Archivi del giorno: settembre 9, 2011

Cosa è la Pulsatilla in omeopatia e quali sono le Dosi Consigliate

La pulsatilla è una pianta molto diffusa in habitat montanari tipici del Nord d’America e dell’Eurasia. Raggiungono tra i 10 ed i 30 cm di altezza, hanno foglie pelose e fiori a forma di campana che fioriscono in primavera, in genere prima che le nevi si siano del tutto sciolte. La pulsatilla, è considerata un sottogenere dell’anemone ed è molto utilizzata in omeopatia, grazie alle sue proprietà curative: principalmente ha un’azione sedativa ed analgesica, ma può essere usata anche per calmare la Sindrome Premestruale ed i suoi sintomi: mal di testa, pancia gonfia, dolori addominali, ecc.

Le indicazioni della Pulsatilla

La Pulsatilla Anemone, trova una vasta applicazione nelle persone caratterizzate da un profondo senso di timidezza e di ansia correlata. In particolare in quelle giovani donne tendenti al pianto facile (fortemente emotive) malinconiche, ma dolci e consolabili. La Pulsatilla aiuta a controllare tutti questi sintomi, ma a prescindere da tali peculiarità di base aiuta a combattere le affezioni delle prime vie aeree, soprattutto catarrali (rinite, otite, bronchite, tosse, raffreddore, ecc). E’ poi particolarmente utile nei disturbi digestivi dovuti soprattutto all’ingestione di cibi grassi (controlla la nausea, il vomito ed i gas intestinali). Ha poi un’importante azione sui disturbi della circolazione sanguigna (varici, geloni, sindrome di Raynaud). Come già accennato però ha anche un’indicazione specifica nella maggior parte dei disturbi dovuti alla sindrome premestruale.

Le dosi consigliate di Pulsatilla

A seconda del disturbo da trattare e dalle condizioni generali del paziente le dosi saranno diverse. Ricordiamo infatti che l’omeopatia è caratterizzata da una visione olistica del paziente. Non si cura la malattia, ma il paziente, nel suo insieme di caratteristiche fisiche e mentali da cui il sintomo da trattare dipende. Ecco che parlare di dosi precise diventa complesso. In generale possiamo farvi comunque qualche esempio: durante un raffreddore si possono prendere per 2 volte al giorno 2-3 granuli 5CH; per i disturbi digestivi invece 2-3 granuli da 7CH una o due volte al giorno; per la sindrome premestruale può essere utile assumere Pulsatilla 15 CH; per i disturbi alle vene Pulsatilla 5-7 CH 2-3 granuli una volta al giorno e a seconda della gravità del caso; in caso di depressione reattiva la posologia può prevedere Pulsatilla 15, 30CH 2-3 granuli al dì (fonte salute.pourfemme.it)

La frutta più sana e ricca di antiossidanti? Quella conservata sottovuoto…

Chi l’avrebbe detto: la frutta più sana e nutriente è quella… sottovuoto! Gli antiossidanti, vera miniera di salute, bellezza e longevità, si preserverebbero meglio e più a lungo proprio attraverso questa innovativa modalità di conservazione, e contemporaneamente anche la freschezza dei frutti verrebbe preservata. Inoltre, anche a livello preventivo, per impedire la proliferazione di germi e microrganismi patogeni, tra cui il famigerato batterio killer E.Coli, l’abitudine di conservare la frutta preferita sottovuoto sarebbe ottimale. Ma, esattamente, cosa significa “sottovuoto”?

Di base, consisterebbe nell’eliminare l’aria (causa del deterioramento degli alimenti, per via dei microbi che la abitano) dalla confezione in cui abbiamo conservato le nostre porzioni di frutta, ma un team di ricercatori messicani ha messo a punto un sistema ancora più tecnologicamente avanzato.
 
Gli scienziati del Dipartimento di Biotecnologie e Ingegneria alimentare dell’Istituto Tecnologico di Monterrey, coordinati dalla dott.ssa Carmen Hernandez Brenes, hanno inventato una tecnica chiamata di “pascalizzazione” – in sigla HHP, che sta per Hyper Hydrostatic pressure – che sottopone la frutta ad una pressione di 600 MPa (megapascal) per tre minuti.
 
Ebbene, non ci crederete ma pare che dopo questo trattamento, la percentuale di antiossidanti contenuti nei singoli frutti aumenti fino al 50%. Non solo, però, questa tecnica di conservazione sottovuoto migliorerebbe le qualità organolettiche del prodotto fresco, ma ne preserverebbe l’integrità, evitando la formazione di muffe, virus e batteri.
 
Insomma, che dire, abbiamo davvero trovato la “quadra”, almeno per quanto riguarda la frutta! I risultati della ricerca messicana sono stati presentati al National Meeting and Exposition dell’American Chemical Society di Denver, e sono attendibili per quanto riguarda quei frutti dotati di polpa che possa essere sottoposta a pressione prima di essere confezionata. (fonte
salute.pourfemme.it)

Prugne e susine, una nuova prevenzione alimentare dell’osteoporosi

Leggo su papille vagabonde e riporto…

In questi giorni si è diffusa la notizia di uno studio fatto da Hooshmand S e c, pubblicato sul British Journaìl of Nutrition Maggio 2011 , il quale sottolinea che 100 g. di prugne secche al giorno possono ridurre la perdita di calcio ed migliorare i parametri d’ ossificazione. La notizia non è proprio nuova ma da diversi anni le proprietà delle prugne in merito alla prevenzione dell’osteoporosi è nota, tuttavia vorrei fare due osservazioni, non è mai un alimento da solo e in una sola fase della vita che può prevenire una malattia complessa come l’osteoporosi, va valutata l’alimentazione in generale e non solo quella, in merito alle prugne, va anche detto che 100 grammi di prugne secche al giorno non sono poi così facili da inserire nell’alimentazione della terza età, hanno un contributo calorico non indifferente e in taluni soggetti sensibili come coloro che hanno la sindrome da intestino irritabile potrebbero dare dei problemi non trascurabili.
 
Non è la prima volta che parlo di osteoporosi, un argomento che affronto spesso perché è un problema che coinvolge un numero alto di persone, una malattia che richiede più attenzione quando si è giovani, per raggiungere il picco di massa ossea, ma è una malattia del quale si diventa consapevoli quando è troppo tardi per intervenire.
 
Osteoporosi e l’equilibrio acido base
L’osteoporosi è una malattia multifattoriale fattori genetici, ma anche fattori ambientali come stile di vita sedentario, infiammazioni croniche e in particolare alcuni ricercatori come Sebastian A, Harris ST, Ottaway JH, Todd KM, Morris Jr, si sono concentrati sull’ equilibrio dell’acido base del nostro organismo. Osteoporosi secondo questi ricercatori sarebbe dovuta all’alterazione dell’equilibrio dell’acido base. Per sintetizzare dirò che è un sistema fisiologico che influenza la perdita e recupero del calcio nelle ossa che viene alterato dal nostro stile di vita, dalle nostre scelte alimentari e da fattori ambientali.
Come contrastare questo squilibrio nel nostro organismo nell’alimentazione consigliano una dieta meno ricca di cibi acidificanti come proteine animali, o cibi ricchi di sale con cibi alcalinizzanti come frutta e verdura che forniscono elementi come i sali di potassio utili per l’equilibrio dell’acido base. Nonostante su questa teoria io abbia delle perplessità, ha alcuni punti che sono interessanti e potrebbero fornire delle prospettive utili, non è casuale che diversi studi epidemiologici sulla popolazione della terza età hanno messo in luce la malnutrizione della terza età,  l’eccessivo consumo di proteine animali, l’eccessivo consumo di sale e la carenza di frutta e verdura nella dieta, potrebbe esserci una relazione.
 
Latte, Calcio e Osteoporosi qualche perplessità
In merito alle proteine del latte in rapporto all’osteoporosi il Prof. Walter Willett dell’ Università di Harvard  ha dichiarato in una intervista che non siamo riusciti a trovare una relazione tra la qualità ossea nei soggetti anziani e consumo di prodotti lattiero-caseari. L’osteoporosi è un problema di crescente preoccupazione per l’invecchiamento della popolazione, ma  il latte alimentare e i suioi porodotti non è la soluzione. L’esercizio fisico abbiamo visto e scientificato provato che aiuta, ma sull’utilità del consumo eccessivo di prodotti derivati del latte abbiamo poche prove
Credo sia importante dare voce anche a queste nuove idee e punti di vista, la ricerca non deve speventarsi di fronte e nuovi possibili contributi.

Oltre a una dieta più equilibrata nella prevenzione dell’ Osteoporosi il prof. Willet raccomanda  :
– Eseguire regolarmente esercizio fisico
– Le raccomandazioni dell’attenzione al consumo di omega-3, vi ricordate le tabelle dell’omega tre , pesce, noci e anche la Chia.
– Il controllo dell’assunzione della vitamina D
–  Il controllo e  l’assunzione di vitamina K , diversi studi hanno dimostrato l’importanza della relazione tra la vitamina K e la prevenzione dell’osteoporosi.
Quindi in questa nuova prospettiva l’assunzione di prugne e susine, rientra negli apporti raccomandati di frutta e verdura, le 5 porzioni di frutta e verdura giornaliere vanno considerate come minimo, ora che ci sono le prugne fresche di stagione è un ottima idea consumarle come meglio piace, perché in qualsiasi caso oltre a migliorare il transito intestinale per la loro ricchezza d’acqua e fibre, potrebbero essere utili come prevenzione dell’osteoporosi, ma inteso come più consumo di frutta e verdura
Una nota sulle prugne, ricordate che un consumo giornaliero di prugne può all’interno di una dieta equilibrata diminuire i livelli di colesterolo cattivo LDL e contribuire a prevenire l’innalzamento del colesterolo sanguigno.
Consentitemi una piccola nota storica sulle prugne, la cui diffusione in Europa della Prugna (Prunus Domestica) la si deve alla diffusione dei conventi e dei monasteri, in particolare dell’ordine benedettino, la prugna che noi oggi conosciamo deriva da un incrocio di prugne selvatiche Prunus cerasifera et Prunus spinosa nella regione del mar caspio. Alberi di prugne selvatiche sono presenti in tutti i continenti. I monaci sceglievano gli alberi di prugno perchè si adattavano facilmente ai terreni fino all’altezza di 1.500 slm, i conventi erano sempre spesso sulle cime dei monti o dei colli, gli alberi di prugne fioriscono tardi e sono meno soggetti a gelate rispetto ad altri frutti, non necessitano di molto lavoro, in più i frutti potevano essere messi a seccare e costituivano un ottima fonte di zuccheri e riserva di provviste. La prugna di Damasco, che viene classificata come una varietà di Prunus domestica  compare nei giardini europei attorno al ‘400 , e darà origine alle più note mirabelles, quelle della foto.

Luteina: presente negli Spinaci, ricchi di Ferro e Antiossidanti, aiuta nella prevenzione di Malattie degli Occhi come la Cataratta

Lo Spinacio (Spinacia oleracea) è una pianta erbacea della famiglia delle Chenopodiaceae (Amaranthaceae secondo la classificazione APG).

Originario dell’Asia sudoccidentale, è stato introdotto in Europa attorno al 1000, sebbene sia diventato sempre più importante come alimento solo nel corso del XIX secolo. Di questa pianta si consumano le foglie spesse e verdi.

Gli spinaci sono effettivamente gli ortaggi con il più alto contenuto di ferro, ma è diffusa l’errata convinzione che ne contenga un quantitativo elevato tanto che a volte si mangiano spinaci in alcuni casi di anemia.

Un gruppo di ricercatori australiani ha condotto uno studio approfondito sulle proprietà antiossidanti delle foglie di spinaci, concentrandosi in modo specifico, sulla loro azione benefica a livello della vista. Hanno, in pratica, dimostrato una relazione stretta tra il consumo regolare dell’ortaggio e la diminuzione del rischio di insorgenza della cataratta.

Ciò anche perché le foglie di spinaci sono molto ricche in luteina, un pigmento presente nella retina, dove svolge un ruolo di alta protezione. Ciò significa che, mangiando regolarmente spinaci, ci si garantisce una sorta di assicurazione sugli occhi.

Se a questo, poi, aggiungiamo che gli spinaci sono leggeri e molto nutrienti al tempo stesso, possiamo davvero considerarli come l’ortaggio prediletto da chi segue un’alimentazione sana ed equilibrata. (fonte /it.sanisapori.eu)

Menta e Aneto contro Colon Irritabile: rimedi naturali efficaci per una patologia dovuta a Stress, Ansia e Cattiva Alimentazione

La malattia del colon irritabile è una patologia difficile da curare, perchè influenzata dall’alimentazione, dallo stress e dalla personalità psichica di ognuno, che può essere più o meno soggetta all’ansia. Tra i rimedi naturali, alcune delle piante medicinali che vengono maggiormente utilizzate sono melissa, anice, finocchio, camomilla e tiglio, ma uno studio di qualche hanno fa dimostra che si ha una notevole riduzione dei sintomi del colon irritabile con l’uso di olio essenziale di menta piperita. Come sappiamo la menta ha proprietà antisettiche, antispastiche e analgesiche, senza avere conseguenze sull’attività epatica di chi la impiega. Attenzione però, la menta non va bene per chi soffre di gastrite o ulcera, nè per i bambini e le donne che allattano. Oltre alla menta, anche l’aneto ha proprietà benefiche sui sintomi dell’intestino irritabile: la spezia dal gusto inconfondibile, molto usata nella cucina greca e turca, favorisce l’eliminazione dei gas intestinali e il gonfiore addominale che a volte mette a disagio chi soffre del disturbo del colon irritabile. Sconsigliato in gravidanza e allattamento, è consigliato agli stressati che scaricano sul proprio apparato digerente tensione e ansia. (fonte it.sanisapori.eu)