Nei piatti Troppo Sodio e Poco Potassio

Un microscopico pizzico di sale in meno al giorno. Questo è quanto siamo riusciti a ottenere dagli ipertesi dopo anni passati a ripetere che il sale fa male: lo rivela lo studio MINISAL della Società italiana dell’ipertensione arteriosa, che sarà presentato la prossima settimana a Roma durante il congresso nazionale Siia. La ricerca è un’ampia indagine sui consumi di sale negli italiani di ogni età, sani e ipertesi; per la parte relativa agli ipertesi, coordinata da Ferruccio Galletti dell’Università Federico II di Napoli, sono stati coinvolti circa 1300 pazienti in cura in 49 centri sparsi per tutto il Paese. Analizzando le abitudini alimentari di questi pazienti e la quantità di sodio e potassio nelle urine, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che gli uomini ipertesi ogni giorno introducono in media 9,8 grammi di sale, le donne 7,8 grammi.

«Siamo molto lontani dalle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui non bisognerebbe superare i 5 grammi di sale al giorno: un obiettivo raggiunto solo da una persona su dieci nella popolazione generale e dal 15% degli ipertesi — osserva Pasquale Strazzullo del Centro per l’ipertensione dell’Università Federico II di Napoli, responsabile scientifico dello studio MINISAL —. La differenza dei consumi di donne e uomini non dipende da una particolare virtuosità femminile, ma piuttosto dal fatto che le donne mangiano un po’ di meno; infatti i consumi di sale sono più alti anche negli obesi e nei sovrappeso rispetto ai pazienti normopeso. Se confrontiamo chi ha la pressione alta con la popolazione generale scopriamo che lo sforzo di ridurre il sale c’è, ma i risultati sono minimi: appena 1,5 grammi in meno per gli uomini ipertesi rispetto ai sani; 0,7 in meno per le donne». Comunque tutti, ipertesi e non, dovremmo ridurre il sale: per farlo occorre innanzitutto togliere la saliera dalla tavola, visto che oltre un terzo del sale che introduciamo è quello aggiunto durante la preparazione dei piatti o per insaporirli quando sono già pronti. Gli alimenti “al naturale” contengono sale e sarebbe meglio farcelo bastare, soprattutto quando per cucinare scegliamo prodotti molto sapidi come gli insaccati, i formaggi, le olive, pesce o carne affumicati.

Poi, è bene leggere le etichette dei prodotti: oltre il 50% del sale che introduciamo arriva da prodotti industriali e da cibi che non immaginiamo essere “salati”, come biscotti, pane, cereali. «Purtroppo il contenuto di sodio non è sempre specificato sulle etichette — spiega Strazzullo — . Sarebbero opportuni accordi con le aziende per migliorare l’informazione e dovremmo proseguire nel solco del progetto varato due anni fa con i panificatori per ridurre del 15% il sale nel pane, riproponendo un’analogo taglio del sale su altre categorie di prodotti industriali». I dati di MINISAL preoccupano anche perché i pazienti dimostrano di non aver ben chiaro il ruolo del potassio nel controllo della pressione: è un minerale che bilancia gli effetti del sodio, ha effetti antiossidanti e protegge i vasi sanguigni migliorando la produzione di sostanze vasodilatatrici che aiutano ad abbassare la pressione. Bisognerebbe introdurne 4 grammi al giorno, ma i dati indicano che siamo intorno alla metà, senza grosse differenze fra uomini e donne, ipertesi e non. «Basta guardare la faccia dei pazienti quando spieghiamo di aumentare il consumo di potassio per capire che quasi nessuno sa quanto faccia bene questo minerale. Gli alimenti ricchi di potassio sono frutta, verdura, legumi: cinque porzioni di vegetali al giorno basterebbero per avere tutto il potassio che ci serve. Gli integratori non sono “vietati” ma nemmeno raccomandati: possono aiutare in casi particolari, ad esempio se un iperteso fa molta fatica a seguire una dieta adeguata, ma è sempre meglio consigliarsi con il medico» conclude Strazzullo. (fonte www.corriere.it)

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