Archivi del giorno: novembre 4, 2010

La cronoterapia

La cronoterapia studia l’efficacia dei medicinali in base all’orario di assunzione. Tutti dovremmo prestare maggiore attenzione all’orario in cui si assumono i farmaci per aumentarne l’efficacia e diminuirne la tossicità. Anche la fitoterapia prevede una prescrizione in funzione dell’orario: dobbiamo scegliere se assumere tisane, infusi, decotti e tinture, in base alla loro funzione, al risveglio, lontano dai pasti, prima o dopo i pasti, prima di coricarci. Ma vediamo insieme quali sono i criteri da seguire in una terapia fitoterapica per ricavarne maggiori benefici.

-Il mattino appena svegli: rimedi antinfiammatori, diuretici, lassativi e depurativi.

-Lontano dai pasti: rimedi espettoranti e sedativi della tosse, cardiotonici, neurotonici, protettori del fegato (es: cardo mariano), contro i disturbi mestruali.

-Prima dei pasti: rimedi per stimolare la digestione, antiacidi e rimineralizzanti.

-Dopo i pasti: rimedi antifermentativi (es:finocchio), digestivi e spasmolitici.

-Prima del riposo notturno: sedativi, antireumatici e rimedi per favorire la circolazione (es: centella asiatica), statine e antiasmatici.

Ad esempio con la cronoterapia è stato scoperto come usare al meglio il cortisone: ovvero somministrando il farmaco in tempi precisi, che rispettino i ritmi dell’organismo. Il concetto è semplice, in fondo. Nessuno si sognerebbe di dare l’insulina a un diabetico in un momento qualsiasi della giornata: lo stesso dovrebbe essere per il cortisone a chi soffre di una malattia reumatica, perché le cure devono «adattarsi» alle variazioni di attività del nostro organismo, quei ritmi circadiani che danno il passo alle nostre 24 ore. I cortisonici di fatto servono a compensare il deficit di cortisolo tipico delle patologie reumatiche e di tutte le malattie in cui c’è un coinvolgimento infiammatorio o del sistema immunitario. La risposta immune e infiammatoria dell’organismo è attiva di notte: è alle tre di notte, ad esempio, che c’è la fase di secrezione del Tnf e del cortisolo. Per cui, se vogliamo avere il massimo effetto alla minima dose, il cortisone deve arrivare in circolo attorno a quell’ora. «Gli “orologi interni” del nostro organismo influenzano costantemente i cambiamenti biologici che avvengono nel corpo umano, tra cui la secrezione degli ormoni – spiega Cutolo –. Così, le carenze a ciclo giornaliero del metabolismo degli ormoni glucocorticoidi possono contribuire alla comparsa dei sintomi infiammatori caratteristici al momento del risveglio». Per svegliarsi un po’ meno indolenziti e rischiare di meno gli effetti collaterali, quindi, è bene dare il cortisone al momento giusto, quando realmente deve “tappare” un buco perché il metabolismo è in una fase in cui non produce abbastanza cortisolo. Per riuscirci oggi esistono formulazioni di cortisonici che si prendono alle dieci di sera e liberano il farmaco intorno alle tre di notte: andandolo a fornire all’organismo quando ce n’è bisogno non si rischia il sovradosaggio (anzi, si possono usare dosi inferiori) e si diminuisce la probabilità di effetti collaterali. «I sistemi a rilascio modificato riducono l’indolenzimento delle articolazioni al mattino, oltre a dare gli stessi benefici terapeutici delle formulazioni classiche – spiega Cutolo –. Numerosi studi hanno confermato l’efficacia dei cortisonici nell’artrite reumatoide, sia in monoterapia che soprattutto in associazione con altri farmaci. La cronoterapia ci insegna che è possibile migliorare ulteriormente il trattamento dei pazienti con i cortisonici semplicemente rispettando i ritmi biologici della produzione di ormoni da parte dell’organismo. Perché non dovremmo mai dimenticare che anche il cortisone è un ormone». Gli effetti collaterali derivano proprio dalla «sovrapposizione» indebita del farmaco dato dall’esterno con il metabolismo normale degli steroidi, che come tutti i processi organici ha un suo ritmo circadiano. Intervenire al momento sbagliato aumenta la probabilità di far più male che bene, facendo sballare il sistema: è per questo che anche l’ora del cortisone ha la sua grossa importanza.

I ritmi dell’organismo sono legati alla luce solare: le popolazioni dei Paesi del nord che vivono sei mesi al buio, o con una quantità ridotta di raggi solari, hanno variazioni degli ormoni che inducono disturbi come depressione e scomparsa delle mestruazioni.

Anche i livelli nel sangue degli ormoni, dello zucchero e del colesterolo, variano nel corso della giornata e a seconda delle stagioni.

Orzaiolo

L’orzaiolo si manifesta con un rigonfiamento e un arrossamento della palpebra, spesso accompagnato da dolore localizzato nella zona colpita. Fra i sintomi possono verificarsi anche senso di bruciore, lacrimazione eccessiva e fastidio quando l’occhio è esposto alla luce. Al centro dell’orzaiolo può comparire una piccola pustola dal colore giallastro, contenente pus, che si rompe spontaneamente riducendo il dolore e il gonfiore. Se l’infezione non viene curata, c’è il rischio che essa si espanda infettando l’intera palpebra. Esistono fondamentahuente due tipi di orzaiolo.

• Quello esterno, che interessa le ghiandole di Zeiss (presenti sulla palpebra), è più facilmente visibile e trattabile.

• L’orzaiolo interno, che si sviluppa sulle ghiandole di Meibomio (presenti sulla faccia interna della palpebra), viene individuato con maggior difficoltà e va trattato con maggior attenzione.

La causa dell’orzaiolo deve essere quasi sempre ricercata in un’infezione da stafilococchi, batteri presenti sulla cute, ed è collegabile con una blefarite. In pratica, quando si crea un’infezione sul bordo palpebrale, i batteri possono riprodursi all’interno delle ghiandole dando il via alla lesione.I sintomi sono simili nelle due forme di orzaiolo, anche se quello interno viene generalmente ritenuto più grave. Il dolore, che è spesso presente, sparisce quasi di colpo quando l’orzaiolo “maturo” lascia uscire il pus. A esso si associano un lieve gonfiore e l’arrossamento dell’occhio nella zona interessata dal processo infettivo.

Spesso l’orzaiolo compare in seguito a una delibitazione del sistema immunitario che può essere dovuto a malattia o stress. Anche un’infiammazione causata dal contatto con acqua salata o clorata facilita la loro insorgenza.

Di norma l’orzaiolo scompare da solo dopo una settimana. Per facilitare e coadiuvare il processo di guarigione si consigliano impacchi caldi oppure utilizzare un collirio specifico e rimedi naturali che favoriscono l’aumento delle difese. Non cercate di premere l’orzaiolo, perché può provocare gravi infezioni. Impacchi tiepidi a base di erbe favoriscono il processo di guarigione. Se l’orzaiolo non guarisce dopo una settimana, è meglio consultare un medico, che eventualmente procederà all’incisione ed a disinfettare il focolaio. Per prevenire la formazione di orzaioli, toccare gli occhi solo con le mani perfettamente pulite. In particolare chi porta lenti a contatto deve osservare la massima igiene. Gli impacchi caldi o l’irraggiamento con raggi rossi aumentano la circolazione sanguigna della palpebra: in questo modo le sostanze infiammanti possono essere rimosse facilmente, il pus si raccoglie nel centro dell’orzaiolo che, scoppiando, guarisce prima. Il calazio non è come l’orzaiolo, in quanto è una tumefazione cronica nella palpebra, che spesso si forma più lontano dal margine rispetto all’orzaiolo. È dovuto a un accumulo di sebo in determinate ghiandole. Dei piccoli calazi sono innocui e scompaiono da soli nel giro di poche settimane. Quelli più grandi e dolorosi devono essere asportati con intervento chirurgico, che di solito viene eseguito in anestesia locale dall’oculista.

Per curare un orzaiolo può essere utile un Infuso di camomilla, basilico e timo. Lasciate in infusione per dieci minuti in una tazza d’acqua bollente una miscela di erbe composte così: 10 g di camomilla 5 g di timo 5 g di basilico

Per rafforzare le difese naturali dell’ organismo contro i batteri si può ricorrere alle proprietà delle bacche di ribes nero, 50 gocce al mattino in poca acqua. Un rimedio a cui associare le proprietà della calendula, detta anche fiorrancio per il colore arancione dei suoi fiori, ricchi di principi attivi lenitivi ed antibatterici. Per impacchi e lavaggi, diluire 15 gocce in due dita di acqua bollita. Dopo aver imbevuto un bastoncino di cotone, tamponare con dolcezza l’ orzaiolo, avendo cura di non far entrare il liquido nella parte interna dell’ occhio. Un rimedio ottimo anche in pomata.

Un’ ottima ricetta popolare: in un cucchiaino, miscelare acqua tiepida bollita e olio extravergine di oliva in parti uguali e, dopo aver imbevuto un bastoncino di cotone con l’ emulsione, ungere l’ orzaiolo evitando di fare entrare il rimedio nell’ occhio. Chiudere le palpebre e riposare per qualche minuto. A questo rimedio si può associare la proprietà dell’ infuso di fiori di salterella oppure di fiori di sambuco: 3 impacchi al giorno con una compressa di garza imbevuta di infuso tiepido e ben filtrato da lasciare in posa per circa un quarto d’ ora. L’ altro rimedio per l’ orzaiolo sono i fiori di eufrasia e camomilla: in un pentolino con coperchio. Lasciare bollire per 3 minuti 2 cucchiaini della miscela in 250 ml di acqua. Poi filtrare, lasciare intiepidire e procedere al lavaggio oculare. Per un impacco, versare ¼ di litro di acqua bollita su 5 cucchiai di eufrasia e, dopo 10 minuti, avvolgere la poltiglia in una gara e applicare il cataplasma caldo sull’ orzaiolo.

Certo è che la naturopatia, che mira a individuare le cause ultime e ad agire su queste piuttosto che sopprimere le loro manifestazioni sintomatiche (approccio spesso ritenuto addirittura nocivo), consiglia un trattamento di ben altra portata. La pelle infatti è uno specchio e i suoi disturbi sono segnali importanti, da interpretare con cura ed esperienza per capire che cosa non va nell’organismo. La calaziosi, ovvero la comparsa contemporanea di più calazi, potrebbe essere la risposta a una diminuita funzionalità dei principali organi emuntori, in particolare a difficoltà intestinali (stipsi, disbiosi ecc.) o a una scarsa capacità detossificante del fegato. L’occhio, tra l’altro, secondo l’Energetica Tradizionale Cinese è strettamente collegato al fegato e alla sua funzionalità. Andrebbe quindi senz’altro considerata l’opportunità di procedere a un completo trattamento naturopatico di fegato e intestino, in grado di incrementare l’efficienza emuntoriale e di promuovere la corretta eliminazione delle tossine. Anche il riequilibrio del piano neurovegetativo ed emozionale dovrebbe essere tenuto in gran considerazione, qualora siano presenti un prolungato stress fisico o emotivo, emozioni negative, insoddisfazioni personali o professionali, ecc. La già citata Energetica Cinese ritiene, tra l’altro, che alcune emozioni intense, come la rabbia, provochino uno squilibrio del fegato. . •

I Calli

I calli del piede: un ispessimento della pelle, il più delle volte doloroso, che sebbene asportato dal podologo periodicamente e con cura, si rigenera nello stesso punto in poche settimane. A nulla servono callifughi, protezioni, emollienti e scrub per rimovere ipercheratosi, duroni e occhi di pernice. Del resto la cute compie correttamente il suo dovere di rivestimento e protezione. Un meccanismo finalistico che diventa doloroso quando la pelle si fa così spessa e dura da diventare essa stessa motivo di irritazione degli strati inferiori. Si spiegano così i calli che si sviluppano sulle dita a martello, sulla sporgenza dell’alluce valgo e sotto la pianta del piede. A volte basta ricorrere a calzature più comode o a solette interne anatomiche, ma spesso è necessario consultare un ortopedico.

Alluce valgo – Quando il primo dito devia e diventa valgo, la sporgenza dell’alluce diventa rossa, la cute diventa lucida e sottile e tende nei casi più gravi ad ulcerarsi, ma a volte si ispessisce dando alla sporgenza l’aspetto di una noce rugosa e coriacea. Conseguenza diretta dell’alluce valgo una seconda zona di callosità viene presto a svilupparsi sotto la pianta del piede, centrata sulla testa del secondo e terzo metatarso. Lì si viene a sviluppare un esteso piastrone di callo spesso e giallo, molto dolente durante il passo e alla prolungata stazione eretta. All’ortopedico spetta il compito di operare per correggere l’asse dell’alluce.

Dita a martello – Se lepiccole dita del piede, anziché essere dritte e ben distese, si curvano come un artiglio con la punta rivolta verso il basso, non entrano più bene nelle calzature e urtano contro la tomaia. Di qui la formazione di piccoli, ma dolorosissimi calletti che si formano dove la gobba del dito risulta essere più accentuata o sulla punta dove il polpastrello preme contro la suola. Piccole ortesi in silicone per proteggere le dita possono essere di qualche aiuto nei primi tempi. Ma con il tempo i calli sono destinati a diventare più severi e invalidanti, fino ad arrivare ad una degenerazione artrosica. Se l’ortopedico viene consultato per tempo le dita si possono correggere per via percutanea, senza tagli e cicatrici chirurgiche. In anestesia locale attraverso una incisione cutanea millimetrica si penetra sottocute con una punta di bisturi e si allentano i tendini estensori e/o flessori del dito a martello. Non sono necessari punti di sutura, fisioterapia o immobilità, il dito si distende immediatamente e in pochi giorni si annullano dolori e callosità. Più invasivo l’intervento in caso di fissità artrosica.

Piede cavo e piatto – Se il piede è troppo curvo o troppo piatto l’appoggio plantare non risulta corretto e si sviluppano delle spesse callosità nelle aree sottoposte a iperappoggio. Più risulta cavo più l’area di appoggio si riduce all’avampiede e al tallone. Problemi sotto il tallone e sotto la pianta in corrispondenza delle teste dei metatarsi. L’avampiede, più vulnerabile in caso di sovraccarico, sviluppa una metatarsalgia. Sotto la pelle indurita, le articolazioni dei metatarsi soffrono e diventano estremamente dolenti, le dita si rattrappiscono ad artiglio e camminare diventa penoso.

Di segno opposto il piede piatto: l’arco plantare si appiattisce e la pianta appoggia con una superficie maggiore arrivando nei casi più gravi ad appoggiare anche con ossa del piede, come l’astragalo e lo scafoide (la forma più severa di piede piatto). Plantari e calzature ortopediche non risolvono il problema del piede semmai è il contrario: è il piede piatto a deformare ortesi e scarpe correttive. Un piccolo intervento con una vite che viene avvitata nel seno del tarso (uno spazio articolare che si trova sotto il malleolo laterale) risolve generalmente il problema, ma tra i 10 e i 12 anni. Nell’adulto l’intervento si fa più complesso.  

Deformità di Haglund -Una callosità dolorosa del tallone proprio dove batte il bordo posteriore della tomaia è il segno della deformità di Haglund. Una prominenza posteriore e superiore del calcagno più accentuata della norma. Le calzature comode e morbide che non urtano contro il calcagno sono di aiuto i primi tempi. L’ortopedico può intervenire a cielo aperto per asportare e regolarizzare la sporgenza o, come si preferisce più di recente, per via endoscopica fresando il calcagno fino ad annullare il conflitto osseo.

Al contrario delle verruche o dei funghi, i calli però non sono originati da infezioni virali.

Gli specialisti da consultare in base ai diversi problemi sono: il podologo, il chirurgo ortopedico del piede, il chiropratico che studia le posture e l’osteopata l’esperto dei problemi all’apparato scheletrico.

Consigli utili per contrastare l’insorgere dei calli

  • Attenzione alla calzature estive, che se pur molto belle, spesso hanno suole eccesivamente rigide o morbide, che non permettono alla pianta del piede di poggiare correttamente;
  • Cercate di alternare le scarpe che solitamente indossate;
  • Non indossate scarpe scomode o strette perché, come già detto, possono creare forti attriti nelle stesso punto;
  • Massaggiate quotidianamente i vostri piedi per facilitare la circolazione;
  • Per le tecniche fai da te utilizzate solo rimedi a base naturale come ad asempio un infuso di fiocchi d’avena;
  • Non usate “callifunghi” liquidi e in cerotto, perché essendo a base di acidi possono ledere le parti sane circostante il callo;
  • Al bando pietra pomice, spugne abrasive, forbicine, lamette e altri strumenti appuntiti per eliminare eventuali callosità.
  • Mangiate alimenti ricchi di elementi nutritivi come la vitamina E, e vitamina A e gli acidi grassi essenziali.

Altri rimedi:

1) Applicare un gel di aloe vera, oppure sfregare la zona interessata con succo di limone fresco o con olio di ricino la sera prima di andare a letto e dopo un pediluvio.

2) Le callosità possono essere risolte anche con un infuso fatto con acqua e fiocchi di avena con cui si può fare un pediluvio appena l’acqua diventa tiepida;

3) Preparare un impacco con due fette di pane bianco, due fettine di cipolla e 250 ml di aceto. Dopo aver fatto riposare il composto per 24 ore va applicato prima di coricarsi e lasciato in posa tutta la notte;

4) Una volta alla settimana  fare uno scrub con olio di mandorle dolci e zucchero;  

 Quali sono i rischi? Di solito, calli e occhi di pernice sono del tutto innocui. Tuttavia, se avete il diabete mellito e avete di scarsa sensibilità ai piedi a causa di questa malattia, possono formarsi sotto i calli profonde ulcerazioni. Più seri sono i calli ossei, la cui gravità dipende dalla posizione e dalle dimensioni; nei casi più seri si deve ricorrere anche al trattamento chirurgico.