Archivi del giorno: settembre 14, 2011

Alimenti Nutrateutici

Nutrateutico. E’ un neologismo coniato dalla fusione tra i due termini “nutrimento” e “farmaceutico” , e significa “alimento, o parti di esso, che determina effetti benefici sulla salute”. In realtà è necessario distinguere tra alimenti veri e propri con  specifiche influenze sulla salute (alimenti funzionali) e le loro componenti singole estratte dette appunto “nutraceutici”. Anche se certi alimenti hanno un effetto benefico sull’ organismo, questi alimenti contengono un numero elevato di sostanze ed è quindi difficile stabilire a quale attribuire le proprietà. Spesso, anzi, la sostanza estratta dall’alimento, o riprodotta in forma sintetica, si rivela del tutto inutile.

Broccoli

I broccoli sono antitumorali se scottati a 60 gradi. Chiarimento sull’azione antitumori dei broccoli cotti.
Una ricerca della università dell’Illinois ha simulato in laboratorio, con una macchina masticatrice, cio che avviene sotto i nostri denti. La frantumazione rompe le cellule dei broccoli crudi, che rilasciano un enzima produttore di sostanze chimiche, i sulforafrani, che agiscono come antitumorali. Il sulforafrano più efficace contro i tumori rappresenta solo il 20 per cento dei sulforafrani forrnatisi. Il restante 80% e poco attivo. Se prima della triturazione i broccoli sono scottati a 60’C, le proporzioni si invertono e il sulforafrano “buono” quadruplica. La cottura tradizionale (oltre i 100 gradi) invece distrugge proprio l’ enzima inizialmente alla base della formazione di sulforafrani.

Germe di Grano

Il germe di grano è una delle tre parti delle quali è composto il seme del grano (crusca, amido, germe), e non è altro che la parte dalla quale originerà la futura pianta. A dispetto del cereale così come consumato oggi, ossia solo la parte amidacea, che fornisce solo calorie senza nutrienti (micronutrienti), il germe, che dovrà dar vita ad una nuova creatura vivente, è ricco di sostanze nutritiva importanti, che lo rendono capace di coinvolgere diversi aspetti del nostro star bene.
disintossica e depura: lisina e triptofano eliminano le sostanze non utilizzate dal sangue. In questo modo il sangue arriva pulito ai reni. Inoltre apporta anche inositolo e colina, due sostanze che bruciano gli accumuli di grasso;
stimola i muscoli: il germe di grano è ricco di octacosanolo, lisina ed arginina, sostanze che aumentano la resistenza dei muscoli e aiutano la formazione della massa muscolare. In più garantisce anche un elevato livello di magnesio, che, sciogliendo la tensione muscolare e liberando dalla fatica, evita i crampi e gli strappi;
ringiovanisce e da energia: ricco di magnesio, combatte fatica e nervosismo, mentre la vitamina E ripulisce dall’interno la membrana delle cellule, permettendo loro di difendersi meglio;
aiuta i polmoni: la vitamina E ripulisce le vie respiratorie in quanto stimola i macrofagi alveolari, anticorpi attivi nei polmoni. Lo zolfo del germe assicura la buona funzionalità respiratoria, e la vitamina A difende l’intero sistema respiratorio dai virus;
alleato di vene e cuore: la presenza di acidi grassi polinsaturi rafforzano le pareti delle cellule del sistema cardio-vascolare, mantengono la giusta fluidità del sangue e abbassano il livello di colesterolo;
utile per abbassare la glicemia e il livello di glucidi nel sangue. Il cromo e lo zinco aiutano l’organismo ad assorbire gli zuccheri e ad immagazzinare l’insulina per poi rilasciarla gradualmente, evitando così che la glicemia abbia impennate improvvise.
ottimo anticolesterolo: la lecitina anticolesterolo da ossigeno alle cellule e permette di conservare un’ottima forma fisica;
assicura vitamine e sali minerali: il germe di grano è ricco di fosforo, magnesio e molibdeno, tre sostanze che aumentano la concentrazione, regolano la sintesi delle proteine, e migliorano la resistenza fisica. In più contiene vitamine del gruppo B, garantendo il magnesio in ogni cellula;
indispensabile nelle diete equilibrate: il germe di grano contiene proteine nobili, come miosina, globulina e glutenina, ideali per rifornire il nostro organismo di tutto quello di cui ha bisogno.
Le donne saranno invece interessate oltremodo ai seguenti aspetti:
aiuta nei periodi mestruali e in primavera: quando sentite che sta per arrivare il ciclo, il germe di grano può efficacemente regolarizzare il buon funzionamento della tiroide perchè contiene sia il manganese (che stimola la produzione di tiroxina) sia il rame (che tiene sotto controllo gli starnuti e gli occhi che lacrimano);
nutre il viso stanco: il germe aiuta a prevenire l’inaridimento della pelle, conserva l’equilibrio del film idrolipidico naturale e garantisce un’azione nutriente e ristrutturante. Il tutto grazie agli idratanti, alla vitamina F, a sostanze antiossidanti e alla vitamina B5;
è un ottimo antismagliature: la vitamina B5 rallenta il processo di indurimento del collagene, mantenendo la morbidezza e l’elasticità della pelle. Il rame agisce in simbiosi, aiutando l’organismo a produrre lo stesso collagene senza intoppi;
rigenerante: utilizzare l’olio di germe di grano per nutrire e rigenerare la pelle. Basta unire poche gocce al miele, stendere sul viso e lasciare agire per 15 minuti. Sciacquare con acqua tiepida, e ripetere ogni settimana se si vuole garantire un effetto immediato e prolungato.

Il germe di grano si può consumare in qualsiasi piatto, in scaglie, in polvere, o sotto forma di olio (in commercio anche associato ad altri oli).
Si trova perlopiù in erboristeria.

Grano Saraceno

 
Per chi vuole mantenere l’utilizzo dei cereali, si segnala qui il grano saraceno, che in realtà non è un cereale, ma appartiene alla famiglia delle Poligonacee. Ha delle notevoli caratteristiche nutrizionali.
E’ qualitativamente superiore al riso, al frumento e al mais, soprattutto perché ha un indice glicemico più basso ed è più proteico.
Il contenuto in proteine è decisamente elevato, 14,1% contro 9,2% del frumento tenero e 8,5% della farina di mais. Le sue proteine hanno il più alto valore biologico del regno vegetale, in particolare la lisina, aminoacido essenziale è  presente in quantità superiori a quelle dell’uovo. Infine la farina di grano saraceno è ricca di fibra e di sali minerali.
Il suo utilizzo in sostituzione di altre farine, può aiutare ad abbassare il colesterolo e a regolare i livelli glicemici nel sangue.
Il grano saraceno e’ un alimento molto equilibrato, ricco in ferro, vitamina B, vitamina E e magnesio.
Adatto nella convalescenza, nella gestazione, agli anziani; aiuta ad eliminare dall’organismo i liquidi in eccesso ed ha una notevole azione rivitalizzante su reni, cuore e ghiandole sessuali. 

Luteina

La luteina è un carotenoide polare, presente in quantità significative nella regione maculare della retina. In questo tessuto, essa viene attivamente convertita in zeaxantina. È stato dimostrato che le molecole di luteina creano una sorta di filtro nei confronti dell’epitelio pigmentato retinico e dei fotorecettori. La luteina ha diverse funzioni: svolge un’intensa attività anti-ossidante di tipo scavenger (che consiste nell’eliminazione dei radicali liberi prodotti nella retina), inibisce i danni derivanti dall’esposizione alla luce blu e protegge la fovea dall’aberrazione cromatica che può ridurre l’acuità visiva.
La luteina, che non viene prodotta dall’organismo ma assunta attraverso il consumo di alimenti o integratori dietetici che la contengono, e la zeaxantina (suo isomero), sono gli unici carotenoidi presenti nell’occhio e si depositano nella regione maculare, così come nella retina e nel cristallino, aumentando la densità della macula, proteggendo in tal modo i tessuti dai danni di ossidazione da raggi UV e inibendo al contempo l’azione dannosa dei radicali liberi
La luteina si trova in numerosi vegetali verdi o gialli (broccoli, cavoli, spinaci, zucche, ecc….. Assunta dall’organismo con l’alimentazione, si accumula nella parte della retina più importante per la funzionalità visiva (la macula lutea), e aiuta nella prevenzione della maculopatia retinica.
Questa attività protettiva è simile a quella esplicata dalle vitamine E e C.
Infatti, anche queste vitamine esercitano un effetto protettivo nei confronti del danno foto-ossidativo dell’epitelio pigmentato retinico.
Numerosi studi sperimentali hanno accertato che l’assunzione di luteina, vitamina C e vitamina E, è in grado non solo di aumentare la concentrazione di questi nutrienti a livello retinico, ma anche di esercitare un valido effetto protettivo nei confronti del danno foto-ossidativo.
Gli spinaci sono un’ottima fonte di luteina e zeaxantina, due potenti carotenoidi antiossidanti che ti proteggono gli occhi dai danni dell’invecchiamento: ne contengono ben 485 microgrammi per etto. Uno studio condotto dalla Tufts University ha rivelato che chi mangia spesso spinaci riduce del 43% il rischio di contrarre la degenerazione maculare senile, una grave patologia della retina.
Verdure: Contenuto di luteina (mg/100 g)*
Carote crude 0,26
Cavoli 21,9 <===
Cavolini di Bruxelles 1,30
Spinaci crudi 10,0 <===
Grano 0,78
Broccoli 1,90
Piselli 1,70
Fagiolini 0,74
Pomodori 0,10
Lattuga 1,80
Verze 16,3 <=

Mukuna o mucuna(Mucuna pruriens)

 
La mucuna è un legume, arbusto rampicante annuale che cresce spontaneo in maggior parte nelle regioni tropicali e sub-tropicali.
Produce grandi foglie e grossi baccelli a forma di S ricoperti da setole urticanti, contenenti semi di circa 1 cm di diametro.
Lo studio dei principi attivi ha dimostrato che l’azione della mucuna è fondamentalmente legata all’elevato contenuto di L-dopa (precursore della dopamina). La dopamina è un ormone che ha un ruolo importante nel cervello, e in particolare attiva la sensazione del piacere e del benessere, è un neurotrasmettitore.
La mucuna è una pianta tradizionalmente utilizzata dall’Ayurveda (medicina tradizionale dell’India), il levodopa (L-dopa) stimola la ghiandola pituitaria o ipofisi, posta alla base del cervello, a produrre l’ormone della crescita, la cui funzione è quella di mantenere giovane l’organismo. L’ormone della crescita favorisce l’aumento di massa muscolare e sfavorisce l’accumulo di massa grassa, migliora la resistenza ed il livello energetico, accresce la sensazione di benessere ed esercita un’influenza positiva su numerosi altri aspetti della salute.
I trattamenti più efficaci per i quali è utilizzata sono quelli contro il morbo de Parkinson e contro i disturbi erettili.
Morbo di Parkinson: la carenza di dopamina è responsabile della perdita di controllo dei movimenti del corpo. La forma naturale sarebbe tollerata meglio di quella sintetica. L’aumento della dopamina cerebrale favorisce il recupero degli impulsi e diminuisce quindi la rigidità muscolare e i tremiti.
È stata a lungo utilizzata come afrodisiaco e soprattutto contro i disturbi erettili, e questo può essere spiegato dall’aumento del tasso di ormoni steroidei.
La medicina Ayurvedica è il sistema medico tradizionale più antico del mondo ed è il solo fondato su principi scientifici.
Il primo impiego dell’erba mucuna in medicina ayurvedica risale a più di 4500 anni. Infatti, mucuna pruriens ha certamente un profilo biochimico affascinante e contiene una multitudine di principi attivi interessanti. Tra gli altri impieghi in medicina ayurvedica: ristabilire la libido ad un livello soddisfacente (combinato al tribulus terrestris) accrescendo il livello di testosterone, nei casi di sterilità maschile e femminile(accresce degli spermatozoi e favorisce l’ovulazione), per migliorare la vivacità di spirito, il coordinamento motorio e lottare contro le apatie.
In uno studio sul morbo di Parkinson, a parità di principio attivo, un’estratto di mucuna pruriens si è rivelato da 2 a 3 volte superiore alla L-dopa sintetica, suggerendo che è il profilo biochimico globale dell’erba, e non solo il principio attivo, ad accrescere la sua efficacia sui sintomi della malattia. Altri studi hanno evidenziato che i benefici neurologici si ottengono con una ottima tolleranza ed una quasi assenza di effetti secondari, contrariamente a ciò che capita con la l-dopa di sintesi. La somministrazione concomitante di un estratto di erba tribulus terrestris è tale da accrescere la quantità di L-dopa che raggiunge il cervello (il tribulus contiene un inibitore della monoaminaossidasi, un’ enzima che degrada la dopamina).

Olio d’Oliva


Scegliere l’olio extravergine come condimento per i nostri piatti, conciliando gusto e mangiar bene, è un vantaggio per la nostra salute. Ora sappiamo che l’olio possiede un composto naturale finora sconosciuto, un antinfiammatorio che lo impreziosisce ancora di più: l’oleocantale. Come spiegano Gary Beauchamp Paul Breslin del Monell Chemical Senses Center, Philadelphia, ha gli stessi effetti dell’ibuprofene uno degli antidolorifici non sterodei (NSAIDs) più usati. Secondo quanto riferito sulla rivista Nature la presenza di questo composto potrebbe essere all’origine delle proprietà benefiche dell’olio d’oliva, infatti come l’ibuprofene anche questa sostanza, assunta grazie a un regolare consumo di olio, a lungo termine potrebbe essere anticancerogena. Questa scoperta si deve alla buona forchetta di Beauchamp che, nel corso di un meeting di gastronomia, di fronte a un prelibato piatto condito con il condimento dorato, ebbe un’intuizione. Qualcosa nell’olio dà in gola un gusto acre, pungente come quello dell’ibuprofene. Così si è imbattuto in un composto fino ad allora sconosciuto e lo ha battezzato oleocantale, nome che si sta ad indicare che trattasi di un’aldeide (ale), che deriva dall’olio d’oliva (oleo) e che e’ pungente (canth). Per verificare che veramente l’oleocantale fosse responsabile del sapore pungente del condimento gli scienziati hanno poi testato diverse qualità d’olio d’oliva verificando che maggiore era il contenuto di oleocantale in ciascuna, più forte il gusto pungente dell’olio. Inoltre non contenti i ricercatori hanno ricostruito in laboratorio la forma sintetica della molecola constatando che aveva identiche caratteristiche di quella naturale. Per vedere poi se la sensazione che aveva portato Beauchamp sulle tracce della molecola non fosse infondata, l’esperto ha testato le proprieta’ antinfiammatorie e antidolorifiche dell’oleocantale trovandolo capace di inibire gli enzimi COX-1 e COX-2, proprio i bersagli dell’ibuprofene. Non c’e’ dubbio quindi che l’oleocantale sia a sua volta un antidolorifico ed ora si dovrà scoprire il suo meccanismo d’azione. ”La dieta mediterranea, della quale l’olio d’oliva e’ una componente centrale dichiara Breslin – e’ da tempo associata a molteplici effetti benefici per la salute, riducendo rischio di infarto e ictus, alcuni tipi di tumore e di demenza. Effetti benefici simili aggiunge Breslin sono associati all’uso prolungato di alcuni NSAIDs come aspirina e ibuprofene”. ”Adesso che sappiamo dell’esistenza dell’oleocantale e delle sue proprietà antinfiammatorie dichiara l’esperto sembra plausibile che la molecola giochi un ruolo causale negli effetti benefici della dieta dove l’olio d’oliva e’ la principale sorgente di grassi”.

Ortica (Urtica dioica)
L’ ortica è una delle migliori piante medicinali che possediamo. Se l’umanità sapesse quant’ e grande il suo potere curativo, forse non coltiverebbe altro, ma solo in pochi lo sanno.
L’ortica e medicamentosa dalla radice allo stelo, dalle foglie al fiore. Sin dall’antichità godeva di grande prestigio.
L’Ortica è la nostra migliore pianta medicinale depuratrice del sangue e contemporaneamente antianemica. Avendo inoltre una buona influenza sul pancreas, la tisana di Ortica fa calare il tenore in zucchero nel sangue. Guarisce inoltre le malattie e le infezioni delle vie urinarie e la ritenzione patologica dell’urina. Ha anche un effetto accelerante del movimento intestinale.
A partire da una certa età diminuisce il contenuto in ferro nell’organismo. Di conseguenza si manifestano degli stati di stanchezza e di esaurimento, ci si sente vecchi e meno capaci. In questi casi porterà a degli ottimi risultati l’uso dell’Ortica fresca che contiene del ferro. Essa ci aiuta a superare questa situazione difficile. Dopo una cura a base di Ortica si ricuperano rapidamente le forze, tornano I’energia e la voglia di lavorare; anche l’aspetto esterno migliora.
E’ utile anche per i capelli: La tintura d’Ortica è particolarmente benefica per qualsiasi tipo di capello.
Secondo alcuni naturopati, nelle malattie gravi occorre sorseggiarne almeno due litri al giorno.
C’è anche chi si serve delle Ortiche per distruggere gli insetti ed i parassiti del suo giardino. Si mette un grosso quantitativo di Ortiche in un fusto contenente acqua e lo si lascia macerare per un certo tempo. Con questa soluzione si innaffiano ripetutamente le piante, e sembra efficace nel mantenerle prive da insetti e vermi.
Di mattina se ne può bere a digiuno una tazza mezz’ora prima della prima colazione, e poi, a sorsetti, una o due tazze durante il resto della giornata. Anche la tisana prima della prima colazione dovrebbe essere bevuta a piccoli sorsetti per aumentarne l’efficacia. La si beve senza zucchero (ha un sapore che ricorda quello del té verde). Ma è possibile mescolarvi anche un poco camomilla o menta per migliorarne il sapore.
La medicina popolare raccomanda di bere la tisana di Ortica per la durata di diverse settimane contro i disturbi al fegato e alla bile e contro le malattie della milza, persino nei tumori alla milza, nei catarri gastrici e bronchiali, nei crampi e nelle ulcere allo stomaco, nelle ulcere all’intestino e nelle malattie polmonari. Per conservare i preziosi principi attivi, I’Ortica viene soltanto scottata. Nella cura preventiva, durante tutto l’anno, si beve una sola tazza di tisana di Ortica al giorno. Essa si dimostra di grande aiuto anche nelle malattie virali e nell’eliminazione batterica.
E’ comunque una pianta pienamente commestibile e si può preparare in diversi modi, come condimento, nei minestroni o anche da sola.
Modalità di preparazione per la tisana (ma si può preparare in diversi altri modi): Scottare un cucchiaino da dessert colmo di Ortica in una tazza d’acqua e lasciare riposare il tutto per pochi minuti.

 

Peperoncino (Capsico o Capsicum Annuum)


Statistiche ufficiali sulla mortalità per malattie cardiovascolari: media Italia: 50%. Molise 57%; Calabria 53%; Campania e Sicilia 50%; LUCANIA 21%. Premesso che tale comprensorio è UNIFORME in tutto, che cosa privilegia tanto la Lucania?
E’ che soltanto in Lucania si usa prevalentemente il peperoncino polverizzato e con tutti i semi. Tale usanza è derivata dalla necessità di commercializzare le migliaia di quintali che produce da tempo immemorabile (polverizzato occupa meno spazio di quello intero o solo frantumato) e, col seme, la polvere… pesa di più. Polverizzato finemente (con la macina di pietra), aumentando, cioè la superficie di contatto con i nostri agenti digestivi, il seme CEDE i suoi tesori (acidi grassi insaturi, vitamine, principi attivi, ecc.) tanto utili alla vita dei piccoli vasi e di tutto il circolo cardiaco. Disse Lino Businco: “noi siamo la vita dei nostri capillari”… altrimenti, anche se solo frantumato, il SEME passa indenne attraverso il nostro corpo per assolvere degnamente il compito affidatogli dalla Natura previdente: diffondere la specie.
Attenzione! Del peperoncino sono basilari QUATTRO condizioni, perchè sia efficace al 100 per cento:

a) Sia CRUDO e conservato tale, fino al momento di spargerlo sulle vivande (o nelle ostie, dopo i pasti, per i neofiti), in pillole o capsule gastroresistenti durante i pasti
b) La quantità giornaliera complessiva sia PROPORZIONALE al peso corporeo: un grammo per ogni 10 kg. di peso corporeo, in polvere con tutti i semi oppure 2 compresse per ogni dieci kg. di peso corporeo, al giorno durante i pasti, o 3 capsule g.r. x 10 kg. p.c. pro-die.
c) Sia usato per SEMPRE, possibilmente nel modo più naturale e cioè sulle vivande, con le quali si amalgama e di cui esalta sapori ed odori, per la delizia di palati esigenti.
d) Sia quello GIUSTO per VOI e cioè col tono di piccante adatto a VOI.
N.B. Un cucchiaino di caffè, medio, non troppo colmo = TRE grammi circa.

La malattia è provocata da uno squilibrio qualitativo e quantitativo degli Elementi Vitali: protidi, lipidi, glucidi, vitamine, enzimi, sali minerali ecc. dovuto a reiterati errori alimentari. ll Peperoncino, reintegrando nella qualità e nella quantità LE VITAMINE, gli enzimi,sali minerali, ecc. che distruggiamo cuocendo i cibi, ristabilisce l’equilibrio biologico. Perciò, affinché ll Peperoncino possa essere: un perfetto integratore vitaminico, deve essere: CRUDO, in polvere fine,
coi SEMI: 1 grammo per ogni dieci kg. di peso corporeo, al giorno. E tale cura dura tutta la vita.
Uso esterno: il peperoncino cura le infiammazioni, applicato sulla pelle provoca la vasodilatazione e quindi è revulsivo in caso di atralgie, di geloni, di nevralgie. La tintura diluita è di aiuto per la crescita dei capelli. Non esagerare nell’uso perché potrebbe causare necrosi. Non va applicato su cute lesionata e in chi è allergico al peperoncino
La capsicina è in grado di mitigare  i dolori causati dall’herpes zoster. Nel mal di denti è utile mettere1-2 gocce di olio di peperoncino alla base del dente dolorante e passa il dolore.
Come alimento: abbassa la pressione, stimola la circolazione sanguigna, regola l’intestino, è utile in caso di emorroidi, per le disfunzioni epatiche, cirrosi, reumatismi, artrosi, impedisce la putrefazione intestinale. La capsicina, stimola la corteccia surrenale e aumenta la produzione dei corticosteroidi, stimola la funzionalità cardiaca, circolatoria, e respiratoria.
Ha una buona percentuale di vitamine, i semi contengono lecitina (abbassa il colesterolo del sangue mantiene elastiche le arterie), vitamine B2, PP, tocoferoli, provitamina A. Ha un elevato contenuto in vitamina C, superiore agli agrumi. Assunto giornalmente nei cibi, riduce l’incidenza di patologie tromboemboliche, favorisce la digestione (in quanto stimola la secrezione gastrica) aiuta quindi nella atonia gastrica. E’’ quindi utile integrare la propria dieta con del peperoncino fresco o in polvere. Ma non eccedere nel consumo perché potrebbe danneggiare i nervi periferici del gusto. Un eccesso (dosi molto elevate) potrebbe causare perdita di appetito, gastrite cronica, gastroenterite, stitichezza, e può danneggiare i reni, il fegato, indurre ipotermia, manifestazioni anafilattiche e morte.
Un uso eccessivo in chi prende farmaci anticoagulanti o è soggetto ad emorragie è da evitare.
Cellulite: Le qualità revulsive del capsicum trovano utilizzazione anche nella cura della cellulite. Oltre alla utilizzazione gastronomica, tante volte consigliata, si può usare l’argilla per fare cataplasmi e impacchi.
Preparare con l’argilla un fango terapeutico aggiungendo 4 gr. di peperoncino in polvere a 150 gr. di argilla.
Cura dimagrante: Col peperoncino si può dimagrire. Ne sono convinti i professori Hanry ed Emery che sulla rivista scientifica “Human nutrition” hanno pubblicato uno studio dal titolo “Effetti degli alimenti piccanti sul metabolismo basale”. Fra l’altro i due studiosi sostengono che 3 gr. di peperoncino piccante in polvere, mescolati con 3 gr. di senape costituiscono una ottima cura dimagrante. A conclusioni simili è arrivato anche un gruppo di ricercatori dell’Università della Tasmania. Secondo questi studiosi la capsicina contenuta nel peperoncino accentua il consumo di calorie fino al 15%. Così, ad esempio, un piatto di spaghetti che di solito fornisce 350 calorie, scende a meno di 300 quando si aggiunge il peperoncino.
Eros: Scrive Tiziana Valpiana nel suo libro “Il peperone”: “La caratteristica fondamentale del peperoncino è senz’altro quella di essere una pianta vitale. Esso è infatti in grado di stimolare tutte le funzioni vitali del nostro organismo; e qual è più vitale della pulsione sessuale? Il peperoncino, grazie ai suoi principi attivi, al suo sapore, al suo colore e insomma alle sue mille qualità, è senz’altro una delle piante più adatte a stimolare in noi il desiderio sessuale e a metterci in grado di soddisfarlo”. Ma al di là di queste affermazioni un po’ generiche, il peperoncino è veramente afrodisiaco? Qualcuno osserva che nei manuali di pozioni e filtri d’amore il peperoncino non c’è mai. Questo però non significa niente, perché la sua scoperta nei paesi Europei è piuttosto recente. Sviluppi e risultati scientifici potrebbero venire da un momento all’altro, quando sarà stata fatta piena luce su un ormone scoperto negli anni ‘70, il VIP, sigla inglese di “vasoactive intestinal polypeptide”. Su “Vivere meglio” del 1983 scrive Antonio Attanasio: “Quasi certamente il VIP è implicato nella chiusura delle comunicazioni arterovenose che è all’origine della tumescenza dei tessuti erettili: in altre parole, è forse il VIP che provoca l’erezione nell’uomo e gli analoghi fenomeni nella donna. Ma c’è di più, quando l’organismo aumenta la sua produzione di VIP, si ha come risultato una dilatazione dei vasi periferici (si diventa rossi in faccia) e la circolazione del sangue aumenta insieme alla frequenza dei battiti cardiaci; parallelamente aumenta la frequenza del respiro. Queste sono tutte reazioni notoriamente collegate all’eccitazione sessuale, ma sono anche reazioni provocate da cibi piccanti. Ed è facile immaginare che questi cibi portino a simili reazioni proprio in conseguenza della liberazione di VIP allorché essi entrano in contatto con la mucosa intestinale”. “Tutto questo – conclude Attanasio – dovrebbe far guardare con maggiore fiducia alle credenze tradizionali nell’efficacia del peperoncino e altre spezie nel facilitare il comportamento erotico”.Al momento una cosa è certa, il peperoncino è ricco di vitamina E, la “vitamina della fecondità e della potenza sessuale”. Alcuni casi di cronaca recente hanno reso di dominio pubblico che alcune creme e pozioni propagandate come  afrodisiache in realtà non erano altro che misture a base di peperoncino.

 

 

Polline

 
E’ un alimento completo. Ci potremo nutrire di polline per mesi senza rischiare malattie da carenza alimentare. E’ eccezionalmente nutritivo anche per l’uomo (oltre che per le api…).
L’ introduzione del polline nella pratica medica fu casuale: Nel 1946 il sovietico Tutzine notò che i centenari che stava studiando erano in maggioranza apicoltori, e facevano uso giornaliero di polline.
Ma cosa è il polline? E’ il seme maschile dei fiori che grazie al vento ed , appunto, alle api viene trasportato da un fiore all’altro. Recentemente, lavori di ricerca fatti da medici spagnoli, hanno messo in evidenza che somministrando il polline a lungo non si avevano reazioni anafilattiche (allergie) nè anticorpi. Ricordiamo che il polline raccolto dalle api è diverso da quello che in primavera aleggia nell’aria, responsabile appunto di malattie allergiche.
Tra i prodotti dell’alveare è quello più equilibrato nei suoi vari componenti , è infatti per metà alimento dinamogeno (miele), che dà energia, e per metà plastico (gelatina reale) che fornisce proteine. Sono oltre 50 le sostanze attive che le analisi di laboratorio hanno riscontrato nel polline
Di rilievo sono:
Vitamine: B1,B2, B5, B6,PP, C .
Minerali: Potassio, Magnesio, Calcio, Ferro, Silicio, Fosforo .
Aminoacidi: Dei 22 aminoacidi conosciuti 20 sono presenti nel polline ad alta concentrazione.
Interessante è la presenza di un aminoacido solfato, la metionina, che fa parte di quei fattori alimentari che impediscono l’infiltrazione grassa nel fegato o la curano se è già presente. Queste infiltrazioni grasse sono il preludio della cirrosi epatica.
Importante è anche la presenza della rutina. Questa protegge i capillari sanguigni, un deficit di rutina provoca un aumento di permeabilità e fragilità delle pareti dei capillari e quindi è una protezione anche per le emorragie.
Proprietà:
Rafforza il sistema immunitario.
Combatte i radicali liberi.
Ha una efficace azione antianemica
Aiuta le funzioni digestive ed intestinali.
Stabilizza l’appetito, combatte gli stati di astenia, nevrosi, depressioni.
Possiede una notevole azione epatoprotettiva e interviene positivamente nei processi arteriosclerotici in atto.
Aiuta nelle affezioni della prostata e interviene a restituire virilità a chi ha difficoltà funzionali.
Spiccate proprietà antinfiammatorie e riequilibranti per l’intero organismo .
Ottimo supporto per il sistema nervoso, utile in periodi di impegno intellettuale, aiuta la memoria.
USO : 1 cucchiaino al giorno la mattina, a digiuno. Può essere assunto allo stato naturale o miscelato al miele o bevande calde

.Vino rosso
Effetti del resvenatrolo, presente nel vino rosso soprattutto se coltivato in climi freddi.
Il vino rosso contiene oltre 10 volte la quantità della sostanza contenuta in quello bianco.
La quantità maggiore per esempio si trova nel Pinot nero, quella minore nel Cabernet Sauvignon. Comunque la quantità contenuta è minima, e per avere effetti significativi ottenuti nelle sperimentazioni su animali, il numero di bicchieri giornalieri da bere sarebbe improponibile, nell’ordine delle centinaia!
Tale sostanza è capace di mimare gli effetti prodotti da una dieta ipocalorica, in grado di rallentare i processi di invecchiamento del 30% circa.
Un bicchiere di vino rosso al giorno è una usuale raccomandazione, anche se in verità la quantità di resvenatrolo ivi contenuta è bassissima. Il resvenatrolo è però instabile e si ossida, scomparendo, dopo un giorno dalla apertura della bottiglia.
Il resvenatrolo è prodotto dalle piante in risposta a situazioni di stress, come carenza di nutrienti, l’attacco di funghi o parassiti.
I ricercatori dell´Harvard Medical school e del National Institute of Aging degli Stati Uniti hanno fatto una scoperta che potrebbe essere molto importante per le persone affette da obesità. E’ stato sperimentato sui topi che, pur assumendo essi molti grassi e pur diventando obesi, non si ammalano di diabete o comunque di patologie legate alla obesità. Questo grazie ad una molecola – chiamata resveratrol – presente nel vino rosso.
Le proprietà anti-invecchiamento di questa molecola sono state scoperte recentemente, anche se da tempo si sa che il vino rosso ha un effetto protettivo nei confronti di alcune malattie.
Nel 2003, la “ Nature” riportò il primo studio che dimostrava che il lievito, trattato con resveratrol, viveva il 60% in più della norma. Successivamente, la molecola ha dimostrato di avere le stesse capacità su vermi, moscerini della frutta e pesci.
David Sinclair, uno degli autori della ricerca, ha spiegato che “ i topi, dal punto di vista evolutivo sono molto più vicini all’ uomo di tutti gli altri organismi studiati finora, i risultati che abbiamo ottenuto ci danno quindi la speranza che qualcosa di simile possa accadere negli esseri umani”.
L´esperimento è stato condotto su tre gruppi di topi: il primo gruppo ha seguito una dieta normale; il secondo gruppo una dieta ipercalorica in cui il 60% delle calorie proveniva dai grassi; il terzo gruppo ha seguito la stessa dieta ipercalorica, ma è stato trattato con resveratrol. I topi sono stati sottoposti alle diete differenziate a 52 settimane di vita. A 60 settimane i tassi di sopravvivenza degli ultimi due gruppi hanno cominciato a divergere. A 114 settimane, il 58% dei topi del secondo gruppo erano morti, mentre nel gruppo dei topi trattati con il resveratrol e in quello dei topi che seguivano una dieta normale, il tasso di mortalità era del 42%.
“Dopo sei mesi – ha affermato Rafael de Cabo, dell´Istituto Nazionale per l´Invecchiamento – il resveratrol ha bloccato tutte le evoluzioni negative sull´organismo di un regime alimentare troppo ricco di calorie”. “I benefici che abbiamo riscontrato nei topi obesi trattati con questa molecola – ha detto Sinclair, uno dei fondatori di Sirtris, una compagnia che sta iniziando una sperimentazione di resveratrol su persone affette da diabete- sono un aumento della sensibilità all´insulina, una diminuzione dei livelli di glucosio, tessuti di cuore e fegato più sani”.
Ora non resta che attendere i risultati di successivi approfondimenti.
Alcol
Una nuova ricerca scientifica conferma che l’alcol, se bevuto con moderazione, riduce il rischio di morte, e non solo per le malattie cardiovascolari.
Uno studio dei Laboratori di Ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso conferma il ruolo benefico che un moderato consumo di alcol ha sulla salute. E questa volta non si parla solo di malattie cardiovascolari: bere con moderazione riduce infatti la mortalità totale, indipendentemente dalle cause.
La ricerca, pubblicata dalla rivista americana Archives of Internal Medicine, ha preso in esame 34 studi scientifici condotti negli ultimi anni in tutto il mondo e li ha aggregati attraverso la metodologia statistica della metanalisi, che permette di unire ricerche diverse ponendole in un’unica visione complessiva. In questo modo è stato possibile esaminare i dati su oltre un milione di persone, per le quali l’abitudine di bere alcol è stata messa in relazione con la probabilità di morte per qualsiasi causa.
Le conclusioni a cui sono arrivati i ricercatori della Cattolica di Campobasso confermano con chiarezza che bere con moderazione ha un effetto benefico sulla salute. C’è di più: mentre la maggior parte delle osservazioni su questo argomento si erano concentrate fino ad oggi sulle malattie cardiovascolari, termine che comprende eventi clinici di varia gravità, lo studio pubblicato da Archives of Internal Medicine dimostra un effetto positivo dell’alcol su un parametro indiscutibile come la mortalità generale. Alcol come assicurazione sulla vita quindi? Non del tutto. Moderazione è infatti la parola chiave. La ricerca italiana ribadisce che un consumo eccessivo di sostanze alcoliche è assolutamente dannoso, e per chi esagera con il bicchiere la probabilità di morte non diminuisce affatto. Anzi: aumenta nettamente.
“I nostri dati – dice Augusto Di Castelnuovo, principale autore dello studio – mostrano che il consumo di piccole quantità di alcol porta ad una riduzione della mortalità che può arrivare fino al 18%. Ma al di sopra di un certo numero di bicchieri le cose cambiano drammaticamente: chi beve troppo non solo perde questo vantaggio, ma aumenta il suo rischio di morte proporzionalmente alla quantità di alcol consumato”.
Un dato molto importante che emerge ancora dallo studio della Cattolica di Campobasso è il ridimensionamento dei cosiddetti “fattori confondenti”. In passato è stata infatti ipotizzata la possibilità che l’azione protettiva dell’alcol possa essere in realtà causata da altri elementi. Potrebbe essere, infatti, che le persone capaci di assaporare bevande alcoliche con moderazione, siano più attente alla loro salute: magari fanno più sport, oppure mangiano meglio. Insomma, hanno uno stile di vita migliore, e potrebbe essere questo, non l’alcol, a mantenerli più sani. “Abbiamo esaminato con cura questo aspetto – continua Di Castelnuovo – I nostri dati ci dicono che, anche prendendo in considerazione tutti i principali fattori confondenti (come l’alimentazione, l’attività sportiva o lo stato di salute delle persone studiate), il consumo moderato di sostanze alcoliche continua a mostrare un effetto nettamente positivo”. La ricerca evidenzia una differenza molto importante tra uomini e donne. Se per i primi l’effetto benefico si ha con 2-4 dosi al massimo (una dose corrisponde tipicamente ad un bicchiere di vino o di birra), le seconde devono stare più attente: per loro la protezione data dall’alcol sparisce già dopo i due bicchieri al giorno. “Potrebbe essere – spiega Licia Iacoviello, capo del Laboratorio di Epidemiologia Genetica ed Ambientale, dove è stata svolta la ricerca – un fenomeno legato al metabolismo. Sappiamo che nelle donne l’alcol etilico viene metabolizzato differentemente nell’organismo, e le concentrazioni nel sangue raggiungono valori più alti. Quindi con un consumo superiore alle due dosi cominciano a farsi sentire gli effetti dannosi, come le malattie del fegato o un aumentato rischio di certi tipi di tumore”.
Differenze emergono anche quando si guarda alle due sponde dell’Atlantico. Lo studio della Cattolica ha infatti trovato che la protezione offerta dal consumo moderato di alcol, negli uomini americani, è minore rispetto agli europei. Per le donne, invece, la situazione rimane sostanzialmente la stessa sia negli USA che in Europa. Una possibile spiegazione del fenomeno potrebbe essere trovata nel diverso modo di consumare alcol. Prima di tutto gli Europei tendono più a bere vino rispetto ad altre bevande, e lo fanno soprattutto durante i pasti. Due comportamenti abbastanza diversi da quelli degli Americani. Quanto alle donne, nel loro caso si può pensare che le modalità di consumo di alcol siano più o meno le stesse nei due continenti, e quindi anche la risposta sia identica. E’ una questione ancora aperta, che necessiterà di maggiori studi.
“Al centro di questa ricerca – dichiara Giovanni de Gaetano, Direttore dei Laboratori di Ricerca della Cattolica di Campobasso – non c’è solo l’alcol. E’ anche il modo in cui lo si beve a fare la differenza: quantità piccole, magari durante i pasti, questo appare il modo giusto. E’ un altro aspetto della dieta mediterranea, dove l’alcol, in particolare il vino, è il compagno ideale di un pranzo o una cena, ma poi non esiste più per il resto della giornata. Il messaggio che gli studi scientifici come il nostro ci stanno confermando è semplice: l’alcol può essere un elemento di tutto rispetto sulla nostra tavola. Ma è positivo solo se inserito in un giusto stile di vita, dove la moderazione ci guida ad un consumo di qualità non certo di quantità. (fonte /www.paleodieta.it/)

 

Olio d’Oliva come Antidolorifico

Gary Beauchamp, ricercatore del Monell Chemical  Senses Center di Philadelphia, stava partecipando a un meeting sulla cucina molecolare in Sicilia quando, assaggiando un cucchiaino di olio novello extravergine di oliva ha percepito al palato la stessa sensazione di pizzicore che si prova assumendo una dose di ibuprofene, uno degli antidolorifici non steroidei più usati al mondo nel trattamento delle malattie reumatiche, con effetti anche antinfiammatori e antipiretici. Tornato nel suo laboratorio, in collaborazione con il collega Paul Breslin, ha studiato, analizzato, messo nelle provette, sintetizzato, finché e’ arrivato alla scoperta: 50 grammi di olio di oliva, circa 4 cucchiai, corrispondono al 10% di una dose per adulti di ibuprofene, uno degli antidolorifici non steroidei più usati al mondo nel trattamento delle malattie reumatiche, con effetti anche antinfiammatori e antipiretici.

 
Tornato nel suo laboratorio, in collaborazione con il collega Paul Breslin, ha studiato, analizzato, messo nelle provette, sintetizzato,   finché e’ arrivato alla scoperta: 50 grammi di olio di oliva, circa 4 cucchiai, corrispondono al 10% di una dose per adulti di ibuprofene da 800 mg, ma senza i suoi effetti collaterali: nausea, vomito, epigastralgie, sanguinamenti gastrici, vertigini, sonnolenza, cefalea… li elenchiamo tutti? Avete mai sentito qualcuno star male così dopo una bruschetta all’olio? Il segreto, pubblicato su Nature Reviews Rheumatology del dicembre 2005, e’ l’oleocanthal (oleocantale), componente finora sconosciuto, capace di inibire gli enzimi COX-1 e COX-2, gli stessi bersagli presi di mira dall’ibuprofene. La sua struttura molecolare e’ uguale a quella dell’ibuprofene, dell’aspirina e di altri farmaci antinfiammatori detti FANS. “La dieta mediterranea, della quale l’olio d’oliva e’ una componente centrale – ha dichiarato Breslin – e’ da tempo associata a molteplici effetti benefici per la salute, riducendo rischio di infarto e ictus, alcuni tipi di tumore e di demenza.” Il consumo quotidiano di oleocanthal crea una condizione di “cambiamento della soglia del dolore” persistente, per cui e’ sufficiente utilizzare l’olio d’oliva come unico condimento per avere ben poco bisogno di antidolorifici. In caso di dolori durevoli, mal di testa, fratture, distorsioni, basta aumentare un po’ il dosaggio quotidiano dell’olio d’oliva ed utilizzare metodi naturali  quali l’agopuntura o sostanze antidolorifiche e antinfiammatorie provenienti dal regno vegetale, come il rovo, la nepetella, il salice.Esistono diverse ricerche scientifiche che dimostrano come la dieta mediterranea alzi la soglia del dolore e non di poco! Inoltre l’olio di oliva e’ un vasodilatatore naturale: favorisce la circolazione sanguigna attraverso vene e arterie e allo stesso tempo “alimenta” la massa muscolare.  (FONTE www.naturacura.it)

Il metodo di respirazione Buteyko

Oggi leggo e integralmente riporto da buteykoitalia.homestead 

Konstantin Pavlovich Buteyko è nato nel villaggio di Ivanitsa, vicino a Kiev, il 27 gennaio 1923. Iscritto al Politecnico di Kiev fino a che i suoi studi non furono interrotti dalla seconda guerra mondiale, al suo rientro dalla guerra   si iscrisse alla Facoltà di medicina dell’Università di Mosca, dove iniziò a lavorare nel gruppo di terapia clinica guidato dall’Accademico Evgeniy M. Tareiev.

Nel corso di questo lavoro gli venne dato l’incarico di controllare i ritmi respiratori dei pazienti, ed egli passò centinaia di ore ai loro capezzali, ascoltandone la respirazione, ed osservò che la morte dei malati era sempre preceduta, con notevole anticipo, da un aumento della intensità della respirazione. Tanto che egli divenne in grado di predire, con stupefacente precisione, l’avvicinarsi della morte in base a quest’unico sintomo, e decise di dedicare i suoi futuri studi e ricerche a questa tematica.
Dopo la laurea con lode in medicina, Buteyko continuò a sperimentare. Egli stesso soffriva  di pressione elevata e spesso se ne era chiesto il motivo. Misurò i livelli di anidride carbonica (CO2) nel suo corpo e notò che erano più bassi del normale: era noto che una respirazione eccessiva diminuisce i livelli di CO2 nel corpo e pensò che se il suo basso livello di CO2 era causato da un eccesso di respirazione allora, correggendo il suo ritmo respiratorio avrebbe potuto correggere anche il basso livello di CO2.
Buteyko controllò e ricontrollò la sua teoria sui pazienti. Misurando i modelli respiratori di persone che soffrivano di asma, angina ed altre malattie constatò  che tutti quanti soffrivano di un eccesso di respirazione (iperventilazione). Ed ogni volta, riportando la respirazione a modelli normali, il livello di CO2 nell’organismo aumentava e gli attacchi di asma o di altre malattie svanivano. Quando i pazienti tornavano ai modelli respiratori precedenti, gli attacchi riprendevano. Buteyko si rese conto allora di aver effettuato, in modo quasi casuale, una scoperta   in grado di rivoluzionare il mondo della medicina.
A seguito di ulteriori ricerche Buteyko pose le basi teoriche della sua tesi: l’iperventilazione causa un esaurimento delle riserve di anidride carbonica, e i livelli bassi di anidride carbonica nell’organismo provocano delle contrazioni dei vasi sanguigni ed una mancanza di ossigeno nei tessuti. Ciò provoca tutta una serie di meccanismi di difesa messi in azione dall’organismo; questi meccanismi di difesa vengono capiti male, etichettati come malattie e combattuti.
In questa ricerca Buteyko venne peraltro a conoscenza di alcuni esperimenti i cui risultati sostenevano la fondatezza della sua tesi.
Nel 1958-59 Buteyko riuscì ad aprire un laboratorio di diagnostica funzionale presso l’Istituto sperimentale di Biologia e Medicina del ramo siberiano dell’Accademia delle Scienze dell’Unione Sovietica e poté effettuare degli studi clinici su 200 persone, sane ed ammalate.
Nei successivi 10 anni di lavoro presso l’Istituto, Buteyko ed i suoi collaboratori riuscirono ad investigare a fondo le funzioni basilari dell’organismo umano, (sano o ammalato) , tra cui quella respiratoria.
Più di 200 specialisti medici vennero addestrati nel laboratorio, la maggior parte dei quali aveva tra l’altro sofferto di malattie varie da cui erano guariti grazie alla scoperta del dr. Buteyko. Le statistiche ufficiali dimostrano che fino al 1967 furono trattati con successo presso l’Istituto più di 1000 pazienti che soffrivano di asma, angina e altre malattie.
Nel 1968, a seguito di pressioni anche da parte della stampa i a favore del metodo del dr. Buteyko, venne condotta una sperimentazione ufficiale che si concluse a Leningrado all’Istituto di Pneumologia sotto la guida dell’accademico Uglov. 
Del gruppo di 46 pazienti che parteciparono a questa sperimentazione ufficiale, 44 (il 95%), vennero ufficialmente riconosciuti come guariti. I restanti 2 pazienti, anche se non guarirono, mostrarono un miglioramento. Alcuni dei pazienti erano guariti contemporaneamente da varie malattie di cui soffrivano. Così ad esempio, una donna inclusa nella sperimentazione per l’asma, guarì anche da un tumore al seno. Infine, anche i 2 pazienti non migliorati al termine della sperimentazione, guarirono dopo aver proseguito per un ulteriore periodo il trattamento, e ne informarono il Ministro della Sanità. Di conseguenza i risultati di questa sperimentazione potevano essere considerati positivi al 100%, ed è bene ricordare che si era trattato di pazienti in precedenza già sottoposti senza successo a tutte le possibili forme di terapie convenzionali.
Successo dopo successo costrinse il governo a prendere sotto esame ancora una volta il metodo Buteyko. La seconda sperimentazione ufficiale venne condotta nell’aprile 1980 all’Istituto Pediatrico di Mosca sotto la direzione del Comitato Governativo per la Scienza e Tecnologia del Ministero della Sanità dell’Unione Sovietica. I risultati della sperimentazione mostrarono un successo del 100%. Questa volta i risultati furono   riconosciuti e da allora il metodo Buteyko  venne ufficialmente usato nell’ex Unione Sovietica non solo per l’asma e le malattie respiratorie ma per tutta una serie di altre patologie, di cui diremo in seguito.
Nei 6 anni successivi 100.000 ammalati di asma vennero trattati con il metodo Buteyko. Tra questi, ben 92.000 non hanno più, a tutt’oggi, alcun bisogno di assumere medicine contro l’asma….
Il dr. Buteyko è purtroppo improvvisamente morto il 4 maggio 2003 a Mosca. Aveva più di 80 anni e fino all’ultimo giorno è rimasto in ottima salute e piena attività.



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2) Contro quali malattie sono utili le scoperte del Dr.Buteyko?
La malattia dell’eccesso di respirazione (iperventilazione)
Il grande merito del dr. Buteyko è stato quello di raccogliere e collegare in un quadro logico unitario le varie informazioni, già note alla scienza medica in modo frammentario, sui danni prodotti dall’eccesso di respirazione (iperventilazione), che provoca una perdita eccessiva di CO2 . In mancanza di CO2 l’ossigeno non può passare dal sangue ai tessuti (effetto Verigo Bohr). La scienza già conosceva da tempo i danni prodotti dagli attacchi di iperventilazione acuta ma ignorava quelli, molto più insidiosi, provocati da una iperventilazione più leggera ma cronica. Iperventilazione significa semplicemente respirare più del necessario in relazione al metabolismo ed alle circostanze: una respirazione che sarebbe adeguata e giusta se si stesse correndo o svolgendo una faticosa attività fisica è invece eccessiva se si è seduti in poltrona o in macchina.
Il dr. Buteyko ha dimostrato che  l’eccesso di respiro è la causa di circa 150 malattie, comprese alcune forme di cancro. Pertanto, sulle 30.000 malattie note all’umanità, 150 sono un risultato diretto della respirazione eccessiva: malattie come l’asma, epilessia, ipertensione, stenocardia, infarti, colpi apoplettici, emorroidi, eczema e molte altre sono tutte in realtà dei sintomi di un’unica malattia consistente nell’eccesso di respirazione, o meglio, sono non tanto delle malattie quanto piuttosto dei meccanismi difensivi messi in atto dall’organismo per impedire che la perdita di CO2 raggiunga livelli incompatibili con la vita, e come tali questi meccanismi difensivi rimangono finchè non viene eliminata la causa (perdita di CO2 provocata dall’iperventilazione) che li aveva fatti sorgere. Nelle sperimentazioni condotte dal dr. Buteyko  a Mosca e San Pietroburgo e dall’università di Brisbane, Australia, i pazienti asmatici  o che soffrivano di altre malattie sono guariti una volta eliminata l’iperventilazione. Per vedere un elenco della grande quantità e qualità di studi e pubblicazioni scientifiche esistenti sull’iperventilazion, dai quali purtroppo non sono tratte le necessarie conclusioni pratiche-operative è possibile andare al seguente sito italiano di un medico-istruttore Buteyko: www.geocities.com/fiafer
Una domanda sorge a questo punto spontanea: se la ragione di molte malattie è l’eccesso di respirazione, questo eccesso di respirazione da cosa è causato?
Secondo il dr. Buteyko la causa più frequente dell’eccesso di respirazione è  la propaganda martellante sull’utilità della respirazione profonda. Attualmente si insegna alle persone a respirareprofondamente già prima della nascita, quando la madre frequenta sessioni di ginnastica e preparazione al parto in cui le viene insegnato a respirare profondamente. Anche il neonato è indotto a respirare profondamente alzando ed abbassando i suoi braccini. E si continua all’asilo infantile, a scuola, durante le lezioni di ginnastica, sport, ecc.
Anche gli esercizi di yoga insegnati da maestri non abbastanza esperti insistono troppo sulla necessità di riempire al massimo i polmoni , senza mettere abbastanza in evidenza altri fattori della massima importanza nella tradizione yoga autentica, come la necessaria lentezza del ritmo respiratorio. Ci sono poi altre circostanze che fanno aumentare l’intensità del respiro, come il mangiare troppo, e specialmente troppe proteine animali. I prodotti animali fanno aumentare la respirazione più di quelli vegetali  ed i cibi cotti più di quelli crudi.
Un altro fattore che fa aumentare la respirazione è soprattutto la mancanza di movimento, la mancanza di lavoro fisico. L’attività fisica favorisce la formazione ed il rilascio di CO2 dalle cellule, aumentando la sua disponibilità nell’organismo. Questo è il motivo per cui le persone che lavorano fisicamente vivono  in genere più a lungo e più sane. In altre parole l’intensità del respiro aumenta con il riposo a letto (soprattutto sdraiati sulla schiena) e con il dormire eccessivo .  La maggior parte degli attacchi di asma, infarti, paralisi e decessi accadono verso la fine del sonno, intorno alle 5 di mattina.
Altri fattori che aumentano la respirazione sono le varie emozioni, positive o negative, lo stress, fumo ed   la permanenza in ambienti troppo caldi e non aerati, mentre la calma e il freddo fanno diminuire la respirazione.

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3) Riportiamo  qui di seguito un articolo comprensivo della dr. Fiamma Ferraro, autrice del libro Attacco all’Asma.. e non solo” pubblicato   nel marzo 2008 (e nel luglio 2010 nella seconda edizione ampliata ed aggiornata) dalla BIS edizioni (Gruppo Macrolibri) al quale si rinvia per un ulteriore approfondimento, sull’importanza basilare del modo di respirare per la salute. 


“IL METODO DI RESPIRAZIONE BUTEYKO
Contro asma, ipertensione, attacchi di panico
ed altre malattie.

PREMESSA- L’IMPORTANZA FONDAMENTALE DEL MODO DI RESPIRARE PER LA SALUTE
Respiriamo da 20.000 a 70.000 volte al giorno e non possiamo sopravvivere più di qualche minuto senza respirare. E’ chiaro quindi che il fatto di respirare 20.000 anziché 70.000 volte in 24 ore, ed il modo in cui effettuiamo queste respirazioni (diaframmatiche? toraciche? riempiendo interamente i polmoni o solo a metà ecc.) ha conseguenze molto importanti sulla nostra salute. Se però si chiede ai medici quali siano queste conseguenze e quale sia il modo migliore di respirare ci si sente rispondere in uno di questi due modi: 1) dobbiamo respirare riempiendo bene i polmoni ed introducendo la maggior possibile quantità di ossigeno. 2) L’organismo sa da solo come regolare il ritmo respiratorio, automaticamente, in modo ottimale; non dobbiamo quindi interferire e provare a cambiarlo.
La seconda risposta è quella data in genere dai medici della scuola ufficiale mentre la prima è quella data da medici “alternativi” e da maestri di yoga improvvisati.  
La situazione reale non è invece quella che viene in genere rappresentata, con l’ossigeno nella parte del “buono” e l’anidride carbonica nella parte del “cattivo”; quello che conta è invece il giusto rapporto tra ossigeno ed anidride carbonica e tra ossigeno e meccanismi antiossidativi (ci si riferisce ai danni provocati dai radicali liberi, prodotto dell’ossidazione, frutto appunto della presenza d’ossigeno). Come fare affinché vi sia questo giusto rapporto? Occorre evitare la “malattia da eccesso di respirazione” scoperta dal dr. Buteyko ed occorre per questo riaddestrare, con il metodo Buteyko, i meccanismi respiratori con degli esercizi pratici; non è vero infatti che il nostro modo naturale ed automatico di respirare sia sempre il migliore. Molti fattori possono intervenire e provocare sfasamenti nei riflessi respiratori automatici.

Il DR. BUTEYKO (1923-2003). CHI ERA? COSA HA SCOPERTO E PROVATO?
“Konstantin Pavlovich Buteyko, nato in Ucraina, al suo rientro dalla guerra   si iscrisse alla Facoltà di medicina dell’Università di Mosca, dove iniziò a lavorare nel gruppo di terapia clinica guidato dall’Accademico Evgeniy M. Tareiev.
Nel corso di questo lavoro gli venne dato l’incarico di controllare i ritmi respiratori dei pazienti, ed egli passò centinaia di ore ai loro capezzali, ascoltandone la respirazione, ed osservò che la morte dei malati era sempre preceduta, con notevole anticipo, da un aumento della
intensità della respirazione.  Tanto che egli divenne in grado di predire, con stupefacente precisione, l’avvicinarsi della morte in base a quest’unico sintomo, e decise di dedicare i suoi futuri studi e ricerche a questa tematica.
Nel 1952, dopo la laurea con lode in medicina, Buteyko continuò a sperimentare. Egli stesso soffriva da un po’ di tempo di pressione molto elevata e spesso se ne era chiesto il motivo. Misurò i livelli di anidride carbonica (CO2) nel suo corpo e notò che erano più bassi del normale: era noto che una respirazione eccessiva diminuisce i livelli di CO2 nel corpo ed egli pensò che se il suo basso livello di CO2 era causato da un eccesso di respirazione allora, correggendo il suo ritmo respiratorio avrebbe potuto correggere anche il basso livello di CO2.
Buteyko controllò e ricontrollò la sua teoria sui pazienti. Misurando i modelli respiratori di persone che soffrivano di asma, angina ed altre malattie constatò – a questo punto senza più sorpresa-, che tutti quanti, senza eccezione, soffrivano di un eccesso di respirazione (iperventilazione), che portava ad una mancanza di CO2.  Ed ogni volta, riportando la respirazione a modelli normali, il livello di CO2 nell’organismo aumentava e gli attacchi di asma o di altre malattie svanivano. Quando i pazienti tornavano ai modelli respiratori precedenti, gli attacchi riprendevano. Buteyko si rese conto allora di aver effettuato, in modo quasi casuale, una scoperta di enorme importanza, in grado di rivoluzionare il mondo della medicina.
A seguito di ulteriori ricerche Buteyko pose le basi teoriche della sua tesi: l’iperventilazione causa un esaurimento delle riserve di anidride carbonica, e livelli bassi di anidride carbonica nell’organismo provocano delle contrazioni dei vasi sanguigni ed una mancanza di ossigeno nei tessuti. Ciò provoca tutta una serie di meccanismi di difesa messi in azione dall’organismo; questi meccanismi di difesa vengono capiti male, etichettati come malattie e combattuti.
In questa ricerca Buteyko venne peraltro a conoscenza di alcuni esperimenti i cui risultati sostenevano la fondatezza della sua tesi.
Dopo varie sperimentazioni, i risultati positivi vennero e riconosciuti e dal 1980  il metodo Buteyko è stato ufficialmente usato nell’ex Unione Sovietica non solo per l’asma e le malattie respiratorie ma per tutta una serie di altre patologie.
Nei 6 anni successivi 100.000 ammalati di asma vennero trattati con il metodo Buteyko. Tra questi, ben 92.000 non hanno più avuto bisogno di assumere medicine contro l’asma.
Il dr. Buteyko è  improvvisamente morto il 4 maggio 2003 a Mosca. Aveva più di 80 anni e fino all’ultimo giorno è rimasto in ottima salute e piena attività.

LA MALATTIA DELL’ECCESSO DI RESPIRAZIONE (IPERVENTILAZIONE)
Il grande merito del dr. Buteyko è stato quello di raccogliere e collegare in un quadro logico ed unitario le varie informazioni, già note alla scienza medica in modo frammentario, sui danni prodotti dall’eccesso di respirazione (iperventilazione), che provoca una perdita eccessiva di CO2 . In mancanza di CO2 l’ossigeno non può passare dal sangue ai tessuti (effetto Verigo-Bohr). La scienza già conosceva da tempo i danni prodotti dagli attacchi di

iperventilazione acuta ma ignorava quelli, molto più insidiosi, provocati da una iperventilazione più leggera ma cronica .
Il dr. Buteyko ha dimostrato che  l’eccesso di respiro è la causa di circa 150 malattie. Pertanto, sulle 30.000 malattie note all’umanità, 150 sono un risultato diretto della respirazione eccessiva: malattie come l’asma, epilessia, ipertensione, stenocardia, infarti, colpi apoplettici, emorroidi, eczema e molte altre sono tutte in realtà dei sintomi di un’unica malattia consistente nell’eccesso di respirazione, o meglio, sono non tanto delle malattie quanto piuttosto dei meccanismi difensivi messi in atto dall’organismo per impedire che la perdita di CO2 raggiunga livelli incompatibili con la vita, e come tali questi meccanismi difensivi rimangono finché non viene eliminata la causa (perdita di CO2 provocata dall’iperventilazione) che li aveva fatti sorgere. Nelle sperimentazioni condotte dal dr. Buteyko  a Mosca e San Pietroburgo e dall’università di Brisbane, Australia, e Calgary,Canada, numerosi pazienti asmatici    sono guariti o molto migliorati una volta eliminata l’iperventilazione.
Cosa significa “iperventilare?”  Più che “respirare troppo” in assoluto, significa  invece respirare in modo non adeguato ed eccessivo rispetto alle esigenze dell’organismo impegnato in una determinata attività. Una respirazione che sarebbe giusta ed adeguata se si stesse correndo o comunque svolgendo attività fisica, (e durante   l’attività fisica l’organismo produce una grossa quantità di CO2, che  deve in effetti  essere in parte eliminata) è invece eccessiva e dannosa se  si è seduti al volante o alla scrivania e si respira affannosamente perché ci si sta arrabbiando con un automobilista o con il capoufficio. In questo caso l’organismo reagisce, in base ad un istinto primordiale, (cosiddetta “risposta adrenergica: spavento, combatti o fuggi”) come se si fosse in presenza di un pericolo che richiederà un’intensa attività fisica e che scatena l’impulso a respirare molto, appunto in previsione dell’attività fisica con accumulo di CO2  che invece in genere non avviene, perché si resta seduti. Il frequente ripetersi di questi episodi di stress quotidiano porta allo sfasamento del ritmo respiratorio, che diviene in permanenza, anche quando si dorme, un po’ più intenso del necessario.
Per vedere un elenco della grande quantità e qualità di studi e pubblicazioni scientifiche esistenti sull’iperventilazione, dai quali purtroppo non sono tratte le necessarie conclusioni pratiche-operative è possibile andare al seguente sito italiano di un medico-istruttore Buteyko: http://www.geocities.com/fiafer
Una domanda sorge a questo punto spontanea: se la ragione di molte malattie è l’eccesso di respirazione, questo eccesso di respirazione da cosa è causato?
Secondo il dr. Buteyko la causa più frequente dell’eccesso di respirazione è  la propaganda martellante sull’utilità della respirazione profonda. Attualmente si insegna alle persone a respirare profondamente già prima della nascita, quando la madre frequenta sessioni di ginnastica e preparazione al parto in cui le viene insegnato a respirare profondamente. Anche il neonato è indotto a respirare profondamente alzando ed abbassando i suoi braccini. E si continua all’asilo infantile, a scuola, durante le lezioni di ginnastica, sport, ecc.
Anche gli esercizi di yoga insegnati da maestri non abbastanza esperti insistono troppo sulla necessità di riempire al massimo i polmoni , senza mettere abbastanza in evidenza altri fattori della massima importanza nella tradizione yoga autentica, come la necessaria lentezza del ritmo respiratorio. Ci sono poi altre circostanze che fanno aumentare l’intensità del respiro, come il mangiare troppo, e soprattutto la mancanza di movimento, la mancanza di lavoro fisico. L’attività fisica favorisce la formazione ed il rilascio di CO2 dalle cellule, aumentando la sua disponibilità nell’organismo. Questo è il motivo per cui le persone che lavorano fisicamente vivono  in genere più a lungo e più sane. In altre parole l’intensità del respiro aumenta con il riposo a letto (soprattutto sdraiati sulla schiena) e con il dormire eccessivo .  La maggior parte degli attacchi di asma, infarti, paralisi e decessi accadono verso la fine del sonno, intorno alle 5 di mattina.
Altri fattori che aumentano la respirazione sono le varie emozioni, positive o negative, lo stress, fumo ed alcool,  la permanenza in ambienti troppo caldi e non aerati, mentre la calma e il freddo fanno diminuire la respirazione. 

LA”GIUSTA RESPIRAZIONE”. QUAL  E’?

Tutti sanno ormai che per nutrirsi bene non basta riempire lo stomaco con la maggior quantità possibile di cibo; occorre invece che  gli elementi nutritivi del cibo – mangiato in quantità giusta-   passino nel sangue e da questo nei vari tessuti dell’organismo. Se qualcosa in questi meccanismi di assimilazione  non funziona, si può morire di fame pur mangiando in quantità. E’ questo ad esempio quello che accadeva ai diabetici prima della scoperta dell’insulina. Il loro sangue era pieno di zucchero ma mancava la chiave d’accesso (l’insulina) che consentiva allo zucchero di passare dal sangue ai tessuti, che morivano di fame.
Stranamente invece, per quanto riguarda la respirazione, quasi tutti pensano che per godere delle proprietà vivificanti dell’ ossigeno (O2), sia sufficiente introdurlo in grandi quantità nei polmoni con la respirazione. Vediamo invece cosa succede una volta introdotto l’O2 nei polmoni. Innanzitutto, con dei meccanismi sui quali non ci si sofferma l’O2 deve passare dai polmoni al sangue (e, salvo in caso di malattie polmonari o bronchiali, questo passaggio quasi sempre funziona bene). Dal sangue, l’ossigeno deve poi essere assimilato dalle cellule dei tessuti dei vari organi (cervello, cuore ecc.). E qui invece si verificano molto spesso dei problemi. Cosa succede? Succede che le particelle di ossiemoglobina del sangue (e cioè l’emoglobina che, dopo avere assimilato l’ossigeno, si è appunto trasformata in ossiemoglobina) trattengono strettamente l’ossigeno, rifiutando di cederlo e lasciarlo passare nei tessuti. Succede quindi che i vari organi soffrono di carenza di ossigeno, pur in presenza di un sangue saturo di ossigeno, esattamente come gli organi dei diabetici soffrono di mancanza di zucchero pur in presenza di un sangue saturo di zucchero! Come mai?   Perché per consentire il passaggio dell’ossigeno dal sangue ai tessuti è necessaria la presenza di anidride carbonica in quantità sufficiente. In assenza di CO2 nella giusta concentrazione, l’ossiemoglobina nel sangue non può liberare l’ossigeno e lasciarlo passare nei tessuti in misura sufficiente.

RUOLO DELL’ ANIDRIDE CARBONICA E SUA IMPORTANZA NELLA RESPIRAZIONE INTERNA

La necessità della CO2 per il passaggio dell’O2 dal sangue ai tessuti non è una teoria di qualche stravagante scienziato “alternativo”; si tratta invece di una circostanza già scoperta all’inizio del 1900 e comunemente ammessa  e conosciuta da tutti gli esperti del settore sotto il nome di “effetto Verigo -Bohr”.    Stranamente però questo effetto Verigo- Bohr, che pure è descritto in tutti i testi di fisiologia usati nelle  università, non era mai stato approfondito e studiato a fondo nelle sue conseguenze, finché, nel 1950, il medico russo K.P. Buteyko non vi si è soffermato, effettuando- con tutti i crismi del rigore scientifico, delle scoperte stupefacenti quanto al ruolo della CO2 nell’organismo umano.
L’atmosfera che ci circonda contiene una concentrazione di ossigeno del 21%, mentre alle nostre cellule ne basta una pari al 13%; le nostre cellule hanno invece bisogno di una concentrazione di anidride carbonica al 6,5% e l’atmosfera ne contiene una pari solamente allo 0,03%. In ambienti chiusi magari si arriva allo 0,05% ma siamo ancora molto lontani dal 6,5% presente nell’organismo dei bambini nel grembo materno e all’interno delle nostre cellule da adulti. Contrariamente alla pubblica percezione, la CO2  che espiriamo non era contenuta nell’aria che inspiriamo ma è prodotta all’interno dell’organismo. Nel processo di produzione di energia, le sostanze nutritive contenute nei cibi che abbiamo mangiato sono bruciate dall’ ossigeno inspirato e producono energia (ADN adenosin-trifosfato) insieme ad acqua ed anidride carbonica. L’anidride carbonica (CO2) non è soltanto un gas di scarto  (come non lo è l’acqua prodotta in questo processo) ma è indispensabile per molte funzioni nell’organismo umano; è tra l’altro indispensabile per consentire il passaggio dell’ossigeno dal sangue alle cellule dei tessuti; in assenza di CO2 questo passaggio non avviene (effetto Verigo- Bohr scoperto fin dal 1900). E’ indispensabile quindi che nell’organismo vi sia la quantità giusta di CO2. Una respirazione eccessiva, profonda e rapida, provoca, con l’espirazione, una perdita eccessiva di CO2, e questa perdita provoca a sua volta degli scompensi nell’organismo.   Alla perdita eccessiva di anidride carbonica segue una serie di meccanismi difensivi con i quali l’organismo cerca di impedire che la perdita di CO2 arrivi a livelli incompatibili con la vita. Questi meccanismi difensivi sono erroneamente scambiati per malattie da combattere e contro di essi, anziché sulla causa originaria dello squilibrio (e cioè la perdita eccessiva di CO2) viene concentrata la lotta.
Queste scoperte del medico K.P.Buteyko sono ormai conosciute ed applicate nei paesi dell’ex Unione Sovietica ed in Australia (dove sono state confermate da sperimentazioni effettuate nell’Università del Queensland) e si stanno ora diffondendo anche in Inghilterra, Stati Uniti e Canada. Da noi sono ancora pressoché ignote. (Finora ne hanno parlato solo i libri “Vivere di più respirando di meno” e “Attacco all’asma”  di Rosa Maria Chicco., pubblicati da BLU INTERNATIONAL STUDIO  e, fino a poco fa, solo alcuni articoli apparsi su alcune  riviste “Nexus” (nr.26-2000 e numero di maggio del 2006)  e “L’Altra Medicina” (nr.4-2000)

IL METODO BUTEYKO CONTRO L’ASMA
Ormai in Europa un bambino su 8 è asmatico e anche se sono state formulate varie ipotesi, non è ancora chiaro quali  siano le vere cause dell’asma. Non è inoltre chiaro il motivo del suo aumento vertiginoso: alcuni ipotizzano una responsabilità nel gran numero di vaccinazioni alle quali sono sottoposti i bambini, altri attribuiscono la colpa all’eccessiva igiene!
In realtà il collegamento tra asma e respirazione è intuitivo e la vera causa dell’asma, come ha scoperto e provato il dr. Buteyko, e come hanno provato i trials sopracitati, condotti con tutti i crismi della scienza,  è da cercare nell’ errato modello respiratorio. La quantità d’aria normalmente respirata al minuto da una persona sana e adulta a riposo dovrebbe aggirarsi sui 4-6 litri al minuto. Gli asmatici, anche se hanno l’impressione di non respirare, ne respirano una quantità  pari al doppio, triplo o quadruplo, e ciò è confermato da tutte le misurazioni condotte dalla medicina ufficiale. Quasi tutti i medici  non attribuiscono particolare attenzione alla quantità d’aria normalmente respirata al minuto dai loro pazienti asmatici e ritengono semmai che l’iperventilazione sia non la causa ma semmai un effetto dell’asma. Nella sperimentazione ufficiale, condotta nel 1994-95 presso il Mater Hospital, in Australia, è stato accertato, con notevole sorpresa di alcuni specialisti, che tutti i 39 asmatici che partecipavano alla sperimentazione respiravano in eccesso anche quando non avevano attacchi d’asma. La quantità d’aria che respiravano si aggirava sui 15 litri al minuto, e cioè il triplo del normale. La stessa sperimentazione ha accertato che i pazienti sottoposti al trattamento Buteyko avevano diminuito l’iperventilazione da 15 a 9 litri al minuto e, di conseguenza, avevano potuto ridurre, già nel corso della sperimentazione, l’uso di broncodilatatori del 90% e di steroidi del 50%. Nel gruppo di controllo che aveva continuato ad iperventilare non si era invece registrato alcun miglioramento.
Il mantenimento del delicato equilibrio  tra i livelli di ossigeno (O2) ed anidride carbonica (CO2)  è in realtà essenziale per il buon funzionamento di tutto l’organismo umano. Tutti e due devono essere presenti nelle giuste quantità. Quando si respira in eccesso il livello di CO2 (emessa nell’espirazione, che è proporzionale  all’inspirazione)  cala drammaticamente: mentre normalmente dovrebbe aggirarsi sul 5,5-6%, negli asmatici  la quantità di CO2 presente negli alveoli polmonari non supera il 3,5-4,5%. Questa insufficienza di CO2 non consente, a causa dell’ effetto “Verigo-Bohr” (citato in tutti i libri di fisiologia medica studiati nelle Università) , di raggiungere i tessuti.
In altri termini: è la presenza di CO2 (anidride carbonica) che dà il segnale dell’esigenza di ossigeno, e quando vi è poca CO2  l’organismo crede, erroneamente, che non vi sia poi tanto bisogno di O2 e invece di farlo passare dal sangue ai tessuti lo fa di nuovo uscire con l’espirazione.
Ciò induce l’organismo a mettere in opera dei meccanismi di difesa, per diminuire l’afflusso d’aria e contrastare così una  perdita eccessiva di CO2 che, se proseguisse indisturbata, avrebbe conseguenze mortali. Quali sono questi meccanismi difensivi? Cosa può fare, l’organismo nella sua saggezza per limitare l’afflusso d’aria? La prima, più ovvia misura è appunto quella di restringere le vie attraverso le quali passa l’aria, e questo è appunto ciò che accade durante un attacco d’asma. I tubicini  bronchiali si restringono spasmodicamente (broncospasmo). Inoltre le membrane delle vie respiratorie si gonfiano in modo da diminuire il passaggio dell’aria ed in esse si forma un eccesso di muco. Un attacco d’asma è quindi un circolo vizioso provocato dall’iperventilazione, in cui le vie respiratorie si contraggono, si restringono e si ricoprono di muco per diminuire l’afflusso d’aria. Ciò provoca nella persona colpita dall’attacco una sensazione di mancanza d’aria, ma più ci si sforza di respirare, e più i tre meccanismi difensivi di cui sopra fanno in modo che l’iperventilazione non aumenti ulteriormente; più ci si sforza di respirare e peggiore diventa l’attacco d’asma.
Quanto si è detto sulle cause dell’asma fa apparire chiaramente quale possa essere un trattamento  che porti alla guarigione vera e propria e non solo ad una attenuazione dei sintomi. Se è vero, come il dr. Buteyko e gli studi effettuati hanno dimostrato, che l’asma, più che una malattia, è una reazione difensiva con la quale l’organismo cerca di impedire i più gravi danni che rischiano di derivargli da una perdita eccessiva di CO2 causata da un modello di respirazione inadeguato, appare chiaro che per guarire (o meglio per  rendere non più necessario il meccanismo di difesa) occorre imparare a respirare in modo diverso. Se si elimina l’iperventilazione, se si normalizza la respirazione, allora vengono  meno  i broncospasmi, l’equilibrio ormonale si normalizza e vengono meno anche  l’infiammazione ed il muco nei polmoni.
Appaiono quindi evidenti anche   alcune incongruenze del trattamento dell’asma attualmente in uso; indubbiamente in caso d’emergenza un broncodilatatore può essere indispensabile e salvavita ma sono soprattutto dannosi, secondo il dr. Buteyko, i broncodilatatori ad effetto prolungato, che tenendo continuamente dilatate quelle vie respiratorie che l’organismo vorrebbe invece restringere per diminuire l’afflusso-deflusso d’aria, possono provocare conseguenze mortali. I numerosi decessi verificatisi in Gran Bretagna a seguito appunto dell’uso di un broncodilatatore di lunga durata, (tanto che si sta pensando di ritirarlo dalla circolazione), sembrerebbero dar ragione al dr. Buteyko. Quanto all’uso del cortisone, secondo Buteyko il modo sbagliato di respirare provoca anche uno scombussolamento dell’equilibrio ormonale ed una diminuzione della produzione naturale di cortisone (e quindi uno stato di infiammazione cronica). L’uso del cortisone, in piccole dosi e per una breve durata, è secondo Buteyko meno dannoso dei broncodilatatori ad effetto prolungato.


LA “PAUSA CONTROLLO”. UN TEST FACILE ED ESSENZIALE PER VALUTARE LE CONDIZIONI DELLA VOSTRA RESPIRAZIONE E QUINDI DELLA VOSTRA SALUTE
Come fare per controllare se si ha un livello sufficiente di CO2 e quindi una buona respirazione? E’possibile farlo con un controllo semplicissimo che  prende pochi minuti. Se il livello è insufficiente è consigliabile iniziare subito gli esercizi del metodo di respirazione Buteyko.
Ognuno dovrebbe curarsi di eseguire questo piccolo test per controllare se respira in modo sano o no.
Si tratta di un controllo facile, che si può eseguire a casa propria da soli, che non costa nulla e che per il mantenimento della salute è più utile ed importante della misurazione della pressione, del tasso di colesterolo e di tutti gli esami medici in genere consigliati a titolo preventivo. (Con ciò non si intende certo dissuadere dall’effettuare anche questi esami!)
Secondo il dr. Buteyko, quando si respira in modo sano si introducono nei polmoni non più di 4-6 litri di aria al minuto. E’ facile introdurne di più senza rendersene conto e chi ne introduce di più respira troppo e quindi cade nei pericoli dell’iperventilazione, magari leggera ma preoccupante se diviene permanente, di cui si è detto  a proposito dell’iperventilazione.
Per accertare da soli quale sia il volume d’aria che si introduce nei polmoni non servono complicate apparecchiature, serve solo un orologio con la lancetta dei secondi, e si procede in questo modo.
1. Sedetevi comodi su una sedia con lo schienale dritto.
2. Rilassatevi ed espirate normalmente.
3. Ripetete una normale inspirazione, esalate normalmente e dopo l’esalazione chiudete il naso con le dita e tenetelo chiuso.
4. Tenendo anche la bocca chiusa, contate quanti secondi potete aspettare senza molto disagio prima di dover inalare di nuovo.
Non sforzatevi troppo. L’esattezza del test dipende dal fatto che vi fermiate prima di raggiungere la soglia di un vero disagio.
Il numero di secondi che trascorre prima che sentiate la netta esigenza di dover inalare è la cosiddetta “pausa-controllo”; (abbreviata in “PC”).
E’ molto importante misurare correttamente la pausa-controllo. A questo proposito va’ precisato che con il termine “senza molto disagio” si intende appunto questo. Nel momento in cui si inizia ad avvertire distintamente la sensazione di disagio, la netta sensazione di mancanza d’aria, si misura il tempo trascorso da quando, dopo aver esalato, ci si è tappato il naso; non bisogna quindi esagerare ed aspettare un disagio forte (si avrebbe un valore eccessivo ed illusorio della PC), ma non bisogna nemmeno interrompere la pausa non appena si avverte la prima voglia di inalare di nuovo (si avrebbe un valore della PC troppo breve); bisogna aspettare la sensazione distinta di mancanza d’aria e di un netto disagio, e solo allora misurare il tempo raggiunto.
E’ importante anche tenere presente che non bisogna mai trattenere il respiro a polmoni pieni; bisogna prima espirare normalmente e poi trattenere il respiro per misurare la pausa-controllo.
Una pausa-controllo di 50-60 secondi o più indica che siete in eccellente salute.
Se invece non superate i 25 secondi, ciò significa che nella vostra salute c’è qualcosa da migliorare, anche se non si è ancora manifestata alcuna malattia. E’ bene adottare urgentemente delle misure preventive, sotto forma di un miglioramento della respirazione, con gli esercizi  Buteyko.
Se la pausa-controllo non supera i 10 secondi avete un serio problema di iperventilazione; probabilmente soffrite già di asma o di qualche malattia che si è già manifestata.
La pausa-controllo ideale ha una durata di 60 secondi. Se ora dividete questo numero per la durata della PC che avete raggiunto saprete per quante persone respirate; se ad esempio la vostra PC è 30, ciò vuol dire che respirate per due persone , e cioè 8-10 litri d’aria invece dei 4-5 ideali. Se la vostra PC è 20, ciò significa che respirate tre volte più di quanto dovreste: che respirate per tre persone. Se considerate il respirare come una forma di alimentazione, provate ad immaginare quanto vi danneggerebbe mangiare costantemente per 2, 3 o 4 persone e avrete un’idea di quanto possa danneggiarvi anche il respirare per 4 persone. L’importanza di tenere regolarmente sotto controllo la vostra salute con la pausa-controllo non può essere sopravvalutata. La sua durata rispecchia esattamente il vostro attuale stato di salute.
Se, a seguito degli esercizi Buteyko, raggiungete dei valori di 50-60, tutti i vostri sistemi quello immunitario, metabolico, digestivo, cardiovascolare- funzioneranno in modo ottimale, avrete più energia , meno bisogno di sonno, raggiungerete il vostro peso ideale e sembrerete ringiovaniti di dieci anni..
Se la vostra PC si aggira sui 20 dovreste iniziare subito gli esercizi Buteyko, per sventare il pericolo di essere colpiti, in un futuro più o meno prossimo, da qualche serio disturbo. Non è il caso tuttavia di farsi prendere dal panico. Il problema in genere si localizza nel   punto più debole di ognuno; tutti abbiamo dei punti tradizionalmente deboli e questi punti deboli risentono più degli altri dei fattori negativi, come gli eccessi di alimentazione , di respirazione, stress o altri.
Se la vostra PC non supera i 10-15 secondi è probabile che si sia già manifestata qualche malattia, anche se forse non ve ne siete ancora accorti. Malattie come il diabete, la tubercolosi, il rialzo della pressione, possono essere presenti già da tempo senza che l’interessato se ne sia accorto. Secondo il dr. Buteyko non esistono praticamente eccezioni nel collegamento tra la durata della PC e le condizioni di salute di una persona Questa affermazione, che può sembrare azzardata, è basata sui controlli effettuate dal dr. Buteyko in Russia su centinaia di migliaia di persone.

GLI ESERCIZI  DEL METODO BUTEYKO. COME IMPARARLO IN ITALIA
Cosa fare se il risultato del piccolo test sopra descritto e consigliato non è soddisfacente?
Come fare per imparare la respirazione Buteyko? E’difficile? In linea di massima no. Come è purtroppo stato facile acquisire cattive abitudini respiratorie,così pure non è troppo difficile cambiarle ed acquisirne altre. Occorre tuttavia un minimo di perseveranza. Si tratta infatti di un riflesso automatico, che funziona indipendentemente dalla nostra attenzione e volontà, anche quando dormiamo e, come accade per tutti i riflessi automatici, occorre un po’ di tempo per cambiarlo, ma  poiché si respira 24 ore su 24 potrebbe trattarsi di una delle misure più efficaci per  la  mantenere e o riacquistare la salute.
E’ in genere sufficiente, per chi sia in buona salute e desideri imparare il metodo a titolo preventivo, leggere il libro sopra citato,  “Attacco all’Asma… e non solo”.   Vi sono poi numerosi altri libri, tutti in inglese ed uno in tedesco, i cui titoli possono essere trovati sulle centinaia di siti web che parlano in inglese o in altre lingue del metodo Buteyko.
Chi lo preferisca – e nei casi di persone con problemi di salute è vivamente consigliabile,- può imparare la tecnica seguendo uno dei corsi di fine settimana tenuti dagli istruttori Buteyko. Come trovarli? E’ bene non fidarsi solo del fatto che qualcuno ha un nome russo. Sul sito dell’Associazione Buteyko- Italia si trova un elenco di istruttori  con qualifiche  controllate  dall’Associazione.
Il “metodo Buteyko” si sta  diffondendo a macchia d’olio in molti Paesi, anche se contro di lui vi è sia una parte della medicina “ufficiale”, che non vede di buon occhio una  cura che non usa preparati farmaceutici, sia   una parte della medicina alternativa, che mette in rilievo l’importanza di una buona ossigenazione e a volte reagisce in modo quasi isterico nel sentir parlare dell’importanza che l’anidride carbonica ha per l’organismo. Certamente, una quantità eccessiva di CO2 nell’organismo  è dannosa o mortale, (anche l’acqua in eccesso lo è) ma, nella giusta quantità, la CO2  è tuttavia indispensabile per la vita e, circostanza riportata in tutti i testi di fisiologia, se scende al di sotto di un livello minimo si muore. Se, ciò nonstante, il m etodo Buteyko si sta diffondendo sempre di più (è ormai diffusissimo e raccomandato da molti medici non solo in Russia, Australia e Nuova Zelanda ma anche in Gran Bretagna, Germania, Canada e Stati Uniti) è appunto perché si è visto che funziona. 

SPERIMENTAZIONI CLINICHE EFFETTUATE
Nei trials effettuati nell’ ex URSS fin dal 1980 e, in doppio cieco, presso l’Università di Brisbane,Australia, (1994)  l’Ospedale di Glascow, Gran Bretagna (2003) ed in Nuova Zeland (2004) è stato ufficialmente sperimentato con risultati eccezionali,(riduzione del 90% dell’uso di broncodilatatori ),confermati dalle constatazioni di centinaia di medici e migliaia di pazienti,quanto scoperto 40 anni fa dal medico scienziato ucraino K.Buteyko.
Nella sperimentazione ufficiale condotta nel 1994-95 presso il Mater Hospital, in Australia, è stato accertato, con notevole sorpresa di alcuni specialisti, che tutti i 39 asmatici che partecipavano alla sperimentazione respiravano in eccesso anche quando non avevano attacchi d’asma. La quantità d’aria che respiravano si aggirava sui 15 litri al minuto, e cioè il triplo del normale. La stessa sperimentazione ha accertato che i pazienti sottoposti al trattamento Buteyko avevano diminuito l’iperventilazione da 15 a 9 litri al minuto e, di conseguenza, avevano potuto ridurre, già nel corso della sperimentazione, l’uso di broncodilatatori del 90% e di steroidi del 50%. Nel gruppo di controllo che aveva continuato ad iperventilare non si era invece registrato alcun miglioramento.
Questi risultati sono stati confermati da un altro trial in doppio cieco su larga scala, appena terminato presso l’Ospedale di Glascow, Gran Bretagna.ormai numerosi medici in Gran Bretagna e USA applicano il metodo risultante da queste scoperte, che in Australia è dal 1998 ufficialmente raccomandato dalla Federazione Nazionale contro l’Asma. 
Sono qui elencati i riferimenti relativi alle sperimentazioni citate:
Qui di seguito elenco i riferimenti delle sperimentazioni cliniche effettuate: per il metodo Buteyko
• Buteyko breathing techniques in asthma: a blinded randomized controlled trial. Bowler S, Green A, Mitchell CA. Medical Journal of Australia, Vol 169, 7/21 December 1998:575-578. 
o A clinical trial of the Buteyko Breathing Technique in asthma as taught by a video.” Opat AJ, Cohen MM, Bailey MJ, Abramson MJ. Journal of Asthma, 37(7), 667-564 (2000).
• “Effect of two breathing exercises (Buteyko and pranayama) in asthma: a randomized controlled trial.” Cooper S, Osborne J, Newton S, Harrison V, Thompson Coon J, Lewis S, Tattersfield A. Thorax August 2003; 58:674-679. 
• “Buteyko Breathing Technique for asthma: an effective intervention.” Patrick McHugh, Fergus Aitcheson, Bruce Duncan, Frank Houghton: The New Zealand Medical Journal. 12-December-2003, Vol 116 No 1187.
Direct Access to article through copyright protected (NZMA) link. (Link to remote site)
• “Health Education: Does the Buteyko Institute Method make a difference?” Jill McGowan, Education and training consultant in Asthma Management. Thorax Vol 58, suppl III, page 28) December 2003.

Tutte le sperimentazioni nel mondo di lingua inglese, sopra citate, sono state effettuate  in relazione all’asma. Vi è poi una serie di trials effettuati in Russia e non tradotti, di cui pertanto non sono qui pubblicati gli estremi, che documentano l’efficacia del metodo Buteyko contro altre malattie, diverse dall’asma.”

( Dr. Fiamma Ferraro)


Rooibos: storia, proprietà e tutti i benefici

Il rooibos, noto anche con il nome di redbush o tè rosso africano, è un infuso ricavato dalle foglie dell’omonima pianta, appartenente alla famiglia delle leguminose. Il termine rooibos significa “arbusto rosso” e deriva dall’afrikans, una delle lingue ufficiali del Sudafrica. Questa specie vegetale cresce soltanto nella regione del Cederberg. I primi a preparare la bevanda e godere dei suoi benefici sono stati i nativi del luogo.

Le prime importazioni del rooibos in Europa avvennero grazie all’intervento di un colono sudafricano di origine russa che diede inizio alla sua produzione su larga scala. Da quel momento in poi il rooibos iniziò a diffondersi in tutta l’Africa e nel resto del mondo. E’ tuttora considerata come la bevanda nazionale del Sudafrica.

Ma cosa rende il tè rosso africano così speciale? Il rooibos è in apparenza molto simile ad un tè qualsiasi. La bevanda si ottiene mettendo in infusione in acqua bollente le foglie di rooibos, che sono state precedentemente essiccate e triturate. La preparazione tradizionale prevede la raccolta di foglie e ramoscelli, che vengono sminuzzati con pestelli di legno, e la loro successiva fermentazione. Dall’infusione si ottiene un liquido dal colore rosso ambrato e dal sapore naturalmente dolce. Per gustare a pieno il rooibos bisognerebbe berlo senza zucchero.

A differenza del tè nero e del tè verde, il rooibos è naturalmente privo di caffeina. Inoltre il suo contenuto di tannini è molto basso e ciò permette alla bevanda di mantenere il proprio sapore dolce anche se non la consumate immediatamente o se la dimenticate in infusione. Il rooibos si caratterizza per la presenza di sostanze naturali importanti per l’organismo, come vitamina Cmagnesio, fosforo, ferro, zinco e calcio.

Studi scientifici condotti dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione hanno comprovato che il contenuto di sostanze antiossidanti del rooibos è pari a quello del tè nero e del tè verde. Ad un’ora dall’ingestione del rooibos si ha nel nostro organismo una crescita significativa delle sostanze atte ad agire contro la formazione dei radicali liberi. Ciò rende il rooibos un elisir di lunga vita completamente naturale, adatto anche a chi è sensibile agli effetti collaterali della caffeina.

Sono state inoltre recentemente scoperte le sue proprietà antivirali, che aiutano il sistema immunitario ad agire rapidamente per combattere le infezioni. Ciò lo rende adatto anche ai bambini, che possono beneficiare dell’assunzione della bevanda in caso di nausea e disturbi allo stomaco e all’intestino per via delle sue proprietà antispasmodichedigestive. Il suo contenuto di calcioassicura la corretta formazione di denti ed ossa nei più piccoli. Lo zinco agisce invece rafforzando unghie e capelli.

Il rooibos è  considerato una bevanda adattogena, che è cioè in grado di aiutare l’organismo nei momenti in cui si trova a dover affrontare uno sforzo. Avrà quindi proprietà tonificanti se consumato al mattino o durante il giorno e rilassanti se bevuto prima di andare a dormire. Ciò lo rende adatto sia nel caso soffriate di cali d’energia sia nei momenti in cui vi è necessario conciliare il sonno.

Il rooibos non contiene acido ossalico, può essere quindi consumato anche da chi soffre di calcoli. Sono stati dimostrati i suoi effetti positivi contro l’ipertensione ed il suo contenuto calorico è pari a zero, qualità che lo rende adatto a anche a chi si trova a seguire un regime alimentare controllato. Il rooibos può essere bevuto freddo. In estate costituirà quindi un’ottima bevanda dissetante.

In commercio è  possibile trovare rooibos puro o aromatizzato, sfuso o in bustine. Se lo acquistate sfuso, vi basterà mettere in infusione un cucchiaino di foglie per ogni tazza che desiderate preparare. Potete realizzare un rooibos aromatizzato fai-da-te aggiungendo al vostro infuso un pezzetto di cannella o delle scorze di agrumi. Ora che ne conoscete la storia e tutte le molteplici proprietà, non vi resta che assaggiarlo. (fonte greenme.it)