Archivi del mese: Mag 2011

Olio di Germe di Grano: la Vitamina allo Stato Naturale

Vero e proprio concentrato di vitamina E, l’antiossidante dei tessuti, l’olio di germe di grano nutre in profondità, contrastando l’invecchiamento cellulare.

L’olio di germe di grano è un olio vegetale ottenuto dalla spremitura a freddo e senza solventi dell’embrione della cariosside (parte nobile del chicco) del grano tenero o frumento. Il frumento è una pianta è coltivata dall’uomo fin dall’antichità per scopi alimentari. É uno degli ingredienti base della dieta mediterranea, ma anche uno dei principali responsabile della celiachia. Oggi è impiegato nella panificazione e nella produzione di paste alimentari fresche e cereali ed è utilizzata in cosmesi naturale per l’altissima concentrazione di vitamina E, l’antiossidante per eccellenza, che protegge i lipidi delle membrane cellulari (LDL o lipoproteine a bassa densità), principali bersagli dei radicali liberi.

Quest’olio vegetale appare come un liquido denso, di colore giallo tendente all’ocra e di gusto gradevole, è usato sia come integratore naturale, come condimento nell’alimentazione quotidiana, magari miscelato all’olio d’oliva, e per uso cosmetico. Da una tonnellata di grano si riesce ad ottenere, attraverso un procedimento di estrazione per pressione a freddo, un chilo di olio. Questo metodo consente di preservare tutti i suoi principi attivi, garantendone il massimo contenuto di Vitamina E, una vitamina liposolubile e termosensibile, che, con solventi chimici e alte temperature, potrebbe andare distrutta.

Olio di germe di grano: proprietà e benefici

Uso interno: l’assunzione di olio di germe di grano sotto forma di perle o come condimento a crudo, apporta, oltre la vitamina E (di cui è la maggior fonte naturale), calcio, rame, manganese, magnesio, vitamine del gruppo B e fosforo.
 La sinergia di questi nutrienti rende l’olio di germe di grano efficace nella riduzione dello stress ossidativo cellulare e nel controllo di alcuni parametri lipidici, oltre a promuovere una buona produzione energetica e metabolica. Infatti grazie all’azione antiossidante, quest’olio pregiato promuove la resistenza alla fatica e riduce il debito di ossigeno durante l’attività fisica.

Secondo recenti studi, i radicali liberi sono implicati in un gran numero di patologie degenerative che accompagnano e causano l’invecchiamento. Infine la presenza di acidi grassi essenziali, rappresentati per il 55-60% da acido linoleico (omega 3), conferisce a quest’olio proprietà ipocolesterolemizzante, efficace nel controllo di colesterolo e trigliceridi nel sangue.

Viso: Si consiglia di applicarlo sulla pelle pulita del viso in strato sottile ogni sera e come siero, soprattutto nella zona del contorno occhi e contorno labbra. In strato più generoso una volta alla settimana, come impacco ad azione antirughe, che si toglierà con una salvietta dopo circa 15-20 minuti, in caso di pelle secca e opaca e spenta. Oppure si può aggiungere qualche goccia nelle creme da notte abituali, per potenziarne l’azione nutriente.

Corpo: L’alta concentrazione di Vitamina E, rende l’olio di germe di grano particolarmente adatto per nutrire le pelli secche, proteggere quelle inaridite da agenti esterni come vento, sole, freddo; e come elisir di giovinezza per le pelli mature. L’olio di germe di grano nutre e ristruttura i tessuti, perché rinforza il film idrolipidico insufficiente, la cui mancanza provoca screpolature, desquamazioni e irritazioni. Se miscelato insieme all’olio di mandorle dolci, in modo da renderlo più assorbibile, e massaggiato sulla pelle ancora umida, esercita un’azione emolliente e restituiva, soprattutto dopo l’esposizione solare o in caso di pelle molto secca, che si squama o che “tira”. Ideale per prevenire le smagliature, in gravidanza e allattamento; durante e dopo cure dimagranti per rassodare e ridare tono e vigore alle pelli avvizzite e stanche.

Capelli: ottimo come impacco da effettuare prima dello shampoo, in caso di capelli inariditi, decolorati, sfibrati e fragili. Dona beneficio sin dal primo trattamento al cuoio capelluto arido e secco.

Olio di germe di grano: descrizione pianta

Triticum aestivum – Graminaceae

Erbacea perenne annuale è originaria dell’ampia pianura fertile dell’Asia sud-occidentale, conosciuta ai più con il nome di “Mezzaluna”. Questa zona è caratterizzata dalla vicinanza dei fiumi Eufrate e Tigri. A oggi la coltivazione del frumento comprende tutti i continenti, comprese le terre nordiche grazie alla sua resistenza al clima freddo.

Presenta un apparato radicale fascicolato, dal quale parte un fusto eretto, modestamente ricoperto da foglie lanceolate. 
L’infiorescenza è costituita da una pannocchia chiamata anche spiga. La pannocchia presenta dei fiori sessili ed è formata da un rachide con internodi, ognuno dei quali porta sul dente una spighetta. 
Il frutto è un chicco di forma ovoidale che contiene enzimi, vitamine e sostanze grasse. 
Il ciclo riproduttivo del frumento si distingue nella germinazione, accrescimento, fioritura e maturazione. (fonte www.cure-naturali.it)

Vista e Memoria migliori: basta Mangiare un po’ Meno

Memoria migliore e vista più acuta? Basta mangiare un po’ di meno, senza esagerare. Un gruppo di ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Cnr e della Scuola normale superiore di Pisa ha scoperto una relazione tra la quantità di cibo ingerita giornalmente e la plasticità del cervello, ovvero la sua capacità di modificarsi nel tempo reagendo agli stimoli esterni.

RICERCA – Lo studio pisano, appena pubblicato sulla rivista Nature Communications, è durato tre anni: «Si tratta di un progetto di ricerca di base effettuato su un campione di ratti adulti – conferma Maria Spolidoro, prima autrice del lavoro – La metodologia è semplice: abbiamo alimentato le cavie un giorno sì e uno no». In particolare l’attenzione dell’equipe italiana, guidata dal professor Lamberto Maffei, si è concentrata sui circuiti visivi e sull’ippocampo, una parte del cervello alla base dei processi della memoria spaziale. «La plasticità è una caratteristica tipica dei cervelli giovani, nelle prime fasi di sviluppo – prosegue la Spolidoro – e si riduce durante l’età adulta. Attraverso test specifici abbiamo notato, al contrario, che seguendo questo particolare regime alimentare, la plasticità cerebrale aumentava». D’altronde la ricerca del cibo e la fame sono i due più potenti strumenti di sopravvivenza di cui ci ha dotato madre natura: il primo spinge ad esplorare l’ambiente che ci circonda, mentre il secondo è esso stesso un fenomeno adattativo. L’importante, come sempre, è non esagerare: «La mancanza di cibo eccessiva o prolungata può avere effetti diametralmente opposti, causando un grave stress, e quindi danni enormi, al nostro organismo».

La ricerca, effettuata in collaborazione con l’Accademia dei Lincei, guarda anche alle possibili applicazioni: «L’alimentazione rientra in un ambito molto delicato – spiega ancora Maria Spolidoro – ma trovare un metodo per aumentare la plasticità del cervello è importante: penso ad esempio al campo della riabilitazione dei pazienti affetti da ictus o ischemie». Una caratteristica importante della plasticità, oltre all’apprendimento e alla memorizzazione, è proprio il recupero da danni cerebrali di vario genere: «In un futuro potrebbe essere che per i pazienti ospedalizzati e sottoposti a trattamenti di riabilitazione sia previsto anche uno specifico regime alimentare».  (fonte www.corriere.it)

Per prevenire l’Osteoporosi aumentare il Calcio nella Dieta non serve

Prevenire l’osteoporosi  è importantissimo per noi donne, soprattutto durante il delicato periodo della menopausa, quando la densità ossea tende naturalmente a diminuire. Il modo migliore per evitare che le nostre ossa diventino fragili e spugnose a causa della perdita di calcio, e quindi ad altissimo rischio di fratture, è agire su più fronti, di cui, il principale, è l’alimentazione. Una dieta con il giusto apporto di calcio e costante attività fisica, che può essere semplicemente una bella passeggiata ogni giorno, sono i comportamenti virtuosi che gli specialisti consigliano per migliorare il nostro stato di salute, o mantenerlo a livelli ottimali.
Tuttavia, a proposito di alimenti e di calcio, ultimamente si sta facendo un po’ di controinformazione. Spot televisivi, campagne per vendere prodotti e integratori, e mettiamoci un po’ di gossip sanitario selvaggio, ci stanno portando a credere che la prevenzione dell’osteoporosi, passi attraverso un incremento del consumo di latte, latticini o omologhi. 

 
Sappiamo bene che questi alimenti, preziosi, completi, contengono alte percentuali di calcio, ma anche di colesterolo e di grassi. E allora? Allora, non vi preoccupate, un recente studio svedese, ci avvisa che il fabbisogno di calcio giornaliero (necessario per garantirci la salute delle ossa) è pari a 750 mg, e che aumentare questa dose non contribuisce affatto a ridurre ulteriormente i rischi di indebolimento osseo.
 
I ricercatori dell’Università di Uppsala hanno analizzato le cartelle cliniche di 61mila donne che, dal 1987 ad oggi, avevano effettuato uno screening mammografico, di cui il 20% aveva in seguito sviluppato osteoporosi e il 15% subito fratture. Incrociando i dati del campione con osteoporosi con notizie sulla loro alimentazione (relativo all’apporto di calcio) desunto da questionari compilati dalle pazienti stesse, gli studiosi sono giunti alla conclusione che la giusta quantità (per evitare problemi) è, appunto, di 750 mg.
 
Un apporto inferiore a questa soglia aumenta di molto il pericolo di osteoporosi, quindi attenzione a non scendere al di sotto, ma superarla non è un aiuto. Hanno concluso. Quindi, vanno bene il latte e il formaggio con moderazione, ma anche altri cibi sono ricchi di calcio e hanno meno grassi, come le verdure a foglia verde, molti “odori” (il basilico e il prezzemolo, ad esempio), il polpo, la frutta secca, i cavoli, le uova… insomma, variate e, soprattutto, non dimenticate l’esercizio fisico. (fonte salute.pourfemme.it)

Una Insalata Veloce, Facilissima e Gustosa!

Dei semi di CHIA avevamo già parlato.
Ecco una semplice ricetta che consente di creare un pasto alternativo gustoso, nutriente e con pochissime calorie.
Si tratta di una croccantissima insalata a base di lattuga, olio extra vergine d’oliva, aceto (se vi piace) e semi di CHIA.
 
La quantità idele di semi di CHIA è di 25g che garantiscono circa 5 grammi di omega3, che corrisponde all’incirca a 4cl di volume del bicchiere in figura.
 
Spargere la CHIA sopra l’ insalata e al termine non dimenticate di fare la “scarpetta” con un pezzo di pane integrale, magari fatto secondo la ricetta del  pane integrale ai semi di CHIA. per gustare fino all’ultimo la CHIA e l’olio extra vergine di oliva che è altrettanto amico della salute.
BUON APPETITO!
 
Vi ricordo che si possono acquistare dei semi di chia 100% biologici on line sul sito chiaseedeurope e presentando il codice K72604W8 si avrà uno sconto del 5%.

Assumere Omega-3 riduce la Depressione

In base ai risltati pubblicati sul The Journal of Nutrition, Health & Aging, donne depresse che assumono quotidianamente 2,5g di Omega-3, con degli integratori, hanno una significativa riduzione dei sintomi della depressione.

Inoltre, i ricercatori dell’Università di Pavia hanno fatto presente che gli integratori di omega-3 forniscono una razione giornaliera di EPA (acido eicosapentaenoico) di 1,67 grammi e una razione quotidiana di DHA (acido docosaesaenoico) di 0,83 grammi, determinando un miglioramento della “qualità della vita”.

“Questa osservazione sulla qualità della vita non era mai stata fatta precedentemente ed appare di grande valore per quanto riguarda il punto di vista clinico, a causa dell’importanza di questi aspetti nella popolazione anziana”, scrivono i ricercatori. “Il concetto di qualità della vita è definito come una percezione di soddisfazione globale e riferita ad alcuni settori chiave, con particolare attenzione al benessere.”
“Pertanto il miglioramento della qualità della vita dopo l’uso di integratori di acidi grassi poli-insaturi omega-3 è una scoperta importante” hanno aggiunto.
Gli studi precedenti
Il legame fra gli omega-3 e l’umore è una questione complessa e i dati fino ad oggi sono stati contraddittori.
Per esempio, in Norvegia ricercatori hanno riferito che l’assunzione regolare e lungo termine di olio di fegato di merluzzo, ricco di acidi grassi omega-3, può proteggere le persone da sintomi di depressione (Journal of Affective Disorders).
Inoltre, uno studio congiunto anglo-iraniano ha riportato che il livello di depressione è diminuito del 50 per cento assumendo un grammo al giorno di EPA con integratori, un effetto simile a quello ottenuto dal farmaco antidepressivo fluoxetine (Australian and New Zealand Journal of Psichiatria).
Nonostante questo crescente numero di studi, non si è complessivamente in grado di dimostrare un legame tra omega-3 e la depressione, ha detto che il British Medical Journal’s Drug and Therapeutics Bulletin (DTB) nel febbraio 2007. Sempre lo stesso DTB aveva affermato che, nonostante le osservazioni evidenziassero un collegamento tra la ridotta assunzione di acidi grassi omega-3 e l’insorgenza della depressione, non vi erano basi convincenti per l’utilizzo di omega-3 per alleviare la condizione di depressione.

La svolta negli studi sugli omega-3 e la depressione
Ora la situazione è cambiata e questo studio italiano ha fatto un importante passo in avanti nella ricerca per la lotta alla depressione.
Il Dr. Harry Rice, vice presidente per gli affari scientifici e normativi dell’Organizzazione mondiale per gli omega-3 EPA e DHA (GOED) ha accolto favorevolmente i risultati e ha detto che sono non solo statisticamente significativi, ma che è anche clinicamente significativo come l’assunzione di acidi grassi a lunga catena omega-3 contribuisca al miglioramento della qualità della vita riducendo la gravità della depressione nelle donne anziane che non assumono farmaci antidepressivi.

Prossimi studi su omega-3 e depressione
Logicamente la prossima domanda a cui dare risposta è la seguente:
“E’ possibile che gli omega-3 riducano i sintomi depressivi anche negli uomini?”
Vi saranno quindi sicuramente a breve nuovi studi clinici per dare risposta a questo importante interrogativo.

Nonostante la rilevanza clinica di queste scoperte, questo studio non fa luce, avvalorando o smentendo, la teoria secondo la quale l’insorgenza della depressione può essere legata alla diminuizione del rapporto di omega-3/omega-6 assunti, a causa di un eccesso di omega-6. “Per ora possiamo concludere che l’integrazione con acidi grassi a lunga catena omega-3 riduce i sintomi depressivi, migliorando nel contempo la qualità della vita, nelle donne anziane. Le implicazioni di tali conclusioni per la salute pubblica sono enormi“, ha aggiunto il dottor Rice.

La ricerca nel dettaglio
46 donne anziane depresse di una casa di cura di Pavia hanno preso parte a questo studio.
Lo studio è stato effettuato dividendo le pazienti in due gruppi in maniera casuale e in doppio cieco, controllato con placebo. Nè i pazienti né i ricercatori sapevano quali soggetti stavano effettivamente assumendo omega-3 in più e quali stavano continuando la loro normale dieta. Questo accorgimento rende i risultati molto più attendibili. La somministrazione di integratori di omega-3 (o placebo) è durata due mesi.

I risultati hanno mostrato una riduzione significativa nei punteggi medi della depressione, misurata utilizzando la Geriatric Depression Scale, e inoltre la riduzione dei sintomi della depressione corrispondeva a un aumento dei livelli di omega-3 nelle membrane dei globuli rossi.
Inoltre, i punteggi fisici e mentali sono migliorati quando alle donne è stato chiesto di valutare la propria qualità di vita.
Inoltre i ricercatori hanno aggiunto che l’integrazione con omega-3 non sembra avere controindicazioni. “Non sono stati osservati effetti collaterali rilevanti e neppure effetti avversi gastrointestinali“.

Questo studio è incentrato sull’effetto terapeutico dell’utilizzo di omega-3, tuttavia l’assunzione di omega-3 potrebbe essere utile anche dal punto di vista della prevenzione, oltre ad avere altri effetti importanti per la salute. (fonte oknotizie.virgilio.it/)

L’Uva contro Malattie Cardiache e Diabete

Buone notizie per chi soffre di problemi legati all’apparato cardiocircolatorio e diabete di tipo 2: secondo un nuovo studio, infatti, l’uva da tavola rossa, bianca e nera aiuta nella prevenzione di queste malattie.

Lo studio, condotto dall’Università del Michigan, è stato effettuato in laboratorio sottoponendo un gruppo di topi ad una dieta ricca di grassi, alla quale era stata aggiunta una polvere a base dei tre tipi di uva, e un altro gruppo di topi ad una dieta composta solo da grassi.

Dopo tre mesi i roditori sono stati sottoposti ad analisi dalle quali è emerso che i topi a cui era stata data la polvere delle tre uve avevano la pressione sanguigna ridotta e una migliore funzione cardiaca, rispetto ai topi che invece avevano mangiato solo grassi, nonostante nessuno degli animali sottoposti ad analisi avesse aumentato il proprio peso.

I ricercatori si sono dimostrati ottimisti dei risultati raggiunti e sperano di poter riscontrare gli stessi benefici anche sugli esseri umani. Il dottor Steven Bolling, coordinatore della ricerca, ha dichiarato:

La possibile ragione che sta dietro la diminuzione della sindrome metabolica è che le sostanze fitochimiche sono attive nel proteggere le cellule del cuore dagli effetti dannosi della sindrome metabolica stessa (fonte www.dietaland.com)

Mangiare Multicolor, la Dieta dell’Estate

Mangiare multicolor, è questo il suggerimento da seguire in estate. Non vi sto suggerendo una dieta dimagrante, ma un’alimentazione equilibrata per tenersi in forma e superare il gran caldo. Come si può seguire questo consiglio? In realtà è molto semplice, basta scegliere frutta e verdura di stagione: dall’arancione di carote e melone al rosso intenso dell’anguria, poi ci sono i pomodori e le albicocche. L’idea è di Sara Farnetti, nutrizionista del Policlinico Gemelli di Roma, esperta di alimentazione funzionale.

Questa dieta fa bene alla salute, permette di mantenersi leggeri e soprattutto aiuta la pelle e l’abbronzatura. In questa stagione, infatti, sono diffusi i frutti ricchi di licopene e non è un caso. Attenzione però non è vero che abbuffandosi di carote la nostra tintarella sarà perfetta. Proteggeremo sicuramente la nostra pelle, ma in minima parte, usate comunque una crema solare e in caso di eritema fatevi aiutare da un integratore.

Sfatiamo l’idea che esistano alimenti in grado di aumentare la produzione di melanina. E’ vero però che alcuni alimenti aiutano a migliorare l’incarnato regalando un colorito dorato, e che altri, grazie al loro potere antiossidante, sono utili a difendere la pelle dall’azione dannosa dei raggi solari che aumentano la produzione di radicali liberi.

Racconta l’esperta. Nel piatto devono esserci almeno tre colori: in questo modo si è sicuri di assumere carotenoidi, flavonoidi e le vitamine. Si sicuro possiamo orientarci tra giallo, rosso e verde, contenuto dagli ortaggi come gli spinaci, ricchi di ferro, il peperone verde e gli asparagi, oltre alla più classica delle insalate. Mi raccomando la verdura è bene consumarla a crudo o leggermente sbollentata. La soluzione migliore è un bel pinzimonio che permette di fare il pieno di Orac, ovvero l’unità di misura che determina il potere antiossidante di un alimento (Oxygen Radical Absorbance Capacity). Per il condimento: poco sale, un goccio di olio d’oliva e un po’ d’aceto balsamico (fonte www.dietaland.com)