Archivi del giorno: Mag 26, 2011

Vista e Memoria migliori: basta Mangiare un po’ Meno

Memoria migliore e vista più acuta? Basta mangiare un po’ di meno, senza esagerare. Un gruppo di ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Cnr e della Scuola normale superiore di Pisa ha scoperto una relazione tra la quantità di cibo ingerita giornalmente e la plasticità del cervello, ovvero la sua capacità di modificarsi nel tempo reagendo agli stimoli esterni.

RICERCA – Lo studio pisano, appena pubblicato sulla rivista Nature Communications, è durato tre anni: «Si tratta di un progetto di ricerca di base effettuato su un campione di ratti adulti – conferma Maria Spolidoro, prima autrice del lavoro – La metodologia è semplice: abbiamo alimentato le cavie un giorno sì e uno no». In particolare l’attenzione dell’equipe italiana, guidata dal professor Lamberto Maffei, si è concentrata sui circuiti visivi e sull’ippocampo, una parte del cervello alla base dei processi della memoria spaziale. «La plasticità è una caratteristica tipica dei cervelli giovani, nelle prime fasi di sviluppo – prosegue la Spolidoro – e si riduce durante l’età adulta. Attraverso test specifici abbiamo notato, al contrario, che seguendo questo particolare regime alimentare, la plasticità cerebrale aumentava». D’altronde la ricerca del cibo e la fame sono i due più potenti strumenti di sopravvivenza di cui ci ha dotato madre natura: il primo spinge ad esplorare l’ambiente che ci circonda, mentre il secondo è esso stesso un fenomeno adattativo. L’importante, come sempre, è non esagerare: «La mancanza di cibo eccessiva o prolungata può avere effetti diametralmente opposti, causando un grave stress, e quindi danni enormi, al nostro organismo».

La ricerca, effettuata in collaborazione con l’Accademia dei Lincei, guarda anche alle possibili applicazioni: «L’alimentazione rientra in un ambito molto delicato – spiega ancora Maria Spolidoro – ma trovare un metodo per aumentare la plasticità del cervello è importante: penso ad esempio al campo della riabilitazione dei pazienti affetti da ictus o ischemie». Una caratteristica importante della plasticità, oltre all’apprendimento e alla memorizzazione, è proprio il recupero da danni cerebrali di vario genere: «In un futuro potrebbe essere che per i pazienti ospedalizzati e sottoposti a trattamenti di riabilitazione sia previsto anche uno specifico regime alimentare».  (fonte www.corriere.it)

Per prevenire l’Osteoporosi aumentare il Calcio nella Dieta non serve

Prevenire l’osteoporosi  è importantissimo per noi donne, soprattutto durante il delicato periodo della menopausa, quando la densità ossea tende naturalmente a diminuire. Il modo migliore per evitare che le nostre ossa diventino fragili e spugnose a causa della perdita di calcio, e quindi ad altissimo rischio di fratture, è agire su più fronti, di cui, il principale, è l’alimentazione. Una dieta con il giusto apporto di calcio e costante attività fisica, che può essere semplicemente una bella passeggiata ogni giorno, sono i comportamenti virtuosi che gli specialisti consigliano per migliorare il nostro stato di salute, o mantenerlo a livelli ottimali.
Tuttavia, a proposito di alimenti e di calcio, ultimamente si sta facendo un po’ di controinformazione. Spot televisivi, campagne per vendere prodotti e integratori, e mettiamoci un po’ di gossip sanitario selvaggio, ci stanno portando a credere che la prevenzione dell’osteoporosi, passi attraverso un incremento del consumo di latte, latticini o omologhi. 

 
Sappiamo bene che questi alimenti, preziosi, completi, contengono alte percentuali di calcio, ma anche di colesterolo e di grassi. E allora? Allora, non vi preoccupate, un recente studio svedese, ci avvisa che il fabbisogno di calcio giornaliero (necessario per garantirci la salute delle ossa) è pari a 750 mg, e che aumentare questa dose non contribuisce affatto a ridurre ulteriormente i rischi di indebolimento osseo.
 
I ricercatori dell’Università di Uppsala hanno analizzato le cartelle cliniche di 61mila donne che, dal 1987 ad oggi, avevano effettuato uno screening mammografico, di cui il 20% aveva in seguito sviluppato osteoporosi e il 15% subito fratture. Incrociando i dati del campione con osteoporosi con notizie sulla loro alimentazione (relativo all’apporto di calcio) desunto da questionari compilati dalle pazienti stesse, gli studiosi sono giunti alla conclusione che la giusta quantità (per evitare problemi) è, appunto, di 750 mg.
 
Un apporto inferiore a questa soglia aumenta di molto il pericolo di osteoporosi, quindi attenzione a non scendere al di sotto, ma superarla non è un aiuto. Hanno concluso. Quindi, vanno bene il latte e il formaggio con moderazione, ma anche altri cibi sono ricchi di calcio e hanno meno grassi, come le verdure a foglia verde, molti “odori” (il basilico e il prezzemolo, ad esempio), il polpo, la frutta secca, i cavoli, le uova… insomma, variate e, soprattutto, non dimenticate l’esercizio fisico. (fonte salute.pourfemme.it)

Una Insalata Veloce, Facilissima e Gustosa!

Dei semi di CHIA avevamo già parlato.
Ecco una semplice ricetta che consente di creare un pasto alternativo gustoso, nutriente e con pochissime calorie.
Si tratta di una croccantissima insalata a base di lattuga, olio extra vergine d’oliva, aceto (se vi piace) e semi di CHIA.
 
La quantità idele di semi di CHIA è di 25g che garantiscono circa 5 grammi di omega3, che corrisponde all’incirca a 4cl di volume del bicchiere in figura.
 
Spargere la CHIA sopra l’ insalata e al termine non dimenticate di fare la “scarpetta” con un pezzo di pane integrale, magari fatto secondo la ricetta del  pane integrale ai semi di CHIA. per gustare fino all’ultimo la CHIA e l’olio extra vergine di oliva che è altrettanto amico della salute.
BUON APPETITO!
 
Vi ricordo che si possono acquistare dei semi di chia 100% biologici on line sul sito chiaseedeurope e presentando il codice K72604W8 si avrà uno sconto del 5%.

Assumere Omega-3 riduce la Depressione

In base ai risltati pubblicati sul The Journal of Nutrition, Health & Aging, donne depresse che assumono quotidianamente 2,5g di Omega-3, con degli integratori, hanno una significativa riduzione dei sintomi della depressione.

Inoltre, i ricercatori dell’Università di Pavia hanno fatto presente che gli integratori di omega-3 forniscono una razione giornaliera di EPA (acido eicosapentaenoico) di 1,67 grammi e una razione quotidiana di DHA (acido docosaesaenoico) di 0,83 grammi, determinando un miglioramento della “qualità della vita”.

“Questa osservazione sulla qualità della vita non era mai stata fatta precedentemente ed appare di grande valore per quanto riguarda il punto di vista clinico, a causa dell’importanza di questi aspetti nella popolazione anziana”, scrivono i ricercatori. “Il concetto di qualità della vita è definito come una percezione di soddisfazione globale e riferita ad alcuni settori chiave, con particolare attenzione al benessere.”
“Pertanto il miglioramento della qualità della vita dopo l’uso di integratori di acidi grassi poli-insaturi omega-3 è una scoperta importante” hanno aggiunto.
Gli studi precedenti
Il legame fra gli omega-3 e l’umore è una questione complessa e i dati fino ad oggi sono stati contraddittori.
Per esempio, in Norvegia ricercatori hanno riferito che l’assunzione regolare e lungo termine di olio di fegato di merluzzo, ricco di acidi grassi omega-3, può proteggere le persone da sintomi di depressione (Journal of Affective Disorders).
Inoltre, uno studio congiunto anglo-iraniano ha riportato che il livello di depressione è diminuito del 50 per cento assumendo un grammo al giorno di EPA con integratori, un effetto simile a quello ottenuto dal farmaco antidepressivo fluoxetine (Australian and New Zealand Journal of Psichiatria).
Nonostante questo crescente numero di studi, non si è complessivamente in grado di dimostrare un legame tra omega-3 e la depressione, ha detto che il British Medical Journal’s Drug and Therapeutics Bulletin (DTB) nel febbraio 2007. Sempre lo stesso DTB aveva affermato che, nonostante le osservazioni evidenziassero un collegamento tra la ridotta assunzione di acidi grassi omega-3 e l’insorgenza della depressione, non vi erano basi convincenti per l’utilizzo di omega-3 per alleviare la condizione di depressione.

La svolta negli studi sugli omega-3 e la depressione
Ora la situazione è cambiata e questo studio italiano ha fatto un importante passo in avanti nella ricerca per la lotta alla depressione.
Il Dr. Harry Rice, vice presidente per gli affari scientifici e normativi dell’Organizzazione mondiale per gli omega-3 EPA e DHA (GOED) ha accolto favorevolmente i risultati e ha detto che sono non solo statisticamente significativi, ma che è anche clinicamente significativo come l’assunzione di acidi grassi a lunga catena omega-3 contribuisca al miglioramento della qualità della vita riducendo la gravità della depressione nelle donne anziane che non assumono farmaci antidepressivi.

Prossimi studi su omega-3 e depressione
Logicamente la prossima domanda a cui dare risposta è la seguente:
“E’ possibile che gli omega-3 riducano i sintomi depressivi anche negli uomini?”
Vi saranno quindi sicuramente a breve nuovi studi clinici per dare risposta a questo importante interrogativo.

Nonostante la rilevanza clinica di queste scoperte, questo studio non fa luce, avvalorando o smentendo, la teoria secondo la quale l’insorgenza della depressione può essere legata alla diminuizione del rapporto di omega-3/omega-6 assunti, a causa di un eccesso di omega-6. “Per ora possiamo concludere che l’integrazione con acidi grassi a lunga catena omega-3 riduce i sintomi depressivi, migliorando nel contempo la qualità della vita, nelle donne anziane. Le implicazioni di tali conclusioni per la salute pubblica sono enormi“, ha aggiunto il dottor Rice.

La ricerca nel dettaglio
46 donne anziane depresse di una casa di cura di Pavia hanno preso parte a questo studio.
Lo studio è stato effettuato dividendo le pazienti in due gruppi in maniera casuale e in doppio cieco, controllato con placebo. Nè i pazienti né i ricercatori sapevano quali soggetti stavano effettivamente assumendo omega-3 in più e quali stavano continuando la loro normale dieta. Questo accorgimento rende i risultati molto più attendibili. La somministrazione di integratori di omega-3 (o placebo) è durata due mesi.

I risultati hanno mostrato una riduzione significativa nei punteggi medi della depressione, misurata utilizzando la Geriatric Depression Scale, e inoltre la riduzione dei sintomi della depressione corrispondeva a un aumento dei livelli di omega-3 nelle membrane dei globuli rossi.
Inoltre, i punteggi fisici e mentali sono migliorati quando alle donne è stato chiesto di valutare la propria qualità di vita.
Inoltre i ricercatori hanno aggiunto che l’integrazione con omega-3 non sembra avere controindicazioni. “Non sono stati osservati effetti collaterali rilevanti e neppure effetti avversi gastrointestinali“.

Questo studio è incentrato sull’effetto terapeutico dell’utilizzo di omega-3, tuttavia l’assunzione di omega-3 potrebbe essere utile anche dal punto di vista della prevenzione, oltre ad avere altri effetti importanti per la salute. (fonte oknotizie.virgilio.it/)