Gotta: ruolo dell’Alimentazione e Cure

Il ritorno della gotta: è questo il tema dell’ intervista al professor Carlo Maurizio Montecucco, ordinario di reumatologia all’università di Pavia e primario al policlinico San Matteo di Pavia, che potete vedere a fianco. Si tratta di una malattia delle articolazioni che deriva dalla deposizione di cristalli di acido urico. Questo, se eccessivamente presente nel sangue, porta forme acutissime di artrite; gli attacchi tendono a diventare sempre più frequenti fino a giungere a una forma di artrite cronica.

Quali sono i sintomi della gotta? Un attacco di artrite dolorosissima e improvvisa, a volte con febbre, solitamente all’articolazione alla base dell’alluce: problema che solitamente si risolve nel giro di qualche giorno.

ALIMENTAZIONE – Questi attacchi possono arrivare “di sorpresa”, solitamente di notte, ma a volte possono essere dovuti a eccessi alimentari o di bevande alcoliche (la birra in particolare), o a camminate molto stancanti che causano uno stress importante delle articolazioni. Alcuni cibi in particolare favoriscono la gotta: le carni rosse, i crostacei, i formaggi fermentati, ma anche gli alcolici, le bevande zuccherate che contengono fruttosio, grossi quantitativi di frutta.

La gotta è una malattia che si conosce fin dall’antichità, ma oggi è più frequente rispetto a 20-30 anni fa. Si sta diffondendo in particolare nei Paesi in via di sviluppo o di recente boom economico (come la Cina), dove l’alimentazione è fortemente cambiata negli ultimi decenni portando la percentuale di gottosi al livello di quella italiana.

Anche l’uso di alcune medicine può favorire l’iperuricemia (accumulo di acido urico).

La gotta, sottolinea Montecucco, è una malattia da cui si può guarire e la terapia segue due linee: prima è necessario far cessare gli attacchi acuti di artrite (con antinfiammatori) e quindi abbassare i livelli di acido urico nel sangue con l’allopurinolo, unico farmaco oggi disponibile in Italia. Con un’avvertenza: il trattamento con questo farmaco può portare a un intensificarsi degli attacchi per lo sciogliersi dei depositi di cristalli, dunque questa parte della terapia va integrata con antinfiammatori per almeno 3-6 mesi.

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