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Calcoli della Colecisti: la Dieta da seguire

La colecisti (detta anche cistifellea o vescicola biliare) è un piccolo organo deputato al meccanismo della digestione: questo infatti è il luogo in cui viene immagazzinata la bile prodotta dal fegato durante tale attività. La colecisti fa dunque parte del sistema biliare insieme al fegato e al pancreas. Si trova nella parte superiore destra dell’addome, sotto il fegato. I calcoli biliari sono invece delle particelle solide, che si formano dalla bile (come dice il nome) all’interno della cistifellea: possono essere grandi e dure anche come sassi e provocare molto dolore.

Le cause dei calcoli biliari (o della colecisti)
calcoli alla colecistiLa bile è un liquido prodotto dal fegato per aiutare la digestione dei grassi. Questa contiene diverse sostanze tra cui colesterolo e bilirubina, scarti della rottura dei globuli che avviene nel fegato. Quando mangiamo in modo errato, con alti contenuti di grassi aumenta il colesterolo e la sua quantità nella bile stessa. Lo stesso dicasi per chi ha patologie che comportano alti livelli di bilirubina. In conseguenza delle quantità alte e di una scarsa tonicità muscolare, tali sostanze non vengono totalmente espulse e quindi stazionano nella colecisti e alla lunga originano i calcoli. Per questo motivo per controllare e prevenire la formazione di calcoli biliari, si è soliti consigliare una dieta povera di grassi.

La dieta per prevenire i calcoli biliari
Quale è dunque la dieta migliore da seguire per evitare la formazione dei calcoli in questione? Quella equilibrata di sempre e che sia a prevalenza mediterranea: meglio fare tre pasti principali (colazione, pranzo e cena) e due spuntini a metà mattina e a metà pomeriggio; vanno evitati pasti ricchi di grassi, soprattutto se di origine animale: l’olio extra vergine d’oliva è il condimento migliore e più salutare che possiate scegliere; evitate gli alcolici (di qualunque gradazione)ed i superalcolici. Preferite infine il consumo quotidiano ed abbondante di fibre, riducendo invece l’assunzione di uova (e derivati, latte intero (e derivati) e fritture.

I fattori di rischio per i calcoli biliari
Ma esistono anche altri fattori di rischio per la formazione dei calcoli della cistifellea oltre la dieta errata: l’appartenenza al genere femminile, sembra essere uno di questi, insieme al sovrappeso e all’obesità e di contro alle diete drastiche che favoriscono un forte e rapido calo ponderale.

Anche alcuni medicinali come la pillola anticoncezionale hanno questa caratteristica negativa, come pure, ovviamente i farmaci contro l‘iperlipidemia.

(Fonte salute.pourfemme.it)

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I Rimedi Naturali per il Fegato

E’ noto che il fegato funziona da vero e proprio filtro per l’organismo, deputato alla rimozione dal sangue ed alla neutralizzazione di un’ampia gamma di patogeni, tossine, farmaci e sostanze chimiche varie, più o meno dannose.

Ed è proprio grazie alla funzione depuratrice e disintossicante del fegato, associata a quella dei reni e dell’intestino, che il nostro organismo riesce a mantenersi in perfetta salute anche quando esposto ad una motitudine di sostanze tossiche.

Tuttavia, vi sono alcune condizioni in cui il fegato ha bisogno di essere aiutato, perchè la sua funzione depuratrice sia mantenuta ai massimi livelli. In particolare: 1) quando tale funzione è ridotta o compromessa a causa della presenza di malattie epatiche; 2) quando il livello di esposizione alle tossine è di gran lunga superiore alle capacità detossificanti del fegato.

E’ da notare che queste due condizioni spesso coesistono, dal momento che l’eccessiva esposizione del fegato a determinate sostanze tossiche è spesso causa di malattia epatica.

Esistono diversi metodi naturali per depurare il fegato, la cui efficacia è spesso potenziata quando vengono usati in combinazione tra loro. Questi rimedi comprendono la dieta, l’impiego di determinati supplementi e l’uso di alcune piante medicinali.

In linea generale la dieta dovrebbe essere priva di alcol, a basso contenuto di grassi saturi (carne, prodotti caseari, uova), e ricca di acqua, frutta (agrumi, mirtilli), verdura (broccoli, cavoli, pomodori, barbabietole), legumi e cereali integrali.

Tra gli integratori utili a migliorare o ripristinare la funzione detossificante del fegato, si ricordano: 1) le sostanze antiossidanti, come il glutatione, il selenio, le vitamine C ed E, il betacarotene; 2) alcune sostanze naturali che stimolano le reazioni di detossificazione del fegato, come le vitamine B e C, ilmagnesio e gli aminoacidi solforati; 3) la lecitina, che aiuta il fegato a degradare i grassi accumulati nelle sue cellule, riducendo e prevenendo una delle patologie epatiche più diffuse, la steatosi (o fegato grasso)

Tra le piante medicinali, un posto di primo piano spetta al cardo mariano, con azione epatoprotettiva, antiossidante e stimolante il flusso sanguigno diretto al fegato. Tuttavia anche alcune tisane, come quelle a base di rosmarino, carciofo e tarassaco, svolgono una funzione benefica e depuratrice, stimolando il flusso della bile.

Attraverso la combinazione dei rimedi suddetti è quindi possibile migliorare o addirittura ripristinare la funzione detossificante del fegato, garantendo così un corretto allontanamento delle tossine dall’organismo utile a prevenire e talvolta curare alcune delle più comuni condizioni (eczemi, allergie, problemi digestivi, patologie degenerative di molti organi) associate ad un malfunzionamento epatico. (fonte www.viveremeglio.it)

Tarassaco

Il tarassaco (Taraxacum officinale, fam. Composite o Asteracee) è una pianta erbacea particolarmente diffusa nei luoghi erbosi ed areati di tutto il territorio italiano. Noto anche come dente di leone, stella gialla e capo di frate, il tarassaco si riconosce facilmente per i suoi capolini fiorali di colore giallo intenso, che si chiudono al calar del sole e si riaprono al ritorno della luce (il tarassaco è conosciuto anche come girasole dei prati). Al capolino sussegue un globo piumoso bianco-argentato, dotato di numerosi acheni; da qui l’appellativo popolare “soffione”. E’ una pianta molto difficile da estirpare una volta che abbia messo radici in giardino. Le parti usate sono le foglie e le radici, raramente i fiori. Dalle radici si ottiene una tintura, color Magenta se unite all’albume, giallo scuro se mischiate al ferro.

Principi attivi alcoli triterpenici beta mirina, tarasserolo, tarassasterolo, beta-tarassasterolo, steroli beta-sitosterina, stigmasterina, cluitianolo, vitamine A,B,C, D, tiamina, acido nicotinico, acido palmitico, oleico, linoleico, levulosio, acido caffeico, flavonoidi, principi amari, tarassacina, triterpeni, Tetraidroridentina B, pentaciclici, steroli, stigmasterolo, caroteni, xantofille, apigenina, 7-glucoside, zucchero, fruttosio, triterpeni, fitosteroli, carboidrati (fruttosio, inulina, mucillagini), lipidi (acidi grassi insaturi), protidi e amminoacidi (asparagina e arginina), tannini, sali minerali (soprattutto potassio).

Proprietà

1. Lassative : grazie alla presenza di inulina contenuta nella radice. L’inulina è un tipo di fibra che riequilibra l’ecosistema intestinale favorendo la crescita dei batteri salutari all’organismo come i bifidobatteri e i bacteroides. Quindi regolarizza l’intestino sia in caso di stipsi che di diarrea;

2. Diuretiche : l’azione diuretica sembra sia da attribuire alle foglie. Questa azione fa sì che il tarassaco sia utilizzato contro il gonfiore anche in associazione con altre piante quali finocchio, gramigna, pilosella e asparago, che ne potenziano oltre all’attività drenante quella depurativa. Grazie alla presenza di flavonoidi può essere utilizzato nella sindrome premestruale caratterizzata da ritenzione idrica.

3. Ipocolesterolemizzanti : grazie alla presenza di inulina che è in grado di ridurre il tasso di colesterolo e di trigliceridi del sangue e di contrastare l’aumento della glicemia.

4. Antireumatiche . Viene utilizzato in cosmesi come rinfrescante, schiarente della pelle in caso di efelidi, ammorbidente e addolcente.

Alcuni studiosi ritengono sia un utile coadiuvante nelle diete ipocaloriche.

Controindicazioni E’ vietata alle donne in gravidanza e in allattamento e nei soggetti che abbiano subito asportazione della colecisti.

Forma galenica: caramelle, capsule, compresse, gocce. Si consiglia di consumare foglie e radici crude oppure cotte a vapore (non cuocere in acqua e poi gettare l’acqua di cottura: si perderebbe la maggior parte dei principi). Aldilà delle proprietà diuretiche universalmente note, il tarassaco – ed in particolare il suo rizoma e la radice – aumentano la produzione della bile ed il suo deflusso dal fegato all’intestino (proprietà rispettivamente definite colagoghe e coleretiche). I suoi estratti vengono pertanto utilizzati come purificanti, decongestionanti e disintossicanti epatici. Al tarassaco vengono attribuite anche proprietà antinfiammatorie, ipoglicemiche, stimolanti l’attività pancreatica ed ipo-colesterolemizzanti (promuove l’eliminazione biliare del colesterolo in eccesso e ne riduce l’assorbimento grazie alla ricchezza in fitosteroli e fibre solubili). Come tutte le composite, la radice di tarassaco è ricchissima di inulina, una fibra solubile con effetti prebiotici, utili per migliorare la funzionalità intestinale e selezionare una flora enterica simbionte. I blandi effetti diuretici e la ricchezza in potassio possono contribuire a regolarizzare i fluidi corporei ed abbassare la pressione arteriosa (in tal caso il tarassaco va necessariamente assunto previo consulto medico).

Modalità di assunzione: la dose giornaliera consigliata è di 3-10 grammi di droga (costituita da radici e parti aeree), da assumersi tre volte al giorno. Il decotto è consigliato per massimizzare gli effetti diuretici del tarassaco (può essere preparato portando ad ebollizione e facendo bollire per 5 minuti in 100 ml di acqua, 5-7 grammi di radici essiccate, lasciandole poi macerare per 5 minuti; filtrare prima di servire).

Effetti collaterali: il tarassaco è generalmente ben tollerato; può causare acidità gastrica per il contenuto in sostanze amare (attenzione in presenza di gastrite, reflusso gastroesofageo ed ulcera peptica) e fenomeni allergici (dovuti al contenuto in lattoni sesquiterpenici). In presenza di calcolosi od occlusione delle vie biliari l’assunzione spontanea di tarassaco è controindicata; potrà eventualmente essere intrapresa sotto stretto controllo medico.

Interazioni farmacologiche: considerata l’elevata presenza di potassio nelle radici e nelle foglie di tarassaco, la concomitante assunzione di di supplementi di potassio può determinare iperkaliemia. Tale associazione dovrebbe quindi essere evitata. Per la sua capacità di aumentare l’acidità gastrica, il tarassaco può aumentare gli effetti gastrolesivi dei FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei, tra i quali figurano anche l’aspirina ed il paracetamolo). Fare attenzione al latice che fuoriesce quando si tagliano le foglie o gli steli che se ingerito può essere tossico.