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Il Dente di Leone per Depurare

Una cura da fare 2 volte l’anno, che stimolerà le cellule del fegato e agirà anche sul sangue.

La cura con il dente di leone, comunissima pianta dai fiori gialli che si trovano in tutti i prati, i cui semi formano i così detti soffioni.

I contadini usavano e usano ancora preparare le foglie bollite in insalata con olio, sale e limone; sono molto amare e come tutte le erbe amare, fanno molto bene a fegato e intestino.

Veniamo adesso alla cura disintossicante da fare bevendo per 15 giorni o più, il succo fresco spremuto dalle foglie, o facendo semplicemente un decotto:

  • Bollire le foglie di tre o quattro piantine in 1 litro di acqua,
  • oppure due manciatine di radici in 1 litro di acqua,
  • quando il liquido si è ridotto, bere tiepido o freddo, 3 volte nella giornata.
  • E’ una cura che può accompagnare con notevole giovamento un trattamento contro la cellulite.

Attenzione, a differenza dai tempi dei nostri nonni, quando era possibile raccogliere tranquillamente le erbe per la salute nei prati, oggi occorre cercare posti lontani dalle strade e lavarle bene prima di utilizzarle.

(Fonte www.alimentazione-benessere.it)

Con la Cicoria via Stipsi e Ristagni

Selvatica o coltivata, questa insalata di stagione depurativa aiuta fegato e reni a smaltire le tossine che favoriscono l’ingrassamento e la cellulite

La cicoria più disintossicante e gustosa cresce in primavera, proprio quando il corpo ha più necessità di ripulirsi dalle tossine che impediscono al metabolismo di lavorare a regime. Le sostanze attive contenute nelle sue foglie depurano gli organi emuntori (fegato e reni) e favoriscono la peristalsi. Tutte le cicorie hanno un’ottima azione sgonfiante a fronte di un apporto calorico irrisorio. Scopri come farne tesoro…

I suoi fiori nell’insalata combattono la ritenzione

La cicoria selvatica o tarassaco, (conosciuta anche come dente di leone), è quella più ricca di vitamine e sali minerali. Le raccolte primaverili sono le migliori, perché le foglie sono più tenere e più ricche di vitamine e minerali diuretici. Il tarassaco si mangia da solo o abbinato ad altre insalate, si usa nei risotti, nelle frittate o amalgamato nell’impasto degli gnocchi. Del tarassaco ogni parte è commestibile: i fiori gialli, ricchi di fitormoni rassodanti e anti ristagni, si mangiano in insalata; le radici essiccate e polverizzate si usano per preparare il caffè e i boccioli si possono conservare sott’olio o aceto, dopo averli fatti sbollentare.

Con aceto e peperoncino combatte la cellulite

Tarassaco e cicoria sono ottimi crudi in insalata, tagliati finemente. Si possono arricchire con un cipollotto (diuretico) e un uovo, per ottenere un piatto unico completo, ipocalorico e dimagrante che andrà condito con poco olio d’oliva, aceto e un pizzico di senape (bruciagrassi).

Tutta la cicoria è ottima stufata (cotta in padella con poca acqua): in questo modo le foglie si ammorbidiscono e perdono in parte il tipico sapore amaro. A fine cottura si può aggiungere poco olio extravergine di oliva di prima spremitura a freddo oppure salsa di soia.

Le cicorie sono gustose anche ripassate in padella (dopo averle scottate in acqua) con un filo d’olio, uno spicchio d’aglio e un pizzico di peperoncino rosso: è un contorno che smobilita i grassi più ostinati e previene la temibile buccia d’arancia.

I loro antiossidanti ti rassodano

Oltre al tarassaco, possiamo trovare sui banchi del mercato tutto l’anno, a rotazione, le cicorie coltivate: la catalogna, la scarola, la cicoria riccia, l’insalata belga ( indivia) e il radicchio. Sono ricche di vitamine, soprattutto la C, acido folico e betacarotene (che sono potenti antiossidanti), fibra e sali minerali: ferro, magnesio e calcio. Messa a confronto con le altre insalate amare, la belga ha meno sostanze nutritive (tra le quali la clorofilla) perché la sua coltivazione avviene al buio.

(fonte www.riza.it)

Mal di Stomaco, la cura con i rimedi Omeopatici

La vita frenetica, lo stress, il lavoro, la cattiva alimentazione, sono spesso causa di mal di stomaco. Così in tanti soffrono di colite, meteorismo, stitichezza, bruciori di stomaco, ulcere. Molti i rimedi che l’omeopatia mette a disposizione per curare il mal di stomaco, senza però mai trascurare un controllo medico, necessario per evitare che il male peggiori o si trasformi in qualcosa di serio. Ma le cause di questo disturbo possono essere svariate, fra cui l’abuso di caffeina e di alcol, eccessiva assunzione di bevande gassate, intolleranze alimentari.

Per stimolare la digestione e attenuare i bruciori che affliggono lo stomaco, la fitoterapia propone rimedi naturali semplici, ma efficaci, da utilizzare sempre dopo una visita specialistica evitando il fai da te. Vediamo alcuni rimedi omeopatici.

Liquirizia: il suo estratto, che ha un benefico effetto cicatrizzante, può essere d’aiuto, ma deve essere preso in piccole dosi, senza eccessi, perchè potrebbe peggiorare la ritenzione idrica in persone predisposte o provocare rialzi della pressione nelle persone che soffrono di ipertensione.

Lavanda: anche gli oli essenziali, gli estratti aromatici delle piante, possono apportare effetti positivi nel trattamento della gastrite. Per esempio, l’applicazione locale con un delicato massaggio, sulla parte compresa tra lo sterno e l’ombelico, di un estratto di lavanda favorisce la digestione.

Biancospino: se la gastrite è associata ad agitazione cardiaca (un aumento del battito cardiaco) può essere efficace il biancospino, che ha un effetto calmante.

Carciofo: è caratterizzato da principi attivi organici, che lo rendono un ottimo digestivo. Stimola la produzione della saliva e dei succhi gastrici, attiva la funzione dell’intestino e del fegato. Infine, il carciofo agisce sull’assimilazione e sulla metabolizzazione delle sostanze grasse, quindi aiuta a ridurre il tasso di colesterolo nel sangue.

Tarassaco: al di là delle proprietà diuretiche universalmente note, il tarassaco, in particolare il suo rizoma e la radice, aumentano la produzione della bile e il suo deflusso dal fegato all’intestino. I suoi estratti vengono pertanto utilizzati come purificanti, decongestionanti e disintossicanti epatici. Al tarassaco vengono attribuite anche proprietà digestive. Inoltre stimola l’attività del pancreas, quindi tende ad abbassare il livello di zuccheri e colesterolo nel sangue.

Ignatia e Lachesis: è particolarmente utile se la gastrite è dovuta a una componente nervosa, mentre Lachesis è consigliabile a soggetti particolarmente irritabili, che soffrono di problemi digestivi notturni e che non riescono a tollerare l’alcol. (fonte www.mondobenessereblog.com)

Proprietà benefiche del Tarassaco

L’uso terapeutico di questa pianta non era conosciuto nell’antichità e nessun testo, compresi gli Erbari illustrati, ne ha parlato prima del XV secolo. Nel 1546 il naturalista Bock attribuì al tarassaco un potere diuretico, mentre un farmacista tedesco del XVI secolo attribuì alla pianta virtù vulnerarie (vale a dire capaci di curare rapidamente le ferite). Più tardi, tra il sec. XVII e XVIII, ne parleranno ampiamente i medici umbri e l’abate Kneipp.

Il Tarassaco (Taraxacum officinale Weber), conosciuto anche con i nomi comuni di “Rejete”, “dente di leone”, “dente di cane”, “ingrassa porci”, “piascialetto”, “pisciacani”, “soffione cicoria selvaggia” e “cicoria burda”, è una delle erbe più note e diffuse della cultura popolare. Moderne ricerche hanno confermato le sue proprietà coleretiche (aumenta la secrezione della bile) e colagoghe (stimola la secrezione biliare), utili in caso di itterizia, calcoli biliari e in genere di insufficienza epatica.

Ha proprietà amaro-toniche e digestive utili per l’inappetenza e le dispepsie (disturbi della digestione). Il tarassaco è ritenuto infine blando lassativo (favorisce l’evacuazione delle feci) e un lenitivo delle infiammazioni emorroidali. La sua funzione disintossicante si riflette sulle pelli impure e malsane rendendole fresche e luminose.

Indicato per contrastare e risolvere l’acne, ha proprietà detossicante, diuretica e depurativa. Anche se non è una pianta tossica, occorre il parere medico nell’eventualità in cui si volesse farne uso, poiché è controindicata in caso di infiammazione o occlusione delle vie biliari, nelle gastriti, ulcere e durate terapie con antinfiammatori.

L’infuso dei fiori ha applicazioni cosmetiche e come lozione per schiarire le efelidi. Il decotto di radice usato come lozione per il viso ha proprietà tonificanti ripristinando il normale colorito della pelle del viso.

In cucina il tarassaco trova molti impieghi in insalate primaverili, in minestre, frittate e torte salate. I boccioli di fiore vengono utilizzati per la preparazione di sottaceti. (fonte www.benessereblog.it)

Tarassaco, i rimedi naturali per Depurarsi

Il tarassaco è una pianta molto nota per le sue proprietà depurative, appartenente alla famiglia delle Asteracee. E’ facilmente riconoscibile per le sue infiorescenze di colore giallo intenso che si chiudono quando sopraggiunge il crepuscolo e si riaprono al ritorno della luce.

Il tarassaco, anche noto con il nome di dente di leone, è un rimedio molto conosciuto dalla medicina popolare. Le sue foglie, ricche di sostanze amare e potassio, hanno un effetto estremamente diuretico, per questo motivo possono essere consumate come verdura cotta a vapore. Ma le virtù di questa pianta non finiscono qui. In particolare, la radice e il suo rizoma aumentano la produzione di bile e il suo deflusso dal fegato all’intestino. Per questo motivo, l’estratto di tarassaco viene impiegato con successo come purificante e disintossicante epatico.

A questo pianta officinale vengono attribuite anche proprietà antinfiammatorie, ipoglicemiche e ipocolesterolemizzanti. La radice è una miniera di inulina, una fibra solubile, in grado di migliorare la funzionalità intestinale. Il tarassaco, inoltre, aiuta a controllare la pressione arteriosa, è ricca di provitamina A, calcio, flavonoidi e acido ascorbico.

La dose giornaliera consigliata è di 3-10 grammi di radici e parti aeree, da assumere 3 volte al giorno. Il decotto, generalmente, è consigliato per favorire la diuresi. Si portano ad ebollizione 5-7 g di radice essiccate, per 5 minuti in 100 ml di acqua. Si lasciano poi lacerare per 5 minuti, e prima di servire filtrate. Il tarassaco è ben tollerato, ma non è molto indicato per chi soffre di gastrite, reflusso gastroesofageo a causa della presenza delle sostanze amare. Inoltre, può aumentare gli effetti gastrolesivi dei FANS, tra cui anche il paracetamolo e l’aspirina e a causa dell’elevata presenza di potassio nelle radici e nelle foglie non deve essere associato ai supplementi di potassio. (fonte www.medicinalive.com)

Tarassaco

Il tarassaco (Taraxacum officinale, fam. Composite o Asteracee) è una pianta erbacea particolarmente diffusa nei luoghi erbosi ed areati di tutto il territorio italiano. Noto anche come dente di leone, stella gialla e capo di frate, il tarassaco si riconosce facilmente per i suoi capolini fiorali di colore giallo intenso, che si chiudono al calar del sole e si riaprono al ritorno della luce (il tarassaco è conosciuto anche come girasole dei prati). Al capolino sussegue un globo piumoso bianco-argentato, dotato di numerosi acheni; da qui l’appellativo popolare “soffione”. E’ una pianta molto difficile da estirpare una volta che abbia messo radici in giardino. Le parti usate sono le foglie e le radici, raramente i fiori. Dalle radici si ottiene una tintura, color Magenta se unite all’albume, giallo scuro se mischiate al ferro.

Principi attivi alcoli triterpenici beta mirina, tarasserolo, tarassasterolo, beta-tarassasterolo, steroli beta-sitosterina, stigmasterina, cluitianolo, vitamine A,B,C, D, tiamina, acido nicotinico, acido palmitico, oleico, linoleico, levulosio, acido caffeico, flavonoidi, principi amari, tarassacina, triterpeni, Tetraidroridentina B, pentaciclici, steroli, stigmasterolo, caroteni, xantofille, apigenina, 7-glucoside, zucchero, fruttosio, triterpeni, fitosteroli, carboidrati (fruttosio, inulina, mucillagini), lipidi (acidi grassi insaturi), protidi e amminoacidi (asparagina e arginina), tannini, sali minerali (soprattutto potassio).

Proprietà

1. Lassative : grazie alla presenza di inulina contenuta nella radice. L’inulina è un tipo di fibra che riequilibra l’ecosistema intestinale favorendo la crescita dei batteri salutari all’organismo come i bifidobatteri e i bacteroides. Quindi regolarizza l’intestino sia in caso di stipsi che di diarrea;

2. Diuretiche : l’azione diuretica sembra sia da attribuire alle foglie. Questa azione fa sì che il tarassaco sia utilizzato contro il gonfiore anche in associazione con altre piante quali finocchio, gramigna, pilosella e asparago, che ne potenziano oltre all’attività drenante quella depurativa. Grazie alla presenza di flavonoidi può essere utilizzato nella sindrome premestruale caratterizzata da ritenzione idrica.

3. Ipocolesterolemizzanti : grazie alla presenza di inulina che è in grado di ridurre il tasso di colesterolo e di trigliceridi del sangue e di contrastare l’aumento della glicemia.

4. Antireumatiche . Viene utilizzato in cosmesi come rinfrescante, schiarente della pelle in caso di efelidi, ammorbidente e addolcente.

Alcuni studiosi ritengono sia un utile coadiuvante nelle diete ipocaloriche.

Controindicazioni E’ vietata alle donne in gravidanza e in allattamento e nei soggetti che abbiano subito asportazione della colecisti.

Forma galenica: caramelle, capsule, compresse, gocce. Si consiglia di consumare foglie e radici crude oppure cotte a vapore (non cuocere in acqua e poi gettare l’acqua di cottura: si perderebbe la maggior parte dei principi). Aldilà delle proprietà diuretiche universalmente note, il tarassaco – ed in particolare il suo rizoma e la radice – aumentano la produzione della bile ed il suo deflusso dal fegato all’intestino (proprietà rispettivamente definite colagoghe e coleretiche). I suoi estratti vengono pertanto utilizzati come purificanti, decongestionanti e disintossicanti epatici. Al tarassaco vengono attribuite anche proprietà antinfiammatorie, ipoglicemiche, stimolanti l’attività pancreatica ed ipo-colesterolemizzanti (promuove l’eliminazione biliare del colesterolo in eccesso e ne riduce l’assorbimento grazie alla ricchezza in fitosteroli e fibre solubili). Come tutte le composite, la radice di tarassaco è ricchissima di inulina, una fibra solubile con effetti prebiotici, utili per migliorare la funzionalità intestinale e selezionare una flora enterica simbionte. I blandi effetti diuretici e la ricchezza in potassio possono contribuire a regolarizzare i fluidi corporei ed abbassare la pressione arteriosa (in tal caso il tarassaco va necessariamente assunto previo consulto medico).

Modalità di assunzione: la dose giornaliera consigliata è di 3-10 grammi di droga (costituita da radici e parti aeree), da assumersi tre volte al giorno. Il decotto è consigliato per massimizzare gli effetti diuretici del tarassaco (può essere preparato portando ad ebollizione e facendo bollire per 5 minuti in 100 ml di acqua, 5-7 grammi di radici essiccate, lasciandole poi macerare per 5 minuti; filtrare prima di servire).

Effetti collaterali: il tarassaco è generalmente ben tollerato; può causare acidità gastrica per il contenuto in sostanze amare (attenzione in presenza di gastrite, reflusso gastroesofageo ed ulcera peptica) e fenomeni allergici (dovuti al contenuto in lattoni sesquiterpenici). In presenza di calcolosi od occlusione delle vie biliari l’assunzione spontanea di tarassaco è controindicata; potrà eventualmente essere intrapresa sotto stretto controllo medico.

Interazioni farmacologiche: considerata l’elevata presenza di potassio nelle radici e nelle foglie di tarassaco, la concomitante assunzione di di supplementi di potassio può determinare iperkaliemia. Tale associazione dovrebbe quindi essere evitata. Per la sua capacità di aumentare l’acidità gastrica, il tarassaco può aumentare gli effetti gastrolesivi dei FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei, tra i quali figurano anche l’aspirina ed il paracetamolo). Fare attenzione al latice che fuoriesce quando si tagliano le foglie o gli steli che se ingerito può essere tossico.