Pol Henry e la Gemmoterapia: il Potere curativo dei Germogli

Medico omeopata belga, è stato il pioniere di nuove ricerche che concepivano le foreste come “farmacie viventi”, capaci di curare diverse patologie con le virtù delle parti più fragili di alberi e arbusti: le gemme.

Il legame tra gemmoterapia e Pol Henry è così indissolubile, che questo medico omeopata di Bruxelles è considerato, a tutti gli effetti, il padre fondatore di questa medicina naturale. A lui si deve l’ideadi utilizzare i germogli vegetali di alberi e arbusti nella terapia umana. Egli ha elaborato e proposto un metodo terapeutico innovativo fondato sulla corrispondenza pianta/terreno/corpo umano, trovando poi le conferme sul piano farmacologico e clinico. I risultati dei suoi primi lavori apparvero negli Archives Homéopathiques de Normandienel 1959 e oggi ancora la diffusione della gemmoterapia dimostra l’efficacia del suo metodo e dei suoi rimedi.

Questa terapia utilizza i tessuti meristematici (i tessuti embrionali in via di accrescimento) 
di alberi e arbusti. Mentre la fitoterapia classica impiega fiori, foglie, radici e cortecce già formate; la gemmoterapia prepara i suoi rimedi, i gemmoderivati, a partire dai tessuti embrionali, cioè le parti della pianta in via di sviluppo, (gemme e germogli emergenti; semi e amenti; giovani getti di radici e cortecce) conservati in una soluzione di acqua, alcol e glicerina. Per questo motivo i gemmoderivati vengono anche chiamati macerati glicerici o macerati glicerinati (MG).

Se facciamo una camminata nei boschi, possiamo notare che i grandi alberi (querce, faggi, olmi, tigli, betulle, ecc.) vivono formando gruppi (querceti, faggeti ecc.) e intorno a loro si associano arbusti, erbe e piante di altre specie, con cui condividono il suolo, il clima e l’acqua, andando così a formare un particolare ecosistema. Secondo la teoria di Pol Henry una pianta, o gruppi di piante, è in grado di elaborare e arricchire il suolo o degradarlo nella composizione. Analogamente lo stesso effetto si può avere per il “terreno” umano con precise azioni terapeutiche.

Secondo Henry, esiste quindi un’analogia tra il comportamento di un albero, o gruppo di vegetali, che vivono in un determinato ambiente, rispetto alle funzioni svolte su questo ecosistema particolare, e la capacità che la pianta, o il gruppo di piante associate, ha di operare su altri sistemi biologici, in particolare l’uomo. Per cui, la loro simbiosi, o antagonismo, è in grado di modificare il “terreno”, che sia quello su cui vivono o quello appartenente ad altri esseri viventi, trovando corrispondenza con il l’organismo umano e le sue patologie.

La sperimentazione degli effetti dei germogli sulle proteine del sangue umano ha dimostrato che questa corrispondenza aveva un riscontro farmacologico e clinico. Infatti, alle proteine plasmatiche si deve il mantenimento delle specie e la trasmissione dei fattori ereditari. Ogni variazione patologica, secondo la gemmoterapia, corrisponde ad analoghe variazioni vegetali e di terreno. Quindi esiste un parallelismo tra l’evoluzione delle foreste, le modificazioni del terreno che esse provocano, e le alterazioni del terreno biologico nel corpo umano.

A fondamento della gemmoterapia Pol Henry sviluppò, sulla base di queste intuizioni, il modello biologico analogico che utilizza le piante a scopo terapeutico, tenendo conto delle interazioni tra individui di specie diverse, che condividono lo stesso terreno, delle alterazioni che su questo terreno provocano, e della capacità che esse hanno di modificare le quantità di proteine plasmatiche nel nostro organismo: come se nelle proteine plasmatiche fosse conservata l’impronta del terreno che ha contribuito a far crescere la pianta corrispondente.

Inoltre nel confronto fra gemma e tessuto adulto, Pol Henry ha dimostrato che esistono notevoli variazioni qualitative e quantitative in principi attivi, in quanto essi sono particolarmente ricchi in enzimi, vitamine, minerali, oligo-elementi, fattori di crescita, acidi nucleici (RNA e DNA), ormoni vegetali (che scompaiono quando si forma la clorofilla). Quindi l’estrazione dei gemmoderivati apporta tutta l’informazione genetica della pianta (virtù embrionale del meristema) oltre ai principi attivi contenuti nelle diverse parti (frutto, foglia, fiore, stelo, scorza, radice, semi, la linfa), proprie della specie. Questi rimedi combinano quindi le proprietà di tutta la pianta, e per questa ragione per ogni albero o arbusto, il gemmoderivato è più completo in termini di principi attivi rispetto alla sua tintura madre o alla tisana o a qualsiasi altra estrazione, in quanto contiene tutti principi attivi che quella pianta possiede nella sua totalità. (fonte www.cure-naturali.it)

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