed aiuta a proteggere i neuroni o cellule nervose. Nel morbo di Alzheimer, i neuroni presenti in alcune parti del cervello cominciano a morire, innescando il processo degenerativo che porta al deterioramento cognitivo.

Pesce

Il salmone, lo sgombro, il tonno e altri tipi di pesce sono ricchi di acidi grassi omega 3 salutari per il cuore, incluso l’acido docosaesaenoico (DHA).

Sembra che questo acido sia molto importante per preservare il normale funzionamento dei neuroni.

Inoltre, mangiare più spesso pesce significa consumare minori quantità di carne rossa e di altre forme di proteine ricche di grassi saturi (noti come una delle cause primarie dell’occlusione delle arterie).

Verdura

Il cavolo, gli spinaci e i broccoli sono ottime fonti di vitamina E e acido folico.

Per esempio, un piatto di spinaci crudi apporta il 15% circa del fabbisogno minimo giornaliero di vitamina E, mentre una porzione di spinaci cotti ne apporta il 25%.

Il meccanismo con il quale l’acido folico protegga il cervello non è chiaro, ma si ipotizza che esso riduca i livelli di un acido, conosciuto come omocisteina, nel sangue. Livelli elevati di omocisteina possono provocare la morte delle cellule nervose del cervello. L’acido folico, quindi, aiuterebbe a contrastare un eventuale aumento dei livelli di omocisteina.

Inoltre, un alto livello di omocisteina è correlato anche ad un elevato rischio di malattie cardiache.

 Avocado

Questo frutto è un’ottima fonte di vitamina E, quindi ricco di antiossidanti.

Alcuni ricercatori sostengono che gli alimenti ricchi di vitamina E (incluso l’avocado, il quale contiene anche elevate quantità di vitamina C) sono associabili ad una riduzione del rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer.

Semi di girasole

I semi, inclusi quelli di girasole, sono un’ottima fonte di vitamina E.

Una manciata di semi di girasole tostati contiene il 30% del fabbisogno giornaliero raccomandato. Cospargete la vostra insalata con questo alimento per dare al vostro cervello una marcia in più.

Arachidi e burro d’arachidi

Sebbene entrambi abbiano un elevato contenuto di grassi, rappresentano comunque una fonte di grassi salutari. Inoltre, sono ricchi di vitamina E.

Entrambi aiutano a mantenere cuore e cervello in salute e ne agevolano il corretto funzionamento. Se non amate le arachidi, potete optare per mandorle e nocciole.

Parecchie ricerche hanno dimostrato che i regimi alimentari ricchi di grassi salutari, cereali integrali, verdura a foglia verde, frutta secca e poveri di grassi saturi e trans, sono ottimi per il cervello e per il cuore.

Vino rosso

Gli studi hanno dimostrato che le persone che consumano quantità moderate di vino rosso e di altri tipi di alcol, hanno minori possibilità, ovvero un rischio ridotto, di sviluppare il morbo di Alzheimer. In ogni caso, possono esistere altri elementi, fattori e/o azioni che i bevitori compiono o meno in grado di influenzare il rischio correlato allo sviluppo della malattia.

Frutti di bosco

Ricerche recenti hanno scoperto che i frutti di bosco (fragole, mirtilli, ecc.) possono aiutare a porre un freno al declino cognitivo correlato all’invecchiamento, preservando il meccanismo naturale di autoconservazione del cervello che tende ad indebolirsi con l’avanzare dell’età.

Questo meccanismo aiuta a combattere le proteine tossiche associate alla perdita di memoria tipica dell’invecchiamento.

Cereali integrali

I cereali integrali sono ricchi di fibre e sono parte integrante della dieta mediterranea, la quale è anche ricca di frutta, verdura, frutta secca, semi, olio di oliva e vino.

La ricerca ha dimostrato che questo tipo di dieta può essere correlato ad una riduzione del rischio di deterioramento cognitivo che può progredire nel morbo di Alzheimer.

Attività fisica

Certo, l’attività fisica non è un alimento che si può mangiare, ma la ricerca suggerisce che praticare attività fisica è importante tanto quanto mangiare determinati cibi quando si tratta dei cambiamenti da apportare al proprio stile di vita per preservare il corretto funzionamento della memoria.

Gli esperti sono unanimi nel rimarcare che praticare attività fisica gioca un ruolo fondamentale se è nostra intenzione tenere alla larga il più possibile molte malattie, incluso l’Alzheimer. (fonte www.oldeconomy.org)

Depressione e Dieta

La tipologia di cibi assunti, può influire sulla propensione individuale allo sviluppo della depressione. Ad esempio, la tendenza a consumare cibi grassi, patatine fritte, pasticcini, caramelle, cioccolatini, cibi ricchi di amido aumenta la probabilità di sviluppare sintomi depressivi. Questi cibi contengono una elevata quantità di sale, zucchero, grassi ed amidi che a turno vengono immagazzinate dal corpo sotto forma di grasso, influenzando lo stato di salute generale della persona. Di conseguenza, possono causare cambiamenti chimici e fisiologici nella struttura del cervello. In breve, è evidente che il consumo di cibi spazzatura e cibi grassi possono aumentare la probabilità di depressione.

Comunque è possibile migliorare la sintomatologia depressiva o abbassare il rischio di depressione attraverso una dieta che garantisca le giuste proporzioni di vitamine, carboidrati, proteine, minerali e antiossidanti come Betacarotene, vitamina C e vitamina E.

Cibi antidepressivi

Pesci ricchi di acidi grassi Omega-3 – il consumo di pesce o di cibi ricchi di Omega3 aiuta a migliorare I livelli di EPA (acido grasso omega-3 icosapentaenoico) la cui carenza è considerata una delle cause maggiori di depressione. Salmone, acciughe, tonno, e sardine sono alcuni dei pesci che contengono un elevato contenuto di Omega 3. Cibi come noci, semi di zucca e semi di lino sono altrettanto ricchi di omega 3. Inoltre, gli omega 3 non hanno come unico beneficio quello di aiutare a superare la depressione ma anche per regolarizzare I livelli di colesterolo e ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.

L’alimento vegetale con il più alto tenore di acidi grassi omega 3 si chiama CHIA ed è anche ricco di minerali, proteine e dotato di una catena di amino acidi perfetta. Si possono acquistare dei semi di chia 100% biologici on line sul sito chiaseedeurope e presentando il codice K72604W8 si avrà uno sconto del 5%.

Spinaci e fagioli neri – sono ottimi cibi antidepressivi, specialmente per chi ha una carenza di vitamina B.

Farina d’avena – essendo un cibo ad indice glicemico basso, contenente elevate concentrazioni di Vitamina B1 e B6, acido pantotenico e acido folico, la farina d’avena è considerata un elemento base per combattere la depressione, e consumarla riduce anche gli sbalzi di umore. È ancor meglio se consumata in associazione a latte di soya.

Riso nero – come la farina d’avena è un cibo a basso indice glicemico e contiene nutrienti essenziali. Il consumo di riso nero è un ottimo mezzo per combattere i sintomi depressivi.

Broccoli e cavolfiori – un’elevata concentrazione di zuccheri nel sangue può essere un fattore che favorisce la depressione. Mangiare verdure come i broccoli e cavolfiori aiuta a stabilizzare il livello di zuccheri nel sangue ed a sua volta aiutare a migliorare.

Cavolo – una fonte ricca di nutrienti come acido folico e Vitamina C; non è solo utile nella depressione ma aiuta a prevenire altri disturbi come malattie cardiovascolari e diversi tipi di cancro.

Frutta ricca di antiossidanti – diversi tipi di frutta come mirtilli, more, lampone e kiwi sono un covo di nutrienti essenziali come gli antiossidanti; consumarli può aiutare a migliorare I sintomi depressivi. Inoltre sostanze come: il lievito di birra con un elevato contenuto di vitamina B1, B2 e B3, cacao grezzo, noci brasiliane ed integratori di vitamine sono considerate utili a ridurre sintomi associati alla depressione.

Più di tutto è importante bere una grande quantità di acqua per migliorare il proprio stato d’umore come anche tutte le funzioni corporee. (fonte blog.iwatson.com)

Papaya: il frutto antiossidante dalle mille proprietà benefiche

La papaya è una pianta (arbusto) appartenente alla famiglia delle Caricacee conosciuta anche col nome di “albero dei meloni” a causa della forma ovale del suo frutto che richiama quella del melone.

E’ una pianta diffusa in tutti i Paesi tropicali, nei quali il clima caldo umido è ideale per la sua crescita. E’ proprio grazie a questo tipo di clima che il suo arbusto è in grado di generare molti frutti in breve tempo.

La papaya è un f rutto di colore giallo quando maturo, verde quando ancora acerbo e può raggiungere un peso pari a 5 kg. Esso è composto per circa l’87% da acqua e per il 13% da carboidrati, vitamine e minerali vari. Molto importante, per la loro azione antiossidante, la presenza di vitamina C e vitamina E, mentre la vitamina A ha la proprietà di rigenerare i tessuti epiteliali. Tra i minerali presenti nella papaya troviamo calcio, ferro, fosforo e magnesio e tra le vitamine sono presenti la riboflavina, la niacina e la tiamina.

La papaya è un frutto contenente vari principi attivi ed ha allo stesso tempo ottime proprietà nutritive; contiene, come abbiamo visto, vitamine antiossidanti in grado di stimolare il sistema immunitario, pochissimi grassi (pari allo 0,3%), un bassissimo apporto calorico e molte fibre. La papaya, inoltre, contiene un prezioso enzima, la papaina, che ha potere digestivo. Per questo motivo, è un frutto che si può tranquillamente consumare anche al termine di un pranzo abbondante. I polifenoli contenuti nei germogli della papaya hanno elevate proprietà antiossidanti e sembra siano in grado di rallentare l’invecchiamento cellulare e di combattere i radicali liberi.

Tra le altre proprietà conosciute ci sono quelle diuretiche e lassative. Inoltre, la papaya è anche considerato un frutto energetico, grazie all’elevato contenuto di carboidrati, sali e vitamine; è infatti consigliata l’assunzione di polpa fresca in casi di stress e superlavoro.

La proprietà più interessante è quella che riguarda i componenti antiossidanti contenuti nella papaya fermentata che vengono per così dire “potenziati” dal processo di fermentazione; essi possono attenuare gli effetti della degenerazione delle cellule causati dall’età. Rispetto alla papaya fresca, quella fermentata contiene una maggiore quantità di enzimi digestivi che facilitano ancora di più l’organismo nel processo di assorbimento degli alimenti. Il lisozima (enzima) e la carpaina (alcaloide) sono presenti nella papaya fermentata e svolgono un’azione antisettica e preventiva nei confronti delle infezioni dell’intestino. L’alto contenuto di fibre fa della papaya fermentata un valido aiuto nell’affrontare situazioni che richiedono energia con basso apporto calorico. La papaya fermentata deve essere dichiaratamente liofilizzata, in quanto i suoi enzimi sono molto sensibili al calore e solo la liofilizzazione è in grado di mantenerne le sue proprietà e i benfici. (fonte http://www.oldeconomy.org)

Stitichezza? Un aiuto dai semi di canapa e dalle erbe cinesi

La stitichezza è un problema di difficile soluzione che affligge milioni di persone: ora un rimedio efficace potrebbe arrivare dall’oriente, grazie a ricercatori di Hong Kong

Stitichezza, la risolverà un estratto di erbe e semi?

Chi soffre di stitichezza avrà provato in mille modi, e spesso con scarso successo, a risolvere definitivamente il fastidioso disturbo. Un rimedio potrebbe arrivare dall’utilizzo di un estratto di erbe cinesi e semi della pianta di canapa. Ad affermarlo sono i ricercatori della Baptist University di Hong Kong in uno studio pubblicato recentemente dalla rivista The American Journal of Gastroenterology.

I risultati della ricerca fanno ben sperare

Alla ricerca sono state arruolate delle persone sofferenti di stitichezza che non avevano ancora trovato rimedi efficaci per il problema. Ad un gruppo sono state somministrate delle compresse contenenti un estratto del seme di canapa in associazione a delle erbe cinesi. All’altro gruppo è stato invece somministrato un semplice placebo, ovvero una compressa priva di effetti.

Benefici per quasi la metà dei partecipanti al test

Dalle analisi si è potuto constatare che più del 40% delle persone del primo gruppo sottoposte al test ha riportato notevoli benefici al problema della stitichezza. In particolare risultavano notevolmente ridotti quei fastidiosi sintomi come il dolore addominale e il senso di gonfiore. Non solo, con l’estratto di erbe e semi di canapa, alcuni dei problemi associati alla stitichezza come la difficoltà a prendere sonno, si sono ridotti in maniera significativa. Il risultato è un’ulteriore conferma di quanto alcuni degli estratti delle piante siano notevolmente capaci di correggere uno dei disturbi più fastidiosi dell’apparato digerente.(fonte  www.riza.it)

Depressione, la causa è nelle cellule iperattive

La depressione potrebbe avere origine da una particolare attività cellulare. Questo perché anche queste piccole particelle del nostro corpo, al pari di noi, possono sviluppare iperattività.

A renderlo noto, uno studio condotto da ricercatori dell’ US Department of Energy’s (DOE)  e dal Brookhaven National Laboratory in collaborazione con quelli della Cold Spring Harbor Laboratory e della  San Diego School of Medicine dell’ Università della California.

La ricerca, effettuata sugli animali e da poco pubblicata sulla rivista Nature, dà una spiegazione plausibile su come l’iperattività cellulare possa essere associata ad una patologia come la depressione. Il tutto sarebbe possibile a causa dello scatenamento  della inibizione della habendula laterale, una particolare zona cerebrale. Quest’ultima, se stimolata attraverso brevi scosse elettriche intracraniche attraverso degli elettrodi, è in grado di invertire i comportamenti depressivi.

Come spiegano gli psichiatri e neurologi Fritz Henn e Roberto Malinow:

Questa ricerca individua un nuovo circuito anatomico del cervello che media la depressione, e mostra come essa interagisca con il sistema di ricompensa del cervello per far scattare un segnale costante di delusione che indubbiamente è deprimente. (fonte www.medicinalive.com)

Allergie associate a bassi livelli di vitamina D

Torniamo a parlare di allergie con la recente scoperta, ad opera dei ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University, di un nuovo fattore di rischio accertato nella popolazione infantile: la carenza di vitamina D.

Lo studio ha coinvolto un campione di oltre tremila bambini ed ha appurato come livelli più bassi di vitamina D siano legati ad una probabilità maggiore di insorgenza di allergie tra i più piccoli.
La ricerca è stata pubblicata dalla rivista di divulgazione scientifica Journal of Allergy and Clinical Immonology ed apre nuovi scenari d’intervento sul fronte della prevenzione.

Per i bambini e per gli adolescenti con bassi livelli di vitamina D gli autori hanno accertato, per la precisione, sensibilità a 11 su 17 degli allergeni testati, ivi compresi sia gli allergeni ambientali come lo sono ad esempio l’ambrosia ed il pelo del cane che gli allergeni alimentari (ad esempio, le arachidi).

I bambini che hanno un deficit di vitamina D (stabilito in meno di 15 nanogrammi di vitamina D per millilitro di sangue), risultavano 2,4 volte più a rischio di sviluppare allergia alle arachidi se paragonati ai bambini con livelli sufficienti di vitamina D (ovvero più di 30 nanogrammi di vitamina D per millilitro di sangue).

La ricerca al momento mostra solo una associazione e non dimostra che il deficit di vitamina D provoca allergie nei bambini, si affretta subito a precisare uno degli autori, il dottor Michal Melamed. Tuttavia, ha aggiunto, i bambini dovrebbero certamente assumere adeguate quantità di questa vitamina. (fonte www.medicinalive.com)