Archivi del giorno: febbraio 1, 2012

Peperoncino: attenzione alla quantita’

Le proprietà benefiche del peperoncino sono innumerevoli: come antiossidante è considerato una alimento antitumorale; può essere usato come antidolorifico; favorisce la digestione ed aiuta nella cura del raffreddore. Il suo potere antibatterico ed antimicotico evita la fermentazione e la formazione di gas intestinali e di tossine.

Il peperoncino attiva il sistema nervoso simpatico – che aiuta a controllare la maggior parte degli organi interni del corpo – a spendere più energia, quindi il corpo brucia più calorie mangiando lo stesso cibo, grazie all’aggiunta di peperoncino.

Ma perché può anche far male?

“Mangiare peperoncino è associato ad un aumento del tasso metabolico e della termogenesi” dice John Prescott, professore alla Sussex University, ma “la capsaicina, l’ingrediente attivo del peperoncino, causa l’infiammazione del tessuto quindi la mucosa dello stomaco o dell’intestino potrebbero essere danneggiate da una dose eccessiva.” (fonte www.freshplaza.it)

Ancora sugli Alimenti Integrali

Sempre più spesso troviamo sui nostri scaffali prodotti dietetici di ogni tipo o a ridotto valore calorico o con presunte o effettive proprietà benefiche per il nostro organismo. Certamente un ruolo preponderante è svolto in tal senso dagli alimenti integrali. Ma cosa sono in realtà? Servono davvero al nostro metabolismo?

La gran parte dei cereali che noi consumiamo subiscono una lavorazione che isola l’endosperma ricco di amido, che si usa per produrre le farine bianche,  dalla crusca e dal germe. Il prodotto integrale, invece, prevede la riaggregazione delle parti separate con la produzione di un alimento che, tuttavia, deve contenere 1,60 parti di cellulosa per 100 parti di sostanza secca. L’unica eccezione, in tal senso è data dal riso.

La caratteristica principale dei prodotti integrali è il loro notevole contenuto in fibra alimentare, nonchè di molti sali minerali come il selenio, il rame, lo zinco, il magnesio e il fosforo, nonchè di vitamine come la vitamina E e la vitamina B. Inoltre sono contenute delle sostanze che si pensa possano essere protettivi per l’insorgere di tumori o malattie cardiovascolari.

Il contenuto di sali minerali e vitamine è tuttavia in parte compromesso dalla presenza di altre sostanze che riducono il loro assorbimento  (es. acido fitico), mentre per quel che riguarda la fibra essa, come noto, crea senso di sazietà, migliora la funzione intestinale e previene diverticoli, stipsi e tumori del colon retto. (fonte www.alimentazione-salute.it)

Broccoli, Cavoli e Mele contro il Freddo

E grazie allo straordinario calendario della natura, gli alimenti più indicati per resistere all’«era glaciale» si trovano proprio tra i frutti e le verdure di stagione. «Broccoli e cavoli sono ricchi di vitamine antiossidanti e nutrienti detossificanti, e anche la frutta invernale, come arance e kiwi, è ricca di vitamina C – aggiunge il dott. Ongaro – un ruolo fondamentale lo hanno le mele, che contengono la quercitina, elemento in grado di aiutare il sistema immunitario che è un blando antistaminico e che aiuta nelle sinusiti. È presente soprattutto nella buccia, e quindi le mele andrebbero sempre mangiate senza essere pelate. Per avere fibre, proteine ed energia a sufficienza consiglio infine una dieta abbondante di pasta integrale con legumi».  (fonte www3.lastampa.it)

Il Pomodoro e il Licopene

Uno nuovo studio ha scoperto che il licopene – un pigmento che dà a frutta e verdura il colore rosso – può rallentare la crescita e persino distruggere le cellule anomale. Il licopene è presente in molti alimenti, ma raggiunge la più alta concentrazione nel pomodoro. Per trarne a pieno i vantaggi, più che i pomodori crudi, è meglio prediligere la salsa di pomodoro e gli altri derivati, dal momento che i risultati suggeriscono che la cottura del frutto di pomodoro aumenta la quantità di licopene rilasciato.

Durante gli esperimenti di laboratorio è stato dimostrato che il licopene interrompe la crescita e la diffusione delle cellule tumorali, impedendone il collegamento con il flusso di sangue. In pratica è stato intercettato come il meccanismo di sviluppo e concentrazione delle cellule tumorali può essere bloccato con il consumo di pomodori cotti.

La scoperta è molto importante ma servono numerose ricerche in più per capire come possa aiutare concretamente i malati di cancro. Ad oggi gli scienziati sono impegnati su due fronti: da un lato stanno studiando la tipologia di pomodoro più ricca di licopene utile allo scopo; dall’altra la scoperta stessa, ad ora testata in provetta, dovrà essere sperimentata sull’uomo per vedere se dà gli stessi risultati ottenuti in provetta. (fonte www.benessereblog.it)

I benefici della Curcuma

Tra le molte spezie presenti oggi sulle tavole, certamente la curcuma è una delle meno conosciute. Si tratta di una spezia utilizzata soprattutto dalle popolazioni orientali, indiane in particolare. Il suo impiego risalare  a circa sei millenni fa, ad opera di monaci buddisti che  la impiegavano come spezia, ma anche come colorante, cosmetico o rimedio medico naturale, cosicché la medicina ayurvedica la contempla tra le piante curative, dati i benefici che apporta.

 Come si presenta?

La curcuma si trova sotto forma di polvere gialla, visivamente simile al curry, ed è ricavata dalla radice della pianta Curcuma longa. Proprio il suo aspetto le ha attribuito il nome di Zafferano delle Indie.

Ma quali sono  le sue proprietà?

Le proprietà attribuite dalla medicina ayurvedica a questa pianta sono diverse e gli studi scientifici effettuati in laboratorio le hanno in parte confermate.

Pare che  la curcumina, ossia uno dei principali principi attivi di tale pianta, sia in grado di prevenire otto malattie tumorali: leucemia, tumori a colon, reni, pelle, polmoni, fegato, bocca e mammelle.

  • La curcuma  ostacola l’attività dei radicali liberi e dunque funge da antiossidante contrastando gli effetti negativi dei radicali non solo sulla pelle (invecchiamento cutaneo) ma anche su fegato, stomaco ed intestino.
  • Secondo la medicina orientale è purificante per l’organismo ( fegato ed intestino in particolare), nonché  cicatrizzante e disinfettante e perciò è frequente in oriente il ricorso alla curcuma per curare ferite e scottature.
  • E’ un antinfiammatorio, impiegato anche nella cura della psoriasi.

Come consumarla e in che dosi?

La curcuma si consuma cercando di integrarla nell’alimentazione quotidiana. La quantità ideale corrisponde a circa 2 cucchiaini da caffè al giorno, da distribuire sulle pietanze per insaporirle, ma anche in salse, yogurt o bevande. Vi è inoltre chi la utilizza aggiunta all’olio di oliva e lo si impiega così come normale condimento in tavola. L’organismo, però, non assimila con facilità questa sostanza per cui è bene, non aumentarne le dosi, ma associarne il consumo a pepe nero e thè verde, o grassi ( ecco perché preparare l’olio alla curcuma) che ne facilitano l’assorbimento.

Poiché non sono stati portati avanti studi che garantiscano che in gravidanza possa non portare controindicazioni, è bene, in tal caso, evitarne il consumo. (fonte oknotizie.virgilio.it)

Frutta e Verdura di Stagione: la Spesa di Febbraio

Febbraio, il freddo non accenna ad abbandonarci, ma in vista della imminente stagione primaverile, è arrivato il momento di iniziare una bella dieta disintossicante, per depurarci dalla tossine che inevitabilmente accumuliamo durante l’inverno. E allora vediamo cosa ci propone l’orto, di questo mese tipico del colorato Carnevale.

VERDURA

Topinambur

Tubero commestibile, simile alla patata dalla polpa carnosa e dal sapore delicato e dolce, il Topinambur o Rapa Tedesca, è una pianta che si adatta facilmente a qualsiasi terreno purché sia soleggiato, e proprio per questo può essere coltivata anche nel piccolo orto domestico.

Dalla forma molto buffa è possibile mangiare il topinambur anche crudo in insalata o cotto al vapore, mantenendo così le proprietà nutrizionali anche sotto forma di purè. Pochissime calorie e tante fibre sono le principali qualità di questo particolare tubero, che sembra essere famoso per le sue proprietà regolatrici della digestione e per ridurre la formazione di gas a livello intestinale. Non contiene glutine, dunque alimento consigliato soprattutto a chi soffre di celiachia, e proprio grazie al suo elevato contenuto di inulina è una pianta indicata nella dieta di persone che soffrono di diabete.

Cavolini di Bruxelles

Dal sapore fresco e dalla consistenza croccante, ottimi come contorno cotti al vapore, saltati in padella o al gratin cotti al forno, i cavolini di Bruxelles sono in realtà i germogli di una varietà di cavolo che per crescere necessitano di un clima freddo, tipico del nord Europa. Buona fonte di vitamine A e C, ferro, potassio e fibre, questi sono consigliati in particolare alle donne, in quanto aiutano a prevenire tumori al seno e soprattutto in gravidanza, avendo un elevato contenuto di acido folico, necessario al bambino per crescere sano. Ottimi in questo periodo dell’anno grazie alle proprietà antiossidanti, aiutano il corpo ad espellere le tossine.

Bietola

Totalmente commestibile, dall’alto contenuto di vitamine, fibre, acido folico, sali minerali e beta-carotene (essenziale per la pelle, per i tessuti e per la vista), la Bietola, con il suo sapore delicato è una delle verdure invernali tra le più apprezzate in cucina, consigliata soprattutto a chi soffre di anemia, per l’alto contenuto di acido folico che favorisce l’assorbimento del ferro.

E per farla mangiare anche ai vostri bambini, di seguito la ricetta delle Polpette di Bietola al forno

Ingredienti

  • 500g di bietole lessate
  • 1 uovo
  • sale
  • olio
  • 1 mozzarella media
  • pan grattato
  • 1-2 spicchi di aglio tritato finemente (a piacere)

Preparazione

Tagliate le bietole a pezzetti e unitele in ciotola all’uovo, aggiungete un po’ di sale, l’olio, una spolverata di pan grattato e l’aglio. Amalgamate il tutto molto bene. Se il composto è secco o poco salato aggiungete olio e sale. Preriscaldate il forno a 180°. Tagliate la mozzarella a dadini. Iniziate a preparare le polpette, prendendo un po’ di verdura e formando una pallina un po’ schiacciata. Inserite all’interno un dadino di mozzarella e passate la polpetta nel pan grattato. Una volta che avete finito il composto, infornate le polpette e fatele cuocere per circa 15-20 minuti, giusto il tempo di farle dorare.

Servitele tiepide e croccanti.

E ancora nel vostro cesto delle verdure per questo mese potete mettere:

barbabietola rossa
broccolo
cicoria
carote
sedano
fagioli
zucca
radicchio
finocchio
cavolfiore
carciofo
porro
cavolo verza
rapa


FRUTTA

Pompelmo

Antico ibrido, probabilmente tra l’arancio dolce ed il pomelo, il Pompelmo, è un albero sempreverde, proveniente dall’Asia, dai frutti tra i più grandi, per dimensioni, tra tutti gli agrumi. Dalle molte varietà, in particolare quello rosa assume importanza essendo molto più dolce rispetto a quello giallo, e dalla buccia più sottile. Ricchissimo di fibre e di vitamine A, B,e C , di flavonoidi, noti antiossidanti, questo frutto è particolarmente indicato nelle diete dimagranti in quanto accelera la trasformazione dei grassi in energia ed è un ottimo disinfettante dell’apparato digerente. Ma attenzione a non esagerare soprattutto per chi segue particolari terapie, in quanto è stato provato che il pompelmo, in special modo il succo,  può interferire con l’assorbimento di alcuni farmaci.

Limone

Coltivato soprattutto nelle nostre regioni del meridione, in realtà una piantina di Limone cresce bene anche nell’orto domestico, protetta d’inverno, di qualsiasi regione del centro Italia. Dall’elevato contenuto di acido citrico, la parte del frutto che più viene utilizzata è il suo succo, dal sapore aspro ma dalle innumerevoli proprietà benefiche: disinfettante, antiemorragico, antisettico, battericida e ovviamente ottima fonte di vitamina C. Usato in medicina, in cucina ma anche nella cosmesi per la cura della pelle, 100g di polpa di limone contengono il 51mg di vitamina C, il che rappresenta il 71% del fabbisogno giornaliero di vitamina C per una persona adulta. E volete mettere la delizia di una bella torta alla crema di limone?

Per tutto il mese di Febbraio possiamo ancora trovare

arancia
mandarino
pere
kiwi
melograno
cachi
mele
frutta secca
mandarancio

(fonte http://greenme.it/mangiare)

10 Cibi che fanno Male al Pianeta

Sapete quali alimenti fanno male alla vostra di salute? probabilmente sì, ma sapete anche quali di questi fanno male anche alla Terra? Dopo i 12 modi per ridurre le emissioni a tavola perché non parlare dei 10 alimenti “absolutly not planet-friendly” e quindi assolutamente da evitare per una scelta veramente eco sostenibile!

Leggendo un bell’articolo sul sito MNN mi sono lasciata ispirare e mi sono interrogata sui cibi davvero peggiori per l’ambiente e su quali alimenti dovrebbero essere evitati o almeno scelti consapevolmente per una gestione davvero sensata delle risorse.

1) Tutti gli alimenti che contengono olio di palma

Mnn ci informa infatti che l’olio di palma si trova quasi praticamente ovunque. Si stima, infatti, che ogni anno vengano prodotte circa 40 milioni di tonnellate di olio di palma e di queste l’85% proviene dall’ Indonesia e dalla Malesia dove chilometri quadrati di foreste vengono abbattute quotidianamente. Non sconvolge allora che le piantagioni di olio di palma rappresentino il fattore che produce il più alto tasso di deforestazione al mondo. Quando le foreste pluviali scompariranno quasi tutti gli animali selvatici, tra cui oranghi e tigri, scompariranno con esse.

2) OGM  

In merito agli organismi geneticamente modificati molte sono le preoccupazioni che provengono sì dai consumatori ma soprattutto da aree della ricerca non affiancata a multinazionali ed indipendenti come quelle universitarie: il tutto si fonda sulla mancanza di dati di lungo periodo e quindi sulla mancanza di certezze circa i reali rischi dell’uso di Ogm, ma come è ovvio c’è molto di più. Non è possibile motivare con il solo “principio di precauzione” la riluttanza di molti scienziati nel dare appoggio a ciò che è stato definito “la scoperta che avrebbe sconfitto la fame nel mondo” perché come al solito pare davvero una mera illusione se si pensa che con la pratica di coltivazione di ogm contadini che fino ad allora erano riusciti a prodursi sementi coltivabili l’anno successivo saranno invece costretti anno dopo anno, coltivazione dopo coltivazione ad acquistare sementi sterili da grandi colossi di multinazionali che come detto promettono “la cancellazione della fame nel mondo” …certo cosa che pare alquanto lontana dal concetto “denaro x seme” e quindi “no denaro no cibo” invece professato in fase reale e non propagandistica.

Inoltre volendo spingersi un po’ in là con la fantasia basta chiedersi cosa accadrebbe se un bel giorno il detentore del seme tal dei tali decidesse di non venderlo più o di venderlo solo a qualcuno…e gli altri? E qui non si parla di oggetti ma di cibo…

Certo queste possono essere solo speculazioni,  sì, ma è sempre bene pensarci prima di dare in mano beni di sopravvivenza, come acqua e semi, a colossi che guidano il mondo in lotte di economia e nelle guerre.

Se poi vogliamo analizzare altri risvolti certo possiamo concentrarci sul basso livello di biodiversità dato dalla coltivazione intensiva e mono colturale indotta dall’uso di Ogm: effettuando, infatti, una coltivazione con resistenza specifica in determinate colture si andrebbero ad azzerare le fonti di cibo per altri animali cosicché anch’essi scomparirebbero. Ma ancora come detto la mancanza di dati sul lungo periodo nell’aggiunta di geni estranei a piante che l’evoluzione non ha progettato per averli potrebbe essere nociva a lungo andare per le stesse piante oppure mettere in pericolo altre piante magari invereconde e gli animali che la consumano ed infine gli animali che si cibano di questi.

Inoltre la diffusione di geni alterati collocati in determinate colture non necessariamente rimangono in quel determinato campo: la diffusione genetica può avvenire facilmente tramite gli insetti, il vento, ad opre adì uccelli o mammiferi e quindi  possono diffondersi facilmente condividendo i propri geni modificati con piante non geneticamente modificate, e così facendo si perderebbe facilmente il controllo della situazione.

Infine-ma in realtà non così infine- la creazione di nuove malattie: alcune piante geneticamente modificate sono modificate mediante l’uso di batteriofagi, batteri o virus, il che significa che tali virus, batteri o batteriologi potrebbero adattarsi creando nuove malattie magari difficilmente controllabili.

3) Lo zucchero

Mnn prosegue raccontandoci che oltre 145 milioni di tonnellate di zucchero sono prodotti in 121 paesi ogni anno, secondo il WWF, ed una tale produzione su così larga scala ha effetti devastanti sul pianeta.

Lo zucchero può essere ritenuto direttamente responsabile per la perdita di biodiversità più di ogni altra coltura, secondo il dossier “Zucchero e L’ambiente” redatto dal WWF nel 2004 infatti, la distruzione degli habitat che la sua coltivazione produce, l’uso intensivo di acqua e di pesticidi ed il conseguente inquinamento delle acque scaricate durante il processo produttivo sono i risvolti amari della medaglia che vanno a pesare totalmente sull’ambiente e sulle creature viventi. (A tal proposito leggete anche i 10 dolcificanti naturali alternativi allo zucchero)

4) La carne

Mnn riporta che secondo l’Environmental Defense Fund, se ogni americano sostituisse un pasto di pollo con cibo vegetariano, il risparmio di anidride carbonica sarebbe paragonabile a togliere dalle strade degli Stati Uniti più di mezzo milione di auto.

Alcuni dei risultati dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite sulla carne e l’ambiente sono riassumibili in 5 punti:

• il 18% delle emissioni di gas a effetto serra provengono dagli allevamenti

• il 70% dei terreni in Amazzonia che è stata autorizzata al pascolo del bestiame erano foreste

• la più grande fonte mondiale di inquinamento delle acque è il settore zootecnico

• il bestiame è responsabile di un terzo dell’azoto e del fosforo nelle risorse di acqua dolce degli Stati Uniti

• il 30% del territorio terrestre occupato un tempo dalla fauna selvatica è ora occupato da bestiame in allevamento

Se poi vogliamo volgere lo sguardo un po’ più vicino a casa nostra, il Dott. Mario Tozzi – geologo, ricercatore del CNR, divulgatore scientifico e giornalista- spiega facilmente nel suo articolo “se il pianeta muore di bistecca“- editoriale su la stampa.it del 2008- come potremmo vedere le cose: “Per allevare il complesso bovino mondiale, composto da quasi un miliardo e mezzo di capi, ci vogliono pascoli sempre più ampi: ma dove li impiantiamo, visto che la superficie di terre emerse è sempre quella e che, anzi, la terra migliore, quella più fertile e più vicina alle fonti d’acqua, è già virtualmente esaurita? Pervicacemente si sottraggono territori sempre più ampi alle foreste tropicali e pluviali, che però reggono uno sfruttamento industriale solo per cinque o sei anni, dopo di che non sono più fertili e dunque spingono a disboscare nuove terre. La carne sottrae foresta al mondo, visto che per ottenerne 1 kg ce ne vogliono 9 di mangimi: gli animali di allevamento non consumano liberamente erba come si crede, ma vengono «finiti» (come si dice) a cereali. E a chi verrano sottratti quei cereali, se non ad altri uomini, che per questo patiranno la fame? Un manzo di allevamento di 500 kg ha consumato 1200 kg di granaglie, come a dire che, solo negli Usa, 157 milioni di vegetali, che potrebbero essere consumati dagli uomini, finiscono invece a produrre 28 milioni di tonnellate di carne. E per allevare un manzo ci vuole tanta acqua quanto quella che serve a far galleggiare un incrociatore. Ha un senso tutto questo in un pianeta in cui sono milioni coloro che non hanno il mais per sopravvivere, mentre altri si devono mettere a dieta per ridurre i rischi del consumo di carne? Desertificazione, disboscamenti, sprechi d’acqua, alterazioni degli ecosistemi, inquinamento delle falde, incremento dei gas serra sono questi i veri motivi per cui dovremmo ridurre il consumo di carne. Ma mettere in conto i danni ambientali della bistecca è un tabù che nessuno si sogna di discutere seriamente.

Infine Qui è possibile scaricare il volantino pieghevole in pdf di agireora edizioni “Meno carne, meno effetto serra

5) Il pesce

Greenpeace da sempre attivo nella difesa degli oceani riporta che “gli scienziati avvertono da tempo che l’eccessivo sfruttamento delle zone di pesca rischia di cambiare per sempre il volto dei nostri mari. Le attività di pesca nel mondo infatti sono eccessivamente sfruttate, impoverendo i nostri mari e i nostri oceani. Le popolazioni dei grandi pesci predatori – un indicatore chiave della salute dell’ecosistema – stanno svanendo ed il 90% dei grandi pesci – come tonni, pesci spada e merluzzi – sono stati già pescati.

I politici continuano a ignorare i consigli degli scienziati per una corretta gestione del patrimonio ittico che tuteli le specie minacciate imponendo pratiche di pesca sostenibili e così pesci come il tonno rosso e salmone atlantico sono gravemente in pericolo di estinzione ed è bene ricordare che la pesca eccessiva di una particolare specie non danneggia solo quella popolazione ma può avere effetti gravi più in alto nella catena alimentare e nella biodiversità.”

6) Gli alimenti confezionati e trattati

La maggior parte del cibo che troviamo nei negozio sono lavorati e confezionati: questo significa che contengono agenti chimici quali coloranti, conservanti, additivi e spesso comportano confezioni singole ed enorme spreco di plastica e packaging vario.

Inoltre se non siete ancora convinti consultate il libro guida “Cosa c’è davvero nel tuo carrello?“di Bill Statham per sapere cosa davvero troviamo negli alimenti confezionati!

La soluzione? Mangiare frutta e verdura fresca, acquistare alimenti sfusi e cercare di preparare a casa alternative genuine.

7) Molti alimenti non biologici

Quando un prodotto è biologico significa che è cresciuto senza l’uso di pesticidi, fertilizzanti chimici o erbicidi ma l’agricoltura biologica usa meno risorse rispetto all’agricoltura tradizionale. In Italia la casa editrice Loto ha diffuso una lista creata dalla EWG de “quella sporca dozzina” (qui scaricabile il numero completo della rivista con l’intero articolo a pag 36) che permette di fare una scelta sensata tra cosa è meglio scegliere biologico e cosa è possibile scegliere proveniente dall’agricoltura convenzionale, ossia i 12 alimenti da comprare assolutamente bio (qui scaricabarile il promemoria da portare sempre con sé).

8) Gli alimenti non locali

Molte persone mangiano locale ossia a km zero per la freschezza e per sostenere la comunità locale, ma il beneficio più ampio proveniente da questa scelta è certamente la riduzione del consumo di combustibili fossili data la riduzione del suo trasporto oltre che alla stagionalità sempre ben garantita ed all’incremento di coltivazioni di specie legate al territorio.

9) Il riso

Mnn ci informa che il riso è la principale fonte di calorie per la metà della popolazione mondiale, ma rappresenta la coltivazione che consuma 1/3 di tutta l’acqua dolce usata annualmente a scopo agricolo dell’intero pianeta secondo Oxfam.

Ma è stato sviluppato -grazie all’azione congiunta di Africare, Oxfam e WWF- un nuovo metodo di coltivazione, l'”SRI” (Systemof Rice Intensification) che consente agli agricoltori di produrre fino al 50% di riso in più con un consumo nettamente inferiore di acqua.

Oxfam sta lavorando per convertire il 25 per cento delle coltivazione di riso nei paesi produttori a SRI entro il 2025 (qui il pdf scaricabarile)

10 ) Il cibo da fast-food

Mnn infine ci ricorda che il cibo da fast-food non fa solo male alla nostra salute ma fa ancora più male alla terra! Un tipico pasto da fast-food infatti viene servito con cibo eccessivamente confezionato, cannucce di plastica, condimenti confezionati singolarmente… secondo i californiani contro gli sprechi meno del 35% dei rifiuti provenienti da fast-food mandati in discarica come misto nella maggior parte dei casi sarebbe invece perfettamente riciclabile come carta o cartone.

Quindi non c’è da sorprendersi che i fast-food siano stati riconosciuti come fonte primaria di rifiuti urbani.

Ma non è solo la confezione il problema.

Un recente studio proveniente da Hong Kong ha scoperto che durante il processo di lavorazione di 4 hamburger per fast-food vengono emesse le stessa quantità di composti organici volatili pari a quelli emessi da un’auto che percorre 1.000 miglia qui poi è stata calcolata l’ impronta ecologica di un cheeseburger…dal risultato più che sconvolgente! (fonte http://greenme.it/mangiare)